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Granola senza cereali // Grain free granola (Vegan, Paleo, Low Sugar)

(English recipe below) Una delle cose che non potrebbe mai mancare nella nostra dispensa è un buon vaso di granola. Perché, diciamocelo, la granola è un salva vita in tanti casi: è perfetta la mattina a colazione, da mettere nello yogurt o nel latte di mandorle, come topping per gelati e smoothie, da mangiare come snack o semplicemente quando si ha voglia di qualcosa di dolce e che sia allo stesso tempo sano.

C’è da dire, però, che evitiamo di comprare quelle già confezionate (anche quelle biologiche) perché spesso piene di zuccheri ed oli raffinati. Piuttosto, preferiamo prepararla a casa: ci sono pochi atti che ci confortano e rassicurano tanto quando una teglia di granola appena sfornata da sgranocchiare senza contegno con la consapevolezza che si tratti di un alimento sano e non processato.

La nostra ultima granola preferita e che continuiamo ad infornare praticamente ogni 3 giorni è questa granola senza cereali: al posto dei soliti fiocchi d’avena, infatti, in questa delizia troverete cocco in scaglie, mandorle e noci e di certo non ci sarà il rischio di una granola poco croccante! Inoltre, per mantenere un livello basso di zuccheri, abbiamo usato solo un po’ di farina di chufa e una quantità davvero misera di sciroppo di yacon, entrambi fonte di prebiotici e con un basso indice glicemico. A dirla tutta, la chufa non è neanche un dolcificante, ma un piccolo tubero ricco di fibre e ovviamente senza glutine, dal gusto naturalmente dolce. Lo sciroppo di yacon, invece, è uno dei dolcificanti naturali con il più basso indice glicemico che esistano: è anche questo fonte di fibre e i suoi zuccheri non vengono assorbiti dal nostro stomaco. Qualora non doveste avere farina di chufa e sciroppo di yacon, comunque, abbiamo incluso delle note su come sostituirli!

Quindi insomma, si tratta di una granola super sana, con tanti grassi buoni dalla frutta secca, naturalmente  dolce e con un basso indice glicemico. Inutile dire che la prima volta che l’abbiamo preparata ha resistito in casa per più di 24 ore, giusto? (altro…)

Superfood drinks con erbe adattogene // 3 Adaptogenic Tonics

(English recipes below) Se ci seguite sul nostro profilo instagram avrete probabilmente notato quanto, negli ultimi tempi, abbiamo perso la testa per gli adattogeni e le bevande calde e avvolgenti. È da un bel po’ di tempo, ormai, che alla nostra routine quotidiana si è aggiunta una tazza di matcha alla mattina e, se siamo a casa e possiamo perciò concederci le cose con calma e tranquillità, un’altra “pozione” – preferibilmente, nel pomeriggio, senza caffeina.

Ma, cosa sono gli adattogeni? Si tratta di erbe, o, come nel caso di chaga e reishi, di funghi medicinali, dal valore nutritivo estremamente concentrato e potente, in grado di aumentare e migliorare le condizioni psicofisiche. Il che significa che, se soffrite di sbilanciamenti ormonali, avete bisogno di qualcosa che migliori le vostre prestazioni, siete spesso sotto tono o, ancora, state affrontando un momento particolarmente stressante della vostra vita, potrebbe decisamente una buona idea e di grande aiuto iniziare ad introdurle.

Prima di iniziare, una premessa è importante: gli adattogeni sono diversi per tutti – il che significa che ciò che può essere estremamente utile per qualcuno, potrebbe essere poco tollerato da un altro. Altra grande nota da fare è che, come abbiamo scritto sopra, queste erbe o funghi sono estremamente potenti. Il che significa che non bisogna mai esagerare con le dosi consigliate solo perché si tratta di qualcosa di naturale e che, soprattutto, bisogna introdurle gradualmente (iniziate sempre con 1/4 di cucchiaino ed aumentate pian piano senza mai superare 1 o 2 cucchiaini al giorno, in base all’erba che state usando) perché il proprio corpo possa apprezzarne i benefici. Ancora, gli adattogeni funzionano quando usati con costanza: non aspettarvi che da un giorno all’altro possano immediatamente cambiare le carte in tavola. Ultimo, ma decisamente non ultimo: la qualità è tutto. È per questo che noi abbiamo deciso di usare i prodotti di Erbavoglio: sono biologici, di prima scelta e, soprattutto, le persone che ci sono dietro sono competenti ed estremamente preparate.

Le ricette di oggi, perciò, sono delle bevande confortanti per poter integrare queste potenti erbe nella propria routine quotidiana: il primo è un “tonico” speziato con cannella, zenzero, cardamomo e vaniglia e reso estremamente potente grazie all’he shou wu, una radice usata da sempre nella medicina cinese per contrastare i segni dell’invecchiamento e gli stati d’ansia e nervosismo, e al tribolo, erba adatta a regolare gli ormoni, sia per le donne che per gli uomini. Il secondo è il nostro “go-to” matcha latte reso ancora più verde grazie alla moringa, superfood ricchissimo di ferro e proteine, e reso più dolce grazie a cannella e vaniglia. Infine, una cioccolata ai funghi medicinali, con chaga e reishi, entrambi grandi alleati del sistema immunitario, e mesquite, una radice naturalmente dolce ed un basso indice glicemico. (altro…)

Cookies al tahini, cocco e cioccolato // Tahini + coconut chocolate chip cookies (Vegan, Paleo, Low Sugar)

Ormai 10 anni fa, quando ancora l’esistenza dell’hummus ci era sconosciuta e i burri di frutta secca non erano all’ordine del giorno, la più grande di noi spuntò a casa con un vasetto di una crema scura e molto densa. Aveva letto che faceva molto bene e aveva deciso di mangiarla a colazione la mattina, spalmata sul pane insieme alla marmellata al posto del burro. Sul barattolo di vetro stava scritto “tahini” ed il sapore era così intenso e amaro che la più piccola di noi neanche osava avvicinarcisi.

Dieci anni dopo e mille cose cambiate, se ci fosse un premio per questa categoria, la più piccola di noi vincerebbe sicuramente il primo posto nella classifica dei “più grandi consumatori di tahini”. Per chi non sapesse di cosa si tratta, è un burro di frutta secca a base di semi di sesamo ed è, seriamente, una delle cose dalle quali abbiamo più dipendenza. Dovrebbero venderlo con un’etichetta con su scritto “attenzione: crea dipendenza”.

Negli anni abbiamo imparato a conoscere bene questo ingrediente, a renderci conto che il tahini chiaro è infinitamente più buono di quello scuro (molto più versatile, meno amaro e si presta benissimo sia al dolce che al salato), ad essere schizzinose e ricercare sempre quelli più lisci e meno granulosi, ad amarlo così tanto da mangiarlo semplicemente con la verdura cruda (ma anche a cucchiaiate). Un’altra cosa della quale ci siamo rese conto è che, in versione dolce, la morte sua è con il cioccolato (e anche con le banane, diciamocelo).

Siccome ultimamente il processo creativo in cucina è più alto che mai – e, di pari merito, la nostra dipendenza da tahini è alle stelle – abbiamo pensato che fosse arrivata l’ora di metterci all’opera per creare i biscotti al tahini più buoni di sempre e che fossero adatti alle nostre esigenze, ovvero deliziosi ma con un basso contenuto di zuccheri. Per ovviare a questo, abbiamo usato l’eritriotolo: un dolcificante dall’aspetto e dal sapore pressoché identico allo zucchero di barbabietola, se non per il fatto che ha un indice glicemico pari a zero e va benissimo anche per i diabetici o per chi sta cercando di ridurre il contenuto di zucchero nella propria alimentazione. Cosa super importante, poiché qui ci preoccupiamo sempre di promuovere un’alimentazione sana, l’eritritolo non è un dolcificante sintetico e malefico come l’aspartame ma, piuttosto, deriva dalla fermentazione del mais. Se vi viene difficile recuperarlo, potete usare tranquillamente dello zucchero di cocco. Per il resto, abbiamo usato burro di cocco (non olio!) per naturale dolcezza, un pizzico di vaniglia che ci sta sempre bene e poco arrowroot per tenere insieme il tutto. E ovviamente, cioccolato. Tanto, tantissimo cioccolato. Ne sono venuti fuori dei biscotti così buoni che nel giro di 5 giorni li abbiamo preparati (e divorati) la bellezza di 3 volte. Non fateveli sfuggire! (altro…)

Cioccolatini ripieni con nocciole e noci macadamia // Macadamia + hazelnut chocolate truffles (Vegan, Paleo, Low Sugar)

(English version below) San Valentino non è una di quelle “festività” particolarmente rilevanti a casa nostra. Non che abbiamo qualcosa in contrario, semplicemente la più piccola di noi che non ha mai avuto qualcuno con il quale condividerlo (sono una 20enne indipendente e, più o meno, contenta) e la più grande di noi, sebbene siano ormai quasi 21 anni che è sposata con il nostro uomo di casa, non è mai stata abituata a “festeggiarlo”.

Sappiamo però di non poter fare di tutta l’erba un fascio e che, nonostante noi ci limiteremo ad infornare un dolce, magari regalarci a vicenda un mazzo di fiori e guardare per l’ennesima volta Eternal Sunshine of the Spotless come da rito (oggi sono la bellezza di 14 anni dal San Valentino di Joel Barrish nella gelida spiaggia di Montauk), molti altri, invece, si regaleranno scatole di cioccolatini e passeranno una serata romantica insieme.

Qualche settimana fa noi abbia ricevuto il nostro “regalo di San Valentino”: una scatola piena di meraviglie (o almeno, il nostro genere di meraviglie) direttamente da Erbavoglio. Tra i mille adattogeni e funghi medicinali di cui vi parleremo presto – abbiamo proprio intenzione di fare un post sulla nostra esperienza con questi, ma ci vuole un po’ di tempo – abbiamo trovato anche una busta di noci macadamia e della stevia scura.

Ultimamente abbiamo una vera e propria passione per le noci macadamia: sono burrose, cremosissime e le infiliamo ovunque: le usiamo per fare lo yogurt, le mangiamo come snack, le frulliamo per farle diventare salse e, ovviamente, ci prepariamo un sacco di dolci. Perciò non potevamo non includerle nel nostro dolce di San Valentino.

E dolce di San Valentino è uguale ad una sola cosa, ovvero il cioccolato. Ci sono voluti pochi e semplici altri ingredienti (nocciole, cacao crudo, cocco e stevia scura – perfetta per mantenere bassissimo l’indice glicemico e concedersi anche un secondo cioccolatino a cuor leggero) per mettere insieme questi cioccolatini ripieni dal cuore cremoso e dall’esterno croccante. Perché se bisogna festeggiare, bisogna farlo con tutto l’amore possibile.  (altro…)

Waffles di mandorle e mesquite // Mesquite + almond grain free waffles (Paleo, Vegan)

(English recipe below) Abbiamo in cantiere la ricetta di questi waffles da ormai almeno 6 mesi ma, fra un impegno, la necessità di postare prima altre ricette, la pigrizia e la latitanza che ci hanno accompagnato nei mesi precedenti e delle foto che ci scordavamo sempre di scattare, abbiamo procrastinato fino ad oggi prima di condividerla qui con voi sul blog.

Come abbiamo anticipato sul nostro profilo instagram all’inizio della settimana, negli ultimi mesi abbiamo stravolto la nostra dieta al fine di risolvere alcuni problemi di salute (tra cui i ricorrenti fastidi di me, Marta, se ricordate i post in cui lamentavo forti difficoltà digestive). Dopo aver fatto analisi approfondite e aver consultato medici, nutrizionisti ed esperti, quello che ne è venuto fuori è che una dieta ricca in cereali e legumi come quella vegana che stavamo entrambe adottando, non era esattamente l’ideale per noi e che, piuttosto, poteva essere uno dei fattori influenti di quei problemi. Ne parleremo meglio in un altro post, dove spiegheremo nel dettaglio quelli che sono stati i nostri problemi e come (e quanto difficile sia stato) dover cambiare la nostra dieta. Questo come preambolo per dire che una delle cose da cui abbiamo tratto più beneficio è stato il ridurre drasticamente il nostro consumo di cereali (non carboidrati, attenzione!) in favore di grassi buoni. Allo stesso tempo, sebbene la nostra dieta non sia più esclusivamente plant-based, cerchiamo di mantenere gran parte delle nostre ricette e almeno uno o due dei nostri pasti quotidiani vegan pur adattandole al nuovo stile alimentare.

Questi waffles sono nati ben prima di questo grande cambiamento, ma avere la certezza di una ricetta deliziosa e già testata che non ci facesse “mancare niente” è stato decisamente di conforto. Se poi siete lettori o lettrici frequenti di questo blog, saprete sicuramente quanto la colazione sia il nostro pasto preferito e quello a cui, molto probabilmente, teniamo in assoluto di più in tutta la giornata (non si dice “iniziare col piede giusto” mica per niente, no?!).

I nostri nuovi waffles to-go sono a base di farina di mandorle, un po’ di arrowroot, semi di lino e polvere di mesquite, ovvero baccelli della pianta di Mesquite polverizzati che hanno un naturale sapore dolce e che consentono di aggiungere dolcezza pur avendo un indice glicemico basso e mantenendo i waffles senza zuccheri aggiunti in quanto si tratta di un dolcificante integro (un po’ come i datteri, che conservano ancora polpa e fibre) e non estratto o raffinato. Qualora non doveste averla sotto mano, potete tranquillamente sostituirla, come vi consigliamo nelle note, con zucchero di cocco o di datteri. Sono profumati con un tocco di vaniglia (che non riusciamo mai ad escludere dai nostri dolci…è troppo buona!) e, per legare il tutto, abbiamo usato semplicemente un po’ di latte di mandorle e un goccio di olio di cocco. Sono perciò totalmente grain free, senza glutine e paleo pur restando vegan e senza zuccheri aggiunti: insomma, buoni, sani e adatti a tutti! (altro…)

Biscotti al cocco e cioccolato // Coconut chocolate cookies

Questo post è stato creato in collaborazione con Zucchi

(English version below) Siamo soltanto noi o anche in voi, quando arriva il periodo natalizio, cresce a dismisura il bisogno biscotti (non torte, non muffins, ma proprio biscotti)? Non riusciamo a farne a meno, spesso con la prospettiva di girare con un pacchetto di biscotti misti in borsa da regalare al fortunato/a del giorno. Abbiamo già iniziato a preparare i nostri classici biscotti al cioccolato e arancia, quelli dei quali parliamo sempre e dei quali abbiamo finalmente condiviso la ricetta sul nostro libro, e poi ancora biscotti allo zenzero, lebkuchen e questi biscotti al cocco e cioccolato. E poi diciamocelo: preparare e regalare un pacchetto di biscotti significa regalare (e regalarsi) un angolo di tranquillità, la possibilità di coccolarsi con una tazza di infuso insieme ad un biscotto in un pomeriggio freddo.

Da un paio d’anni siamo ossessionate dal cocco nei dolci (probabilmente, da quando abbiamo iniziato ad usare l’olio di cocco e non abbiamo più smesso) e se c’è una cosa che adoriamo di Dicembre e del Natale, è che questa ossessione sembra quasi giustificata e nessuno può lamentarsene (ma davvero esiste qualcuno che si lamenta del cocco nei dolci?!). Perciò che ci fossero anche dei biscottini dove il cocco fosse protagonista nei nostri pacchetti regalo era imprescindibile, e così sono nati questi biscotti.

Impastati in un momento di noia, dopo aver discusso distrattamente della voglia di preparare un nuovo tipo di dolcetti al cocco, questi biscotti sono risultati talmente buoni e vincenti da averli infornati una quantità esagerata di volte nel giro di pochi giorni: hanno una base di farina di farro e cocco rapé, sono dolcificati naturalmente con dello sciroppo d’acero e profumati con un tocco di vaniglia (ma devono gran parte della loro dolcezza al cocco) e resi morbidi con dell’olio di vinacciolo Zucchi, un olio leggero e delicato, olio delicato perfetto da utilizzare quando non si ricerca il sapore forte dell’olio d’oliva e il profumo invadente dell’olio di cocco. Infine, siccome sempre di cocco stiamo parlando, una colata di cioccolato sopra era decisamente obbligatoria.  (altro…)

Burri di frutta secca al matcha, cacao e gingerbread // Flavored Nut Butters

This post was made in partnership with Panasonic

(English below) Quest’anno siamo state davvero latitanti qui sul blog – i motivi sono quelli di cui vi parliamo da mesi: i lancio e la totale dedizione al libro, l’università per Marta e l’ufficio per Mimma, la stesura di ricette per lavoro propriamente detto, una serie di altri lavoretti iniziati nel corso dell’anno e qualche motivo personale di cui, prima o poi, ci decideremo a parlare.

In questo lasso di tempo, abbiamo continuato a cucinare, a volte con più enfasi di prima, altre un po’ distrattamente. Abbiamo messo un po’ freno all’acquisto ossessivo-compulsivo di ricettari e speso una quantità di soldi più alta del previsto in piante e fiori. Ci siamo anche iscritte in palestra, sperando che questa avventura non termini alle prime due settimane come l’anno scorso ma, piuttosto, di essere costanti. E dobbiamo davvero dirlo: le nostre giornate, se prima costellate da talmente tanti attimi di serenità e quasi noia, sono diventate così piene che in qualche momento ci capita di rimpiangere quei momenti di nullafacenza.

Proprio per via del nostro essere sempre “in a hurry”, a volte di capita di avere davvero poco tempo per concederci un pasto ben pensato come vorremmo o anche semplicemente di preparare qualcosa di goloso per quando ne abbiamo bisogno. È da questo che è nata la necessità di ideare questi burri di frutta secca di vari gusti realizzati con il nostro food processor Panasonic: sono decisamente perfetti da usare come base per una bevanda calda senza dover impazzire per cercare mille ingredienti fra uno sportello e l’altro ma anche semplicemente da spalmare su una bella fetta di pane di farro o senza glutine per una colazione veloce ma decisamente non triste.

Abbiamo pensato a tre gusti. Il primo è un burro di macadamia al matcha e vaniglia: nelle mattine nelle quali la più piccola di noi ha lezione alle 8.00 e svegliarsi alle 6.00 è imperativo (e dovendo fare un po’ tutto di corsa, perché guai ad uscire più tardi delle 7.15 visto il rischio di trovarsi imbottigliati nel traffico o di perdere la metropolitana), difficilmente riesce a mettere qualcosa sotto i denti. Sebbene infatti la colazione rimanga il suo pasto preferito, mangiare di fretta e sotto stress per poi digerire male non è un’opzione – ed è qui che il burro di macadamia al matcha è la sua soluzione: frullato per qualche secondo con acqua calda (ma non bollente!), le permette di mettere un po’ di grassi e sana caffeina nello stomaco senza difficoltà così da riuscire a reggere le prime ore senza addormentarsi e poi mangiare qualcosa a metà mattina. Per un boost in più, abbiamo aggiunto un po’ di maca e ashwagandha.

Il secondo è un burro di noci pecan al gingerbread, quindi speziato con cannella, zenzero, chiodi di garofano e cardamomo: non c’è niente di meglio di spezie calde come queste ora che si avvicina il Natale. Anche questo si può tranquillamente frullare con dell’acqua calda e magari un goccio di caffè per una bevanda che possa coccolare in queste prime giornate di reale freddo, ma noi lo abbiamo anche adorato come topping per il porridge e lo abbiamo persino usato per condire pancakes e french toast!

Ultimo ma non ultimo, il preferito della più grande di noi: la crema spalmabile di anacardi con cacao e datteri: se la più piccola di noi al mattino presto ha lo stomaco chiuso, la più grande non riesce davvero ad uscire da casa senza aver messo i denti su qualcosa. Perciò, quando ci siamo dimenticate di preparare dello yogurt di anacardi o non abbiamo comprato il nostro yogurt di cocco preferito e c’è davvero poco tempo sia per preparare un porridge che persino per sbucciare un avocado, la versione sana e rivisitata di pane e crema al cioccolato (non c’è neanche bisogno di nominarla…) è l’opzione perfetta. Inoltre, si tratta di una crema dolcificata esclusivamente con 2 datteri: il resto della dolcezza viene dagli anacardi e dalla vaniglia, non c’è bisogno di aggiungere zuccheri! E ovviamente, non stiamo neanche a dirvi che salvezza sia quando alla fine di una giornata dura, sappiamo di avere un vasetto di questa in frigo… (altro…)

Shortbreads all’olio di cocco // Vegan coconut oil shortbreads

(English version below) Lo sappiamo, lo sappiamo. Dopo tutti i bagordi delle feste venite più volentieri fra queste pagine e magari sperate di trovare un frullato detox o una zuppa leggera per smaltire un po’ tutto il panettone che avete mangiato. E arriveranno anche quelli, che altrimenti non saremmo noi se non ve li proponessimo, ma non oggi. Perché d’altronde, le feste finiscono soltanto dopo il 6, no? E poi, siamo onesti: questi biscotti sono talmente poco “cattivi” che, volendo, potrebbero addolcire la più amara di tutte le diete.

E poi insomma, bisognerà pur riempirla questa calza della befana, o no?! L’idea di preparare degli shortbreads vegani, infatti, ci è venuta proprio nel momento in cui abbiamo dovuto pensare a come riempire la calza di natale dell’uomo di casa. Tra il nostro non comprare prodotti industriali/raffinati, la sua recente convinzione di essere in qualche modo intollerante al cioccolato (il che significa più cioccolato crudo per noi) e il bisogno di trovare un compromesso che fosse super veloce e impiegasse davvero poco tempo, ci siamo ricordate di quanto, qualche anno fa, andasse letteralmente pazzo per gli shortbreads.

Per i nostri shortbreads vegani abbiamo usato olio di cocco (ecco, giusto per fare un appunto, non è affatto un biscotto senza grassi, questo… ma è proprio l’olio di cocco – che, inoltre, in giuste dosi è un grasso sanissimo! – a renderli tanto deliziosi e dalla consistenza così sbriciolosa), esclusivamente farine integrali (in questo caso, di farro integrale) e il nostro nuovo zucchero preferito: lo zucchero di datteri. Di cosa si tratta? Di datteri essiccati e poi macinati finemente fino a dargli l’aspetto e la consistenza di uno zucchero scuro (non siamo ancora tanto magiche da produrcelo da sole, abbiamo usato questo qui). Chiaramente questo zucchero non si scioglierà qualora voi decidiate di usarlo per dolcificare una bevanda, ma per i prodotti da forno si può usare tranquillamente. Il grande pregio dello zucchero di datteri, poi, è che, fondamentalmente, si tratta di frutta disidratata e perciò, poiché conserva le fibre dei datteri (ovvero quelle che vi sazieranno) e il frutto rimane intero e semplicemente essiccato, non viene considerato come uno zucchero aggiunto. Questo non significa che se ne possa abusare, ma sicuramente rappresenta un alternativa più salutare.

Prima di passare alla ricetta, volevamo fare una piccola precisazione: è più che normale che il vostro impasto sia estremamente sbricioloso e che si compatti con un po’ di fatica. È proprio questa la caratteristica che permetterà al biscotto di essere molto fragrante e davvero buonissimo, perciò non scoraggiatevi! (altro…)

Panettone vegano al farro, olio d’oliva e sciroppo d’acero // Vegan spelt + maple + olive oil panettone

Questo è il nostro ultimo post prima di Natale (non prima del nuovo anno, perché vorremmo proporvi ancora una ricetta o due…), perciò era importante che fosse speciale e che non si trattasse di una ricetta qualsiasi.

Già dall’inizio dell’anno la più grande di noi aveva imposto una condizione “quest’anno dobbiamo fare il panettone. Non importa che renderlo vegano sia difficile, noi sperimenteremo e riusciremo a creare un buonissimo panettone vegano“. Adesso, i più fedeli alla tradizione o i più restii alle interpretazioni dei classici in chiave vegetale staranno già pensando che un prodotto che ha tutto fuorché gli ingredienti dell’originale non possa essere definito “panettone”. Ed in effetti, avete ragione e noi non vogliamo assolutamente sminuire la ricetta originale o chi fra le nostre bravissime amiche si è cimentata in questa preparazione. Ma questo è a tutti gli effetti un panettone, sia per il sapore che per il procedimento.

E poiché volevamo essere davvero sicure che anche chi è abituato a mangiare il panettone tradizionale la pensasse realmente così, lo abbiamo “testato” sulle più svariate persone, e la risposta è stata sempre quella: “il sapore è spettacolare, è proprio un panettone”. C’è anche chi ci ha detto che solitamente il panettone non lo digerisce, ma con questo non ha avuto problemi (e questo aggiunge un punto in più).

Prima di proporvelo qui su blog abbiamo fatto una serie di prove perché il risultato fosse perfetto, dolce al punto giusto e super soffice. La prima volta abbiamo usato dell’olio dal gusto troppo intenso e spiccato e, sebbene fosse davvero morbido, abbiamo voluto ritestarlo con un olio dal sapore più leggero e, nonostante il sapore fosse perfetto, abbiamo sbagliato nel momento della scarpatura, cosa che ha impedito al panettone di crescere adeguatamente una volta infornato e ha compromesso la sua morbidezza. La terza volta, invece, eravamo così impazienti di mangiarlo (sebbene lo avessimo prodotto già due volte) da tagliarlo ancora caldo e, chiaramente, renderlo impossibile da fotografare. La quarta volta siamo state brave: abbiamo scarpato (quasi) perfettamente – se non fosse che, per l’emozione, ci siamo dimenticate di mettere una noce di burro di cacao o olio di cocco e poi richiudere le orecchie… ma voi FATELO! – e il panettone è cresciuto a dismisura nel forno. Poi lo abbiamo lasciato riposare a testa in giù e aspettato almeno 10 ore prima di consumarlo. E questo sì, che è stato davvero il migliore fra tutti i tentativi.

Una nota da fare prima che vi cimentiate in questa preparazione, oltre a dirvi di rinfrescare tantissimo il lievito madre (prima di farlo, rinfrescatelo una volta al giorno per una settimana e poi tre volte il giorno in cui procederete al primo impasto) è che questa è una preparazione per chi ha un po’ di dimestichezza con i lievitati in generale. Che, sebbene pirlare sembri un gioco da ragazzi, in realtà bisogna un po’ prenderci la mano. Non vi demoralizzate, perciò, se ai primi tentativi non doveste riuscire: dovete immparare e, vi consigliamo, di guardare tanti tanti video per capire effettivamente come “maneggiare” il vostro panettone.

La ricetta alla quale ci siamo ispirate per realizzare il nostro panettone vegano (sebbene poi sia cambiato in toto) è stata questa qui della bravissima Alice Chiara che, come dicevamo, poi abbiamo adattato alle nostre esigenze e, perciò, ricreato, al fine di ottenere un prodotto che non fosse soltanto vegano, ma anche senza zuccheri raffinati, senza frumento e senza soia.

Insomma, il nostro panettone vegano è davvero un panettone (senza bisogno di utilizzare tofu tritato, alghe o avocado disidratato, just saying…), e non ce ne vogliano i più tradizionalisiti. Abbiamo deciso di usare la nostra amata farina di farro (la stessa con la quale nutriamo in nostro lievito madre) per renderlo più nutriente e digeribile, usato un dolcificante naturale e delizioso come lo sciroppo d’acero, al posto del burro un buon olio extravergine d’oliva delicato (importantissimo che non abbia un sapore troppo forte, o il vostro panettone saprà soltanto di olio) e un po’ di crema di cocco (ovvero la parte solida di una lattina di latte di cocco lasciata riposare in frigo tutta la notte) per emulsionare. E poiché la più piccola di noi non ha mai amato i canditi, a differenza dell’uvetta, abbiamo deciso di lasciarli fuori. Pochi ingredienti, massimo risultato.

Possiamo dirlo che, quest’anno, questo è stato il nostro “miracolo di Natale“? Noi non potremmo esserne più soddisfatte, lo consumiamo a colazione da un’infinità di giorni (specie la più grande di noi, che ne è estremamente golosa) e volevamo condividerlo assolutamente con voi. Vi auguriamo uno splendido e sereno Natale, magari accompagnato da una copiosa produzione di panettoni vegani! Marta & Mimma (altro…)

Chia pudding con fragole, pesche e maca

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Dobbiamo confessarlo: ultimamente nutriamo un amore spassionato per i semi di chia. Oltre ad essere estremamente versatili in qualsiasi ricetta preveda un uovo, costituiscono anche la base per fetta per un “pudding” dalla consistenza quasi gelatinosa. Adesso, ? vero: ? da anni che girano sul web ricette a base di pudding di semi di chia, ma la verit? ? che noi non siamo mai riuscite a farcelo piacere. E persino due?anni fa, quando il pudding di chia era una novit?, ma noi gi? lo conoscevamo perch?, durante il nostro viaggio in Belgio e le infinite tappe da Le Pain Quotidien, il nostro intermezzo quotidiano era proprio un pudding di chia e latte di cocco, dobbiamo confessare che era pi? una scusa per poterci portare a casa un paio di barattoli weck (in cui, appunto, era servito il pudding da portar via). Dopo anni, per?, sentiamo di aver fatto pace don questa colazione che abbiamo tanto disprezzato: infatti, la base di fragole e pesche (qui nettarine, ma stanno decisamente bene, se non addirittura meglio, quelle bianche), profumata da un tocco di vaniglia e dal sapore caramellato della maca – quel superfood di cui vi parlavamo qui – addolcisce perfettamente il chia pudding, che altrimenti sarebbe troppo blando e non troppo appetitoso. Fragole e pesche possono tranquillamente essere sostituite?da altre bacche e da un altro frutto dolce, ma mantenete sempre un frutto un po’ pi? acidulo (mirtilli, lamponi…) ed uno pi? dolce. Quanto al topping, noi ci siamo mantenute su qualcosa di piuttosto semplice, ma voi divertitevi come pi? vi pare: granola, burri di frutta secca, noci, more di gelso disidratate sono un’esempio, giusto per nominarne qualcuno.? (altro…)