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Preparazione dei pasti per la settimana // Meal prep for the week

Questo post è stato creato in collaborazione con Panasonic

“Meal prep”, di che si tratta? Del preparare una buona quantità di cibo che duri per 7 giorni e che aiuti a gestire i pasti infrasettimanali senza dover perdere troppo tempo in cucina quando di tempo, fra studio, lavoro ed altro, non ce n’è!

Da un paio di mesi, abbiamo imparato a dedicare un paio di ore della domenica per occuparci di questo piccolo “rito”. Capita che, alle volte, non riusciamo a farlo, dobbiamo ammetterlo. Ma quando organizziamo il nostro frigo con metodo e impegno, gestire i nostri pasti quotidiani e far conciliare il mangiar sano e, allo stesso tempo, veloce, con i nostri impegni diventa estremamente facile e ci sentiamo più rilassate.

Poiché ne abbiamo parlato più volte sul web, abbiamo finalmente deciso (fra, appunto, un impegno e l’altro), di dedicarvi un vero e proprio post qui sul blog. Con consigli su come conservare e ricette che permettano di potersi godere pasti sani, veloci e bilanciati per 7 giorni senza rinunciare a niente.

Fondamentale per il nostro meal prep, è stato l’ausilio degli elettrodomestici Panasonic (sapete che siamo molto trasparenti quando si tratta di partnership: è da un po’ che collaboriamo con questo brand e continuiamo a promuoverlo perché, in tutta onestà, ci troviamo veramente bene, i prodotti sono davvero di alta qualità e il rapporto con i prezzi è ottimo!): questi ci hanno infatti consentito di preparare pasti sani e nutrizionalmente bilanciati senza però dover spendere troppo tempo. Il microwave ci ha aiutato per le cotture veloci e le diverse impostazioni (cottura, riscaldamento, vapore e grill) che ci hanno permesso di ottenere tanti modi di cucinare diversi. L’estrattore è stato invece grande di grande ausilio per zuppe e un velocissimo latte di cocco homemade (senza bisogno di alcuna garza!). Ancora, l’hand blender – che ha sia una ciotola per tritare che un boccale per frullare – è stato l’ideale per tagliuzzare e impastare in pochi secondi e senza sporcarci troppo le mani in un lasso di tempo limitato!

In questo post, abbiamo incluso nella sezione seguente qualche opzione per i nostri lettori vegetariani e vegani e idee in più da tenere a portata di mano o per rendere i propri pasti ancora più sazianti. Vi lasciamo dunque alla lettura!

Meal prep

"Meal prep", di che si tratta? Del preparare una buona quantità di cibo che duri per 7 giorni e che aiuti a gestire i pasti infrasettimanali senza dover perdere troppo tempo in cucina quando di tempo, fra studio, lavoro ed altro, non ce n'è! Scopri di più (insieme a 12 ricette facili per la settimana) nel post sul blog che abbiamo creato con Panasonic Italia 😉🥑 scoprite di più qui: https://www.naturalmentebuono.com/2018/10/preparazione-dei-pasti-per-la-settimana-meal-prep-for-the-week.html #panasonickitchen #experiencefresh #handblenderMXS401 #microwaveNNGD38

Pubblicato da Naturalmente buono su Lunedì 22 ottobre 2018

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Cena di fine estate // End of summer dinner party

This post was made in partnership with Panasonic

È da decisamente troppo tempo che non ci facciamo vive qui sul blog: vuoi per una cosa, vuoi per un’altra, questo spazio è restato in pausa forzata decisamente per troppo tempo. Sono successe talmente tante cose in questi mesi che elencarle tutte è impossibile, ma ci siamo ritrovate con una serie di ricette e di post (sì, quel famoso post su Praga!) da ultimare senza mai riuscire a trovare effettivamente il tempo di farlo.

Tra la decisamente infinita carrellata di novità, di cui prima o poi vi parleremo, c’è l’uscita imminente del nostro libro. Proprio la settimana scorsa, infatti, ci sono arrivate a casa la bellezza di 100 copie rappresentanti il coronamento di un anno (tra consegna del manoscritto, impaginazione e pubblicazione) di lavoro. È incredibile quanto possa essere realmente soddisfacente il leggersi e vedersi su carta stampata (soprattutto quando ciò avviene per più di 250 pagine!). Rimaniamo sempre della convinzione che ci saremmo potute superare anche di più, ma una vota preso in mano il libro tutte le incertezze sono svanite e un grande senso di soddisfazione ha preso il loro posto. Non è importato più nulla, se non il fatto che siamo riuscite a raggiungere un traguardo che qualche anno fa avremmo creduto impossibile, siamo riuscite a realizzare uno dei sogni della nostra vita. E cosa potremmo chiedere più di questo in questo momento?

Accantoniamo un attimo il discorso libro, però, al quale dedicheremo un post apposito, completo di date per il tour promozionale e dettagli su ciò che troverete dentro, per presentarvi il post di oggi: è l’uno settembre, fine ufficiale del concetto di estate – quale modo migliore, perciò, per chiudere in bellezza l’estate se non con una cena estremamente colorata, magari da consumare in terrazzo con i propri amici più cari, raccontandosi di ciò che è successo durante l’estate e lasciandosi cullare dai primi accenni di vento?

Era da tanto che pensavamo ad un post simile e abbiamo pensato di realizzarlo veramente grazie alla collaborazione con Panasonic e al lancio del nuovissimo hand blender. Era da un anno infatti che il nostro vecchio frullatore ad immersione era definitivamente deceduto nel tentativo di preparare un gelato di banane con le banane congelate, ed era un anno che ne eravamo del tutto sprovviste. Se cucinate perennemente e senza mai fermarvi come noi, saprete bene quanto un frullatore ad immersione sia fondamentale in cucina: potete quindi immaginare quanto l’anno passato sia stato difficile. Così, quando abbiamo avuto per le mani il nostro nuovo hand blender, decisamente superiore a quello precedente e completo anche di frusta e box per triturare le verdure, usarlo per qualsiasi cosa ci venisse in mente era necessario: e così abbiamo fatto.

Per il menù, abbiamo pensato a cibo quanto più semplice e stesso tempo colorato e raffinato potesse venirci in mente: per iniziare non poteva mancare una “snack board” ovvero un tagliere con “formaggi” fermentati di frutta secca (a base di mandorle e noci di macadamia) e un delizioso hummus di melanzane affumicate (probabilmente, l’hummus più cremoso che abbiamo mai preparato!) da accompagnare con frutta, olive, verdura e crackers di semi. Siamo poi rimaste su qualcosa di molto leggero, reinventando i classici “spaghetti” di zucchine in una chiave decisamente più gourmet dei classici pomodorini con olio e sale: ci siamo ispirate ad uno dei piatti mangiati a Praga, cercando di ricreare tutti i sapori e le sfumature che avevamo trovato in quella pietanza (salsa al miso e pomodoro, funghi marinati, “parmigiano” di noci) e, dopo diversi tentativi, possiamo dire di avercela fatta. Quanto all’immancabile dessert, avendo finalmente delle fruste a disposizione, non potevamo finalmente montare l’aquafaba e scoprire cosa ne sarebbe venuto fuori? Siccome le meringhe sono decisamente troppo dolci per noi e, però, una mousse classica al cioccolato fondente sarebbe stata un po’ scontata, quello che abbiamo pensato è stato “e se, sì, facessimo una mousse ma al cioccolato bianco? E se il cioccolato bianco lo creassimo noi?!”: detto fatto; ne è uscita fuori una mousse deliziosa, decisamente bilanciata e estremamente soffice e spumosa.

Vi lasciamo dunque a questa infinita caterva di ricette, promettendovi che ci faremo sentire quanto prima da queste parti per parlarvi finalmente di Praga, dedicare l’importanza che si deve al nostro libro e molto altro. Buona fine estate! (altro…)

Crumble salato di verdure mediterranee // Vegan savory mediterranean crumble

Ciotola in gres Giovelab

Qualche giorno fa, ne parlavamo anche nel post precedente, abbiamo chiesto su instagram cosa vi sarebbe piaciuto vedere sul blog fra i vari post che avevamo in cantiere. Dopo la pizza di zucchine (che sembrerebbe essere stata davvero apprezzata, visto quanti di voi ci hanno detto di averla ri-fatta!), la medaglia d’argento era spettata a questo crumble di verdure mediterranee, che, fondamentalmente, è un modo un po’ alternativo per servire una ratatuille.

È vero, ormai l’estate è alle porte e un po’ ovunque il sole ha già scaldato le città, motivo per il quale noi stesse abbiamo sempre meno voglia accendere il forno (ma, nonostante ciò, noi continuiamo quotidianamente ad infornare il nostro pane di pasta madre, a preparare granola e ad arrostire verdure), ma avevamo una ciotola troppo bella per non poter prepararci dentro qualcosa.

Abbiamo, come probabilmente tutti coloro che hanno un food blog di cucina, una piccola ossessione per ciò che concerne piatti, scodelle, posate, tazze e via dicendo. Negli anni, abbiamo accumulato una quantità tale di questi da essere arrivate a doverli conservare nei posti più improbabili (es. la stanza della più piccola di noi) e non avere più spazio per lo stesso cibo. Allo stesso tempo, abbiamo sviluppato uno stile e un gusto decisamente più definiti rispetto a quando abbiamo iniziato. Forse per nostra fortuna, visto che potremmo tranquillamente spendere tutti i nostri soldi in props, in Italia eravamo ancora riuscite a trovare il particolare tipo di piatti che ci piaceva (ed è per questo che, di ritorno dalle nostre vacanze, ritorniamo sempre con valigie estremamente pesanti non per via di gadget e souvenir ma, principalmente, perché abbiamo acquistato quantità imbarazzanti di stoviglie). Tutto questo, però, prima di conoscere Giorgia e il suo progetto Giovelab.

Quando, dopo mesi di ricerche, siamo finalmente riuscite a trovare una realtà italiana totalmente in linea con il nostro stile (nessuno può immaginare quanto amiamo i piatti in grès), non abbiamo esitato un attimo a metterci in contatto con lei per farci raccontare un po’ del suo progetto. È così che abbiamo conosciuto Giorgia, che ci ha parlato della sua attività e di uno dei suoi ultimi lavori, ovvero una fantastica ciotola in grès che si presta ai più svariati usi: dal cuocerci una torta dentro al preparare delle verdure al forno, dal mangiarci dentro (perché è bellissima da portare a tavola, e poi così si sporca di meno!) all’usarla come insalatiera o porta frutta. Insomma: un unico essenziale pezzo, mille usi. Già soltanto da come ce ne ha parlato ne siamo state entusiaste, e dal primo momento in cui è entrata nella nostra cucina, abbiamo avuto la certezza che non ce ne saremmo più separate.

Visto che spesso ci arrivano messaggi che ci chiedono da dove arrivano i nostri piatti e se conosciamo qualche produttore qui in Italia che produca stoviglie simili, siamo finalmente felici di potervi consigliare a cuore aperto di dare un’occhiata (e dire addio al vostro portafogli) al suo e-shop, perché ne vale davvero la pena. Nella nostra wish list, da acquistare al più presto: i cucchiaini e il piatto dessert in grès.

Tornando al crumble, se siete abituati ai crumble di fiocchi d’avena, che tendenzialmente diventano super croccanti dentro il forno come se fossero granola, sappiate che la consistenza di questo sarà diversa. Il mix di farina di grano saraceno, lievito alimentare e semi di girasole, infatti, si scioglierà in bocca e amalgamerà bene alle verdure, pur mantenendo un pizzico di croccantezza grazie ai semi di girasole. È un piatto che qui in casa è piaciuto molto, un po’ perché per le solanacee sono l’unico gruppo di verdure che l’uomo di casa sembrerebbe apprezzare, un po’ perché ha un sapore classico, tipicamente mediterraneo e ricorda un po’ le verdure panate. (altro…)

Casseruola di pane e fagioli cannellini al forno

casseruola di pane e fagioli al forno

Toh! Un post di venerd?, chi l’avrebbe mai detto? La verit? ? che il sole cocente di cui vi parlavamo qualche giorno fa sembrerebbe, in questi giorni, avere avuto il bisogno di prendersi una pausa anche lui e farci approfittare di questa variazione meteorologica per salutare definitivamente l’inverno con una delle ricette calde che nelle ultime settimane ci ha pi? confortate. Se c’? una cosa che proprio non ci piace fare, quella ? buttare del cibo che, se reinterpretato, potrebbe essere ancora buono. Cos?, quando a casa rimane un po’ di quell’amato pane integrale al farro con lievito madre, che impastiamo regolarmente senza mai cedere all’idea di comprarlo – che poi, neanche ci piace pi?.. -, e quando questo diventa raffermo al punto tale da non poter essere pi? consumato, cerchiamo sempre qualche idea sfiziosa per riciclarlo. Cos?, cercando fra la vastit? di libri di cucina che in poco pi? di un anno abbiamo collezionato, sfogliando il libro di Anna, ? saltata fuori questa ricetta. L’abbiamo un po’ reinterpretata, come sempre, a nostro gusto e piacimento: abbiamo sostituito il latte di cocco in favore di un goccino d’olio di cocco (che, inaspettatamente, funziona in questo caso, sebbene si tratti di pomodori e fagioli, anche meglio di quello d’oliva, conferendo un vago sentore di dolcezza), abbiamo aggiunto una manciata di foglie verdi, che quelle non bastano mai e poco altro. Quello che ne ? venuto fuori ? stato un pasto caldo estremamente confortante, di quelli che metti su in poco pi? di 30 minuti, sano e semplicissimo da fare. Avendo la “fortuna” di abitare in una Sicilia dove l’inverno non si ? praticamente fatto sentire, siamo riuscite a trovare i primi pomodorini biologici, maturi e succosi, ma qualora non doveste trovarli, potete benissimo saltarli. Quanto alle foglie verdi, noi abbiamo utilizzato l’ultimo cavolo nero sulle quali siamo riuscite a mettere le mani, ma nei mesi futuri e in generale, pu? essere sostituito con qualsiasi verdura dalle foglie verdi scure che abbiate a portata di mano: spinaci e bietole, per nominarne alcuni. Ultimo ma non ultimo, la ricetta sar? ugualmente un successo anche se al posto dei cannellini doveste usare dei borlotti o, qualora vi ritrovaste senza pomodori pelati, con della salsa di pomodoro diluita con un po’ d’acqua fino ad ottenere la consistenza dei pelati frullati (in questo caso, ovviamente, diminuire il sale in cottura). E chiss?, magari in una fresca giornata estiva, si potrebbero aggiungere anche delle melanzane… Buona sperimentazione! (altro…)

Zuppa di pomodoro con uova in camicia

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Va bene, va bene, sappiamo cosa state pensando: non c’? esattamente quello che potrebbe definirsi un clima adatto per mangiare una zuppa. E come darvi torto?? Qui, si dice, non essere ancora arrivato il gran caldo, ma, onestamente, non riusciamo ad immaginare caldo pi? asfissiante. Tutto ci? che vorremmo ? una bevanda rinfrescante, possibilmente con qualche cubetto di ghiaccio (e nel frattempo, per?, ogni mattina il bollitore fischia per?segnalare?che l’acqua del t? ? pronta), una casa per le vacanze (ma siamo vincolate all’appartamento in citt?, aka unica casa in nostro possesso) e piatti freddi (ma mangiamo zuppe). Per?, per questa zuppa c’? un perch? e, soprattutto, ha un perch?. Il perch? che c’? consiste nel bisogno impellente, impaziente ed esigente di un perfetto uovo in camicia: dopo essere riuscite le prime volte, qualcosa infatti ? andato storto e tutto ci? che usciva fuori dalla pentola era un uovo strapazzato e bollito. Non chiedete in cosa consista questo uovo dalla doppia cottura, poich? ? inimmaginabile persino?per noi che siamo state in grado di portare a termine simile obbrobrio. Dopo esserci stufate di perdere cos? le nostre preziose uova (toglieteci tutto, ma non le uova…), ci siamo momentaneamente arrese alla semplicit? di due uova al tegamino. Le cose per? non potevano rimanere tali e ci siamo costruite una vera e propria cultura sulle uova in camicia: piccole bolle e vortici non troppo vigorosi, queste le regole principali. Si pu? dunque immaginare la felicit?, l’esaltazione e la soddisfazione di aver riacquisito quel potere che temevamo di aver perso. Il secondo perch?, quello che questa zuppa ha, ? che non si tratta di una zuppa per riscaldarsi, quanto pi? da mangiare, come abbiamo fatto noi, sedute su un tavolino che ha trovato il suo posto in un minuscolo balcone, con tanto di candela accesa. Possibilmente di sera, per cena, al fresco di un’impercettibile ma significativa brezza estiva. E poi, se si tratta di pomodori e basilico,?deve necessariamente trattarsi di un piatto estivo! (altro…)

Spaghettini di kamut al doppio pomodoro

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Perch?, diciamocelo, un piatto di spaghetti al pomodoro ? una certezza. Bastano pochi ingredienti: una buona pasta, dei pomodori(in) freschi, ottimo olio extravergine e tanto basilico. Niente di pomposo, niente di azzardato, solo sapori semplici in tutta la loro purezza, perch? stravolgerli sarebbe peccato. In estate adoriamo mangiarla cos?, la pasta, saltata un attimo in padella con il pomodoro fresco, come era solita prepararla la mamma e ora prepara anche la figlia. Nel frattempo, per?, ci adoperiamo a preparare la salsa con i pomodori dell’orto del nonno per i mesi invernali, che se comprata non riusciamo proprio a mangiare, ma fatta in casa ? tutt’altra storia: una pentola piena di pomodori che sobolle e un profumo di pomodoro che pervade tutta la casa (e niente associamo all’idea di casa se non proprio questo profumo, equiparato forse soltanto da quello del pane nel forno), per poi riempire, in due/tre mesi di tempo, ?quaranta – numero pi?, numero meno – barattoli da 750ml di salsa di pomodoro, per quando torniamo per la pausa-pranzo e tutto ci? di cui abbiamo bisogno ? un piatto buono, veloce, semplice – s?, siamo serie consumatrici di pasta con la salsa – . Ma, dicevamo, spaghetti ai pomodorini. Un grande classico, senza dubbio, e terribilmente facili. Di certo non avremmo mai pensato di poter condividerla qui, ma quando si ? fatta strada l’idea di un doppio pomodoro, questo ha decisamente cambiato le carte in tavola! Si tratta pur sempre di una pasta spaventosamente facile, di quelle che sbatti in padella ed ? pronta, per? c’? un bel gioco di contrasti?tra la?consistenza dei pomodori e, soprattutto, il loro sapore: abbiamo avuto la fortuna di avere a portata di mano dei ciliegini deliziosamente dolci che, accanto al gusto robusto, intenso e decisamente sapido dei pomodori secchi, si sono sposati benissimo. E quando la servi per cena, dopo averla lasciata in posa 20 minuti buoni per scattare delle foto, e si ? asciugata ed ? diventata collosa, ma rimane eccessivamente buona tanto che l’uomo di casa ti dice “ripetetela spesso, questa pasta…magari non riposata“, capisci di aver fatto centro: perch? la semplicit? ? sempre la chiave. (altro…)

Quiche provenzale con bris?e di miglio

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Ah, la Provenza! Al solo nominarla si fa largo fra i nostri ricordi una scena impressa nella nostra memoria: sedute ad un piccolo bistrot a Sainte Marie de La Mer, il vento fra i capelli e gli occhi proiettati verso il mare e un sostanzioso spuntino di met? pomeriggio a base di telline buone come non ne abbiamo mai mangiate – condita, rigorosamente, con consequenziale intossicazione, ma quella ? un’altra storia -. Poche ore prima, intrufolarci in un negozio di ceramiche giusto “per dare un’occhiata” e ritrovarci a casa del proprietario, tra qualche bicchiere di vino e molte chiacchiere, biascicando un arrangiato francese facilmente comprensibile per cuori genuini che non conoscono lingue, e trovare poi, qualche anno dopo, nella buca delle lettere, un genuino invito a tornare per godere ancora di un sorso di vino. E ancora innumerevoli insalate ni?oise e le infinite distese di lavanda tra le quali perdersi come api. Il mercato della mattina ad Aix en Provence era obbligatorio e improrogabile, tra girasoli e poivrons verts et rouges, per poi tornare a casa e fare tarde colazioni con albicocche incredibilmente mature ed arancioni, confetture fait maison, pane ai semi e, poich? ancora mangiavamo carne, del prosciutto artigianale. Poco importa che gli ultimi giorni di viaggio si siano rivelati un po’ indigesti (che da qualche anno a questa parte, durante le nostre vacanze, ce ne capita?sempre una…) per tornare in quella dimensione, tra i sapori burrosi della Francia e quelli freschi?del Mediterraneo, nessuno ha idea di cosa daremmo… (altro…)

Guacamole con tortillas di mais

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Nella nostra lista di “ci? di cui ? perennemente in cerca la foodblogger” si trovano tanti di quegli ingredienti feticcio tanto rincorsi e desiderati da tutte: l’anno scorso era una perenne ricerca al rabarbaro che ci siamo addirittura portate da Bruxelles, per esempio. Poi, non sappiamo per quale grazia, da un giorno all’altro siamo riuscite a trovarlo nei banchi del reparto dell’orto-frutta e, come prassi vuole, l’interesse ? via via scemato fino a considerarlo un ingrediente non poi cos? particolare. Altri elementi della lista: le introvabili noci pecan (che Margherita ci ha addirittura spedito dal Canada, sapendo quanto ne andassimo matte, e che qualche giorno fa siamo riuscite a trovare qui in citt? insieme alle noci macadamia!), carote colorate ed haloumi (che ci siamo portate da Marsiglia), melassa di melograno, moltissimi frutti tropicali, camembert monoporzione e aneto. Tra questi, poi, meritano un posto d’onore due ingredienti per i quali non riusciamo a darci pace: coriandolo e crescione per insalata. Ora: il crescione resta ancora e occupa il primo posto di questa lista – della serie che quando vediamo Jamie Oliver in tv tirarlo fuori con cos? tanta naturalezza ci mangiamo le mani – ma al coriandolo siamo riuscite a sopperire. E fra un fruttivendolo che ha cercato di spacciarci per coriandolo ci? che coriandolo non era, ovvero una comunissima piantina di prezzemolo che abbiamo subito guardato con diffidenza, e vari giri?per tutta la citt? pur di trovarlo, siamo riuscite ad entrarne in possesso. E se tre anni fa era l’estate della crema spalmabile di verdure, quattro anni fa, invece, andavamo volentieri avanti – e ci saremmo anche potute nutrire esclusivamente di quello – di guacamole e tortillas (e magari, se capitava, del gelato fatto in casa): “scoperto” dalla pi? grande durante una di quelle occasioni in cui ciascuno doveva portare qualcosa per allestire la cena,?e fatto scoprire alla pi? piccola, era come se fosse la nostra canzone dell’estate 2011. Questa ? la versione 2.0, con il coriandolo come vuole la ricetta originale e l’indiscusso protagonista del guacamole, l’avocado, che sembra moltiplicarsi sempre di pi? nel nostro frigorifero estivo. (altro…)

Caprese di nettarine e mozzarella di bufala

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Nuova settimana, nuova insalata! E perch? no, ci potremmo abituare volentieri a questa abitudine e coniare qualche nuovo proverbio come “un’insalata al giorno toglie il medico di torno”. Questa non-ricetta qui l’avevamo adocchiata un po’ ovunque e ci eravamo profondamente convinte fosse straordinaria. Basti pensare che era stata la pi? piccola di noi due, che alla mozzarella “grazie, ma no grazie”, ad esaltarsi di fronte alla ricetta. Sul perch? del rifiuto alla mozzarella, un tempo tanto amata, abbiamo provato ad indagare e, alla fine,?abbiamo asserito che, probabilmente, ci? derivava dall’averne mangiata troppa: quando sei vegetariano, infatti, la gente pensa che gli unici?alimenti di cui ti possa nutrire siano pasta, mozzarella e verdure e tutto ci? che ti ritrovi a mangiare al ristorante sono, appunto, mozzarella e pasta. Dopo infiniti antipasti in vari locali a base di caprese, con terribili mozzarelle inodore e insapore, capirete bene quanto questa potesse essere venuta a noia. Ma oh! se solo avessero servito un’insalatina simile – ma poi, si ? capito che per le insalate con la frutta, e specie per quelle che prevedono formaggio e frutta, andiamo letteralmente matte?? – … Si tratta di una ricetta che tale non ?, ma consiste fondamentalmente nell’assemblaggio di ingredienti i quali ? strettamente necessario siano di prima qualit?: le nettarine devono essere mature ma non troppo, conservando ancora una piacevole consistenza e croccantezza, i pomodori saporiti e succosi e la mozzarella…ah, la mozzarella! Una treccia rigorosamente di bufala (altrimenti che mozzarella ???), facile da sfilacciare con le mani e possibilmente abbastanza cremosa e non troppo compatta: si potrebbe anche pensare di sostituirla con una buona burrata. Quanto al condimento, olio extravergine e un’aceto balsamico bianco a base di aceto di vino e mosto d’uva concentrato. Ultimi, ma non per importanza, del pepe macinato al momento?e basilico a profusione, che con mozzarella e pomodori non basta mai. Della serie “come ti reinvento la caprese”! (altro…)

Crema spalmabile di verdure grigliate // grilled veggies’ spread

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Se tre anni fa avessimo dovuto attribuire un particolare gusto alla nostra estate, questa probabilmente avrebbe avuto lo stesso sapore di questa crema di verdure grigliate. Se ne preparava in abbondanza, la si conservava in frigo e poi si allestivano aperitivi rinforzati madre e figlia che, inevitabilmente, si trasformavano in cene, a base di grissini, pane o altro carboidrato spalmati generosamente di questa crema qui. La prassi voleva anche che, in una sera, finisse l’intero vasetto e che in non ne fossimo mai sazie. La ricetta ? nata?ad imitazione di uno spalmino vegetale regalatoci dalla zia tedesca durante una consueta tappa in Germania: questo ci era piaciuto cos? tanto da far fatica a finirlo perch?, poi, non ne avremmo pi? potuto godere. E allora, armate di google traduttore da un lato e barattolino con?etichetta con gli ingredienti dall’altro, ci siamo adoperate perch? la nostra estate fosse rovente come la griglia accesa ma deliziosa e senza pensieri come la crema e le nostre cene improvvisate. Ovviamente abbiamo dovuto assaggiare e aggiustare in corso d’opera e, quale grande sofferenza, continuare ad agitare i grissini prima nella crema nascente poi in quella originale per cercare di avvicinarci quanto pi? possibile alla ricetta di partenza. Quando abbiamo raggiunto l’equilibrio che ci soddisfaceva, terminare l’altro vasetto, quello tedesco, non ? stata poi grande sofferenza, poich? quella da “salvare” era ormai diventata la nostra. A noi piace cos?, spalmata su?fette di pane come se non ci fosse un domani (che poi, quando si tratta del pane appena sfornato, ? una sofferenza atroce sottoporre la tartina all’interminabile atto della macchina fotografica) ma ci si possono anche condire gli spaghetti; se poi dovessero essere avanzate delle verdure grigliate, perch? non reinventarle cos?? (altro…)