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olio di cocco

Preparazione dei pasti per la settimana // Meal prep for the week

Questo post è stato creato in collaborazione con Panasonic

“Meal prep”, di che si tratta? Del preparare una buona quantità di cibo che duri per 7 giorni e che aiuti a gestire i pasti infrasettimanali senza dover perdere troppo tempo in cucina quando di tempo, fra studio, lavoro ed altro, non ce n’è!

Da un paio di mesi, abbiamo imparato a dedicare un paio di ore della domenica per occuparci di questo piccolo “rito”. Capita che, alle volte, non riusciamo a farlo, dobbiamo ammetterlo. Ma quando organizziamo il nostro frigo con metodo e impegno, gestire i nostri pasti quotidiani e far conciliare il mangiar sano e, allo stesso tempo, veloce, con i nostri impegni diventa estremamente facile e ci sentiamo più rilassate.

Poiché ne abbiamo parlato più volte sul web, abbiamo finalmente deciso (fra, appunto, un impegno e l’altro), di dedicarvi un vero e proprio post qui sul blog. Con consigli su come conservare e ricette che permettano di potersi godere pasti sani, veloci e bilanciati per 7 giorni senza rinunciare a niente.

Fondamentale per il nostro meal prep, è stato l’ausilio degli elettrodomestici Panasonic (sapete che siamo molto trasparenti quando si tratta di partnership: è da un po’ che collaboriamo con questo brand e continuiamo a promuoverlo perché, in tutta onestà, ci troviamo veramente bene, i prodotti sono davvero di alta qualità e il rapporto con i prezzi è ottimo!): questi ci hanno infatti consentito di preparare pasti sani e nutrizionalmente bilanciati senza però dover spendere troppo tempo. Il microwave ci ha aiutato per le cotture veloci e le diverse impostazioni (cottura, riscaldamento, vapore e grill) che ci hanno permesso di ottenere tanti modi di cucinare diversi. L’estrattore è stato invece grande di grande ausilio per zuppe e un velocissimo latte di cocco homemade (senza bisogno di alcuna garza!). Ancora, l’hand blender – che ha sia una ciotola per tritare che un boccale per frullare – è stato l’ideale per tagliuzzare e impastare in pochi secondi e senza sporcarci troppo le mani in un lasso di tempo limitato!

In questo post, abbiamo incluso nella sezione seguente qualche opzione per i nostri lettori vegetariani e vegani e idee in più da tenere a portata di mano o per rendere i propri pasti ancora più sazianti. Vi lasciamo dunque alla lettura!

Meal prep

"Meal prep", di che si tratta? Del preparare una buona quantità di cibo che duri per 7 giorni e che aiuti a gestire i pasti infrasettimanali senza dover perdere troppo tempo in cucina quando di tempo, fra studio, lavoro ed altro, non ce n'è! Scopri di più (insieme a 12 ricette facili per la settimana) nel post sul blog che abbiamo creato con Panasonic Italia 😉🥑 scoprite di più qui: https://www.naturalmentebuono.com/2018/10/preparazione-dei-pasti-per-la-settimana-meal-prep-for-the-week.html #panasonickitchen #experiencefresh #handblenderMXS401 #microwaveNNGD38

Pubblicato da Naturalmente buono su Lunedì 22 ottobre 2018

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Granola senza cereali // Grain free granola (Vegan, Paleo, Low Sugar)

(English recipe below) Una delle cose che non potrebbe mai mancare nella nostra dispensa è un buon vaso di granola. Perché, diciamocelo, la granola è un salva vita in tanti casi: è perfetta la mattina a colazione, da mettere nello yogurt o nel latte di mandorle, come topping per gelati e smoothie, da mangiare come snack o semplicemente quando si ha voglia di qualcosa di dolce e che sia allo stesso tempo sano.

C’è da dire, però, che evitiamo di comprare quelle già confezionate (anche quelle biologiche) perché spesso piene di zuccheri ed oli raffinati. Piuttosto, preferiamo prepararla a casa: ci sono pochi atti che ci confortano e rassicurano tanto quando una teglia di granola appena sfornata da sgranocchiare senza contegno con la consapevolezza che si tratti di un alimento sano e non processato.

La nostra ultima granola preferita e che continuiamo ad infornare praticamente ogni 3 giorni è questa granola senza cereali: al posto dei soliti fiocchi d’avena, infatti, in questa delizia troverete cocco in scaglie, mandorle e noci e di certo non ci sarà il rischio di una granola poco croccante! Inoltre, per mantenere un livello basso di zuccheri, abbiamo usato solo un po’ di farina di chufa e una quantità davvero misera di sciroppo di yacon, entrambi fonte di prebiotici e con un basso indice glicemico. A dirla tutta, la chufa non è neanche un dolcificante, ma un piccolo tubero ricco di fibre e ovviamente senza glutine, dal gusto naturalmente dolce. Lo sciroppo di yacon, invece, è uno dei dolcificanti naturali con il più basso indice glicemico che esistano: è anche questo fonte di fibre e i suoi zuccheri non vengono assorbiti dal nostro stomaco. Qualora non doveste avere farina di chufa e sciroppo di yacon, comunque, abbiamo incluso delle note su come sostituirli!

Quindi insomma, si tratta di una granola super sana, con tanti grassi buoni dalla frutta secca, naturalmente  dolce e con un basso indice glicemico. Inutile dire che la prima volta che l’abbiamo preparata ha resistito in casa per più di 24 ore, giusto? (altro…)

Waffles di mandorle e mesquite // Mesquite + almond grain free waffles (Paleo, Vegan)

(English recipe below) Abbiamo in cantiere la ricetta di questi waffles da ormai almeno 6 mesi ma, fra un impegno, la necessità di postare prima altre ricette, la pigrizia e la latitanza che ci hanno accompagnato nei mesi precedenti e delle foto che ci scordavamo sempre di scattare, abbiamo procrastinato fino ad oggi prima di condividerla qui con voi sul blog.

Come abbiamo anticipato sul nostro profilo instagram all’inizio della settimana, negli ultimi mesi abbiamo stravolto la nostra dieta al fine di risolvere alcuni problemi di salute (tra cui i ricorrenti fastidi di me, Marta, se ricordate i post in cui lamentavo forti difficoltà digestive). Dopo aver fatto analisi approfondite e aver consultato medici, nutrizionisti ed esperti, quello che ne è venuto fuori è che una dieta ricca in cereali e legumi come quella vegana che stavamo entrambe adottando, non era esattamente l’ideale per noi e che, piuttosto, poteva essere uno dei fattori influenti di quei problemi. Ne parleremo meglio in un altro post, dove spiegheremo nel dettaglio quelli che sono stati i nostri problemi e come (e quanto difficile sia stato) dover cambiare la nostra dieta. Questo come preambolo per dire che una delle cose da cui abbiamo tratto più beneficio è stato il ridurre drasticamente il nostro consumo di cereali (non carboidrati, attenzione!) in favore di grassi buoni. Allo stesso tempo, sebbene la nostra dieta non sia più esclusivamente plant-based, cerchiamo di mantenere gran parte delle nostre ricette e almeno uno o due dei nostri pasti quotidiani vegan pur adattandole al nuovo stile alimentare.

Questi waffles sono nati ben prima di questo grande cambiamento, ma avere la certezza di una ricetta deliziosa e già testata che non ci facesse “mancare niente” è stato decisamente di conforto. Se poi siete lettori o lettrici frequenti di questo blog, saprete sicuramente quanto la colazione sia il nostro pasto preferito e quello a cui, molto probabilmente, teniamo in assoluto di più in tutta la giornata (non si dice “iniziare col piede giusto” mica per niente, no?!).

I nostri nuovi waffles to-go sono a base di farina di mandorle, un po’ di arrowroot, semi di lino e polvere di mesquite, ovvero baccelli della pianta di Mesquite polverizzati che hanno un naturale sapore dolce e che consentono di aggiungere dolcezza pur avendo un indice glicemico basso e mantenendo i waffles senza zuccheri aggiunti in quanto si tratta di un dolcificante integro (un po’ come i datteri, che conservano ancora polpa e fibre) e non estratto o raffinato. Qualora non doveste averla sotto mano, potete tranquillamente sostituirla, come vi consigliamo nelle note, con zucchero di cocco o di datteri. Sono profumati con un tocco di vaniglia (che non riusciamo mai ad escludere dai nostri dolci…è troppo buona!) e, per legare il tutto, abbiamo usato semplicemente un po’ di latte di mandorle e un goccio di olio di cocco. Sono perciò totalmente grain free, senza glutine e paleo pur restando vegan e senza zuccheri aggiunti: insomma, buoni, sani e adatti a tutti! (altro…)

Waffle di avena con banane e salsa al cioccolato e tahini // Oat waffles with bananas and chocolate tahini sauce

Questo post è sponsorizzato da VIVOO e MAAMA

Lo sapete, non ci piace fare le cose in modo tradizionale e così, mentre tutti a Pasqua, due settimane fa, si nutrivano di dolci tradizionali come colombe, uova di pasqua e pastiere (vegane e non), noi abbiamo soddisfatto la nostra voglia di dolce facendo colazione e preparando come dessert – perché insomma, se si possono mangiare dolci da pasticceria per colazione, perché non si può decidere di avere un pasto tipico da colazione come fine pasto?! – questi waffles qui.

Era da un po’ che ci ripromettevamo di condividere dei waffles qui sul blog che fossero vegani, senza glutine e il più integrali possibile, e dobbiamo proprio confessarlo: abbiamo distrutto la bellezza di due piastre a furia di impasti “sbagliati” che non facevano altro che rimanere attaccati alla piastra. Così, quando abbiamo provato con questo impasto, abbiamo incrociato le dita e sperato di non dover dire addio anche alla terza (ed ultima rimasta) di piastra. Quando sono riusciti alla perfezione, infatti, eravamo così incredule da doverli necessariamente testare (e mangiare, chiaramente…) un’altra innumerevole quantità di volte.

Per quanto riguarda il come servirli, volevamo qualcosa di leggermente diverso dal classico sciroppo d’acero e frutti di bosco che, per quanto rimanga pur sempre nel nostro cuore, è un po’ scontato. Eravamo alla ricerca di un modo goloso e adatto a tutte le stagioni per presentarli, è l’occasione ci si è presentata grazie ad un pacchetto inviatoci da Vivoo e Maama. Insomma, cosa mette più l’acquolina in bocca del servirlo con fettine di banana e una salsa al cioccolato e tahin (se non avete ancora provato ad abbinare tahin e cioccolato, vi prego, fatelo: non tornerete più indietro)?

Ci conoscete ormai, siamo davvero molto attente a ciò che mettiamo sulla nostra tavola sia dal punto di vista etico che da quello salutistico: cerchiamo di comprare sempre prodotti di alta qualità, dolcificati con zuccheri integrali e alternativi a quello di barbabietola o di canna e preoccupandoci sempre che non abbiano un impatto molto pesante sulla terra e quest’azienda soddisfa tutte le nostre richieste. Abbiamo iniziato ad essere consumatrici soddisfatte dei loro prodotti più di un anno fa, ben prima di questa collaborazione, quando il brand era stato appena lanciato e noi non eravamo riuscite a resistere allo splendido packaging e alla qualità del prodotto. Il loro cioccolato, infatti, è prodotto con fave di cacao criollo e si tratta di “cioccolato crudo” in quanto le fave non vengono tostate e il cacao mantiene naturalmente istamina, magnesio, vitamina C e molti altre proprietà e minerali. Cosa da non dimenticare, a proposito dell’etica, è che il loro cacao è equo-solidale e environment-friendly e  proviene da piccole piantagioni in Bali e in Perù. Bonus in più, il loro cioccolato di “polverine magiche” aka superfoods aka bacche o radici essiccate e ridotte in polvere, quindi molto concentrati e ricchi di proprietà benefiche (insomma, lo sapete che andiamo un po’ pazze per queste cose…).

Se volete capire un po’ di cosa stiamo parlando e, come noi, siete felici di spendere i vostri soldi in prodotti realmente di qualità, vi segnaliamo anche che fino a domani 30 marzo avrete la possibilità di acquistare alcune delle loro tavolette di cioccolato crudo in abbondanza (sono pacchetti che contengono la bellezza di 20 tavolette da 30g perché insomma, il cioccolato non è mai troppo) al 50% qui su amazon. Svuotate il portafoglio e passate un buon weekend, magari preparando waffles per colazione, che lunedì non si lavora e possiamo concederci il lusso della lentezza! (altro…)

Torta vegana di mele, grano saraceno e yogurt // Vegan buckwheat + yoghurt apple cake

Ultimamente, le cose sembrerebbero andare estremamente bene. A parte un paio di progetti portati a fine termine dei quali vi parleremo prestissimo, la notizia che ha fatto brillare il nostro weekend è stata quella di essere finaliste nella sezione “HEALTHY” ai Cucina Blog Awards indetti dal corriere. Quando abbiamo letto il nostro nome accanto a quelli di molti altri blogger che stimiamo così tanto e le cui foto ci fanno sempre sognare ad occhi aperti, non potevamo praticamente crederci. Essere arrivate a questo punto della gara è una soddisfazione veramente enorme per noi. E non potremmo non ringraziarvi: se abbiamo raggiunto questa meta è grazie a voi, a voi che ci avete seguite e spronate ad andare avanti in questi anni e a voi che ci avete nominate! Per questo, vi chiediamo un ultimo piccolo favore se vi piace quello che facciamo e credete in noi: collegatevi a questo link ed esprimete una preferenza per ciascuna categoria (è necessario esprimerla per ogni categoria per poter votare), selezionando “Naturalmente buono” nella categoria Healthy.

Per il resto, anche tutto il resto sembrerebbe andare per il verso giusto. Unico piccolo grande neo, la digestione (o, per essere più precisi, la salute intestinale) di me, Marta, in questi giorni, non è esattamente delle migliori. Tendenzialmente, non becco mai un’influenza – davvero, questo inverno non ho preso una febbre e/o un raffreddore – e i miei unici “acciacchi” sono dovuti a qualche sporadico attacco di colite che, ormai ho imparato a gestire piuttosto bene. Ma qui si tratta di tutt’altra cosa: mi sveglio la mattina con un forte dolore sotto lo sterno e, l’unico pasto che, più o meno, riesco a tollerare è la colazione. Per il resto, qualsiasi cosa mangi (persino una foglia di finocchio, per dire) mi provoca un terribile bruciore allo stomaco che fatica ad andar via. E persino non mangiare non è un’opzione perché: 1) sono una di quelle persone che ha bisogno di almeno 3 pasti solidi durante il giorno altrimenti inizia davvero a sentirsi male, 2) non mangiare mi porta, inevitabilmente, alla fame. E se provo ad ignorarla, si presentano gli stessi sintomi che mi tormentano quando mangio qualcosa. Gli unici momenti durante i quali questo dolore si affievolisce (anche se non scompare mai) sono i momenti durante i quali non sono a casa. Ah, e l’unica cosa che allevia i miei problemi è il caffè, che avevo smesso di bere da 2 anni e che, adesso, sento il bisogno di bere 2 volte al giorno per riuscire a stare un po’ meglio. Buffo, eh? Onestamente, sono davvero preoccupata. Ho già programmato esami del sangue e per le intolleranze alimentari, ma non riesco ad essere veramente tranquilla. Sappiamo bene di non parlare spesso di queste cose qui sul blog, ma le cose non sono sempre limpide e, poiché questo è il nostro spazio, sentiamo il bisogno di essere delle persone vere tutto il tempo: è bello condividere foto di viaggi e di piatti colorati su instagram, ma la vita non è soltanto questo.

Dopo il piccolo sfogo, veniamo a questa torta qui che, per fortuna, abbiamo preparato qualche giorno prima che i problemi della più piccola di noi diventassero così invasivi e, in questo modo, anche lei è riuscita ad assaggiarla e stupirsi per quanto fosse buona. Probabilmente lo abbiamo già detto, ma non è una tipa da dolci e non è difficile che tutti i suoi pasti durante la giornata siano salati, con l’eccezione dello sporadico porridge con frutta fresca. Ma questa torta: è talmente buona che ne ha mangiate almeno tre fette e il nostro uomo di casa ha dovuto contenersi per non finire la teglia in una volta sola. Anche perché, diciamocelo, la maggior parte dei dolci vegani sono stratosferici e lussuriosi: torte crude al cioccolato e ai mirtilli (non abbiamo mai incontrato nessuno, neanche il tradizionalista più convinto, che non apprezzasse questo tipo di torte), mousse al cioccolato e avocado, brownies, energy balls… Però, ogni tanto, sentiamo il bisogno di qualcosa di più semplice e classico e, in questi casi, solo una cosa ci può soddisfare: una buona fetta di torta di mele. Abbiamo usato fiocchi d’avena senza glutine e farina di grano saraceno per renderla nutriente, integrale e ricca di fibre. Inoltre, dolcificandola con zucchero di datteri (datteri disidratati e macinati finemente, in modo tale da ricordare uno zucchero scuro) e purea di mele, questa torta contiene naturalmente zuccheri senza bisogno di dover ricorrere ad altri dolcificanti. Per il resto, abbiamo usato un po’ del nostro yoghurt di anacardi per renderla soffice e legare bene il tutto e perché, onestamente, sognavamo da un sacco una torta allo yogurt. Qualora non doveste aver fermentato anacardi, qualsiasi yogurt vegetale non dolcificato (preferibilmente quello di cocco) andrà bene. L’effetto “zucchero a velo”, invece, è dato da un po’ farina di cocco (e non cocco rapé) spolverata sopra. (altro…)

Brownies crudi di polpa di nocciole al peperoncino // Raw hazelnut pulp chili brownies

I nostri weekend sono scanditi sempre dalla solita routine: il sabato è il momento del mercato, di visitare la nonna che sta al mare. Abbiamo il tempo di un pranzo veloce, poi qualche commissione da sbrigare nel pomeriggio. La sera, invece, è scandita dall’interminabile ed estenuante lavaggio di tutti i kg di verdure comprate. Le domeniche sono più rilassanti: abbiamo il tempo per una colazione lenta ed abbondante (per ora siamo un po’ in fissa con i pancakes…ci vorrete forse biasimare?!), preparare cibo e prodotti affini essenziali per sopravvivere durante la settimana, sfornare il pane e, la sera, dedicarci un po’ a questo spazio.

Il mercato del sabato mattina è una di quelle cose alle quali non sappiamo proprio rinunciare, tanto che, talvolta, quando partiamo siamo sempre un po’ dispiaciute di mancare al nostro solito appuntamento. Ci piace girare fra gli stand dei produttori biologici e locali dai quali ci riforniamo sempre: abbiamo imparato a capire chi ha le carote più buone, chi i finocchi più teneri, chi i carciofi più saporiti. Compriamo sempre anche una buona quantità di frutta secca (mandorle, nocciole, noci…tutte Siciliane e ben più saporite di quelle già sgusciate nei pacchetti dei supermercati!) e una dose generosa di funghi per il nostro uomo di casa che sembrerebbe non poter fare a meno, ogni domenica, del nostro risotto con funghi, miso e tahin (sì, in questo modo riusciamo a spacciargli miso e tahin senza che si lamenti, anzi!).

Il sabato sera, inoltre, mettiamo in ammollo sempre una buona dose di nocciole e anacardi così da preparare latte e yoghurt per la settimana. La mattina dopo basta frullare (e filtrare e strizzare, nel caso delle nocciole) e il lavoro è praticamente fatto. In questo modo, ognuno è contento: c’è chi può fare colazione con porridge cotto nel latte di nocciole con un po’ di uvetta e vaniglia (o cannella) e chi, dall’altro lato, può godersi una tazza di yoghurt di anacardi con granola e frutta fresca. Perché si sa, la colazione è il momento più importante della giornata.

Proprio perché prepariamo una copiosa produzione di latte di nocciole e, per ottenere un prodotto “pulito”, è necessario filtrarlo, rimaniamo sempre con una buona dose di scarto delle nocciole che, di certo, non abbiamo intenzione di buttare: si tratta infatti di una “farina” piuttosto asciutta ricca fibre, resa estremamente digeribile dall’ammollo, ricca di proteine e ormai decisamente meno grassa di una comune farina di frutta secca. Quando vogliamo preparare qualcosa di diverso dai soli crackers salati (che sì, adoriamo, ma finiscono talmente presto da farci sbuffare), la impastiamo con un po’ di cacao e datteri così da avere una buona dose di dolcetti sani, nutrienti ma molto golosi da tenere in frigo per la settimana – e soddisfare, quando ne sentiamo il bisogno, quell’irrefrenabile bisogno di cioccolato -.

Prepararli è davvero semplice e gli ingredienti sono tutti complementari fra loro: la polpa di scarto del latte di nocciole viene utilizzata come base “farinosa”, i datteri dolcificano e aiutano a tenere insieme il tutto, il cacao rende tutto più ricco e goloso, crema e olio di cocco aggiungono un po’ di grassi (ricordate che la polpa di nocciole è fortemente de-grassata in questo caso!), il tahin bilancia la dolcezza e la maca aggiunge un po’ di superfoods che ci fanno sempre bene! (altro…)

Shortbreads all’olio di cocco // Vegan coconut oil shortbreads

(English version below) Lo sappiamo, lo sappiamo. Dopo tutti i bagordi delle feste venite più volentieri fra queste pagine e magari sperate di trovare un frullato detox o una zuppa leggera per smaltire un po’ tutto il panettone che avete mangiato. E arriveranno anche quelli, che altrimenti non saremmo noi se non ve li proponessimo, ma non oggi. Perché d’altronde, le feste finiscono soltanto dopo il 6, no? E poi, siamo onesti: questi biscotti sono talmente poco “cattivi” che, volendo, potrebbero addolcire la più amara di tutte le diete.

E poi insomma, bisognerà pur riempirla questa calza della befana, o no?! L’idea di preparare degli shortbreads vegani, infatti, ci è venuta proprio nel momento in cui abbiamo dovuto pensare a come riempire la calza di natale dell’uomo di casa. Tra il nostro non comprare prodotti industriali/raffinati, la sua recente convinzione di essere in qualche modo intollerante al cioccolato (il che significa più cioccolato crudo per noi) e il bisogno di trovare un compromesso che fosse super veloce e impiegasse davvero poco tempo, ci siamo ricordate di quanto, qualche anno fa, andasse letteralmente pazzo per gli shortbreads.

Per i nostri shortbreads vegani abbiamo usato olio di cocco (ecco, giusto per fare un appunto, non è affatto un biscotto senza grassi, questo… ma è proprio l’olio di cocco – che, inoltre, in giuste dosi è un grasso sanissimo! – a renderli tanto deliziosi e dalla consistenza così sbriciolosa), esclusivamente farine integrali (in questo caso, di farro integrale) e il nostro nuovo zucchero preferito: lo zucchero di datteri. Di cosa si tratta? Di datteri essiccati e poi macinati finemente fino a dargli l’aspetto e la consistenza di uno zucchero scuro (non siamo ancora tanto magiche da produrcelo da sole, abbiamo usato questo qui). Chiaramente questo zucchero non si scioglierà qualora voi decidiate di usarlo per dolcificare una bevanda, ma per i prodotti da forno si può usare tranquillamente. Il grande pregio dello zucchero di datteri, poi, è che, fondamentalmente, si tratta di frutta disidratata e perciò, poiché conserva le fibre dei datteri (ovvero quelle che vi sazieranno) e il frutto rimane intero e semplicemente essiccato, non viene considerato come uno zucchero aggiunto. Questo non significa che se ne possa abusare, ma sicuramente rappresenta un alternativa più salutare.

Prima di passare alla ricetta, volevamo fare una piccola precisazione: è più che normale che il vostro impasto sia estremamente sbricioloso e che si compatti con un po’ di fatica. È proprio questa la caratteristica che permetterà al biscotto di essere molto fragrante e davvero buonissimo, perciò non scoraggiatevi! (altro…)

French toast al pan di zenzero // Vegan gingerbread french toast

Perché prima delle zuppe detox, le insalate leggere e i frullati verdi aspettiamo che passino capodanno e l’epifania, no? Le nostre vacanze natalizie sono sempre un po’ atipiche: a parte la sera della vigilia, che trascorriamo a casa della nonna materna/mamma della più grande di noi, Natale e Santo Stefano siamo solite passarli a casa, facendo un bel brunch con cibo dolce e salato e le leccornie trovate nelle calze e poi dimenticandoci della cena (fin quando, alle 18, inizia a brontolare lo stomaco e ci organizziamo con qualcosa di preparato all’ultimo momento). Decisamente non il tipico pranzo di Natale con 8 portate.

Quest’anno, per il nostro brunch, abbiamo puntato a cibo semplice ma d’effetto: pane integrale di farro fatto in casa, delle “rose” di avocado (tentativo fallito miseramente), hummus di barbabietola, paté di olive, crema spalmabile al ciccolato e zucchero di cocco, chia pudding (con frutti di bosco decisamente fuori stagione, ma una volta l’anno si può fare…no?), il nostro panettone, dei meravigliosi shortbreads all’olio di cocco che speriamo di condividere qui prima dell’epifania, giusto per darvi un’idea su come riempire la calza, tanto (troppo) cioccolato crudo trovato nelle calze e questo french toast qui.

Era da tanto che volevamo proporre un french toast vegano qui sul blog ed inizialmente l’idea era quella di proporvela con il nostro panettone (giusto per essere un po’ più indulgenti, che è Natale…). Poi abbiamo pensato che non tutti si sarebbero cimentati nell’esecuzione di un panettone vegano e che, dopo tutti i bagordi, rinunciare ad un’altra fetta del lievitato e proporvi qualcosa di relativamente più leggero sarebbe stato meglio. In ogni caso, però, era necessario che il nostro french toast (o pain perdu) conservasse un po’ dello spirito e dei profumi natalizi. E poiché quest’anno non siamo riuscite a proporvi in tempo una ricetta per gli omini di pan di zenzero (ma mai dire mai…), abbiamo fatto in modo che il mix di cannella, zenzero, noce moscata e chiodi di garofano finisse dritto della pastella nel french toast.

Ecco, proprio a proposito della pastella, volevamo qualcosa di nutriente e sano ed evitare amidi (che tutti abbiamo mangiato troppo raffinato in questi giorni…) per addensare. Come prima idea ci era venuto in mente il classico “uovo” di semi di lino/semi di chia ma poiché non sapevamo come avrebbe reso una pastella simile (senza alcun tipo di farina) una volta ‘fritto’ in olio di cocco, abbiamo cercato un’altra soluzione. A salvarci è stata sempre lei, la fantastica farina di ceci. Se con la farina di ceci ci si fa tranquillamente la “frittata”, perché allora non usarla per la nostra pastella che, tradizionalmente, dovrebbe essere a base di uova e latte (facilmente sostituito con latte di mandorla)? Non vi preoccupate del sapore: non sarà affatto invadente e le spezie e i dolcificanti naturali usati lo maschereranno e lo renderanno delizioso.

Abbiamo servito il nostro french toast delle mele speziate cotte velocemente sul momento e della panna di cocco. Le mele sono state fantastiche ma, per il nostro gusto, la panna di cocco è risultata un po’ eccessiva (ecco perché, anche se la vedrete in foto, non la vedrete menzionata nella ricetta). Piuttosto, aggiungete delle noci pecan tagliate grossolanamente e giusto ancora un tocco di sciroppo d’acero (e se lo avete o lo autoproducete, dello yogurt di cocco per contrastare un po’ la dolcezza): così, vi assicuriamo, il vostro french toast sarà davvero favoloso.
Ecco, magari non lo avete potuto preparare per Natale, ma avete ancora tempo per la colazione di capodanno, no? (altro…)

Torta di carote e noci vegan // Vegan walnut carrot cake (gluten free)

(English version below) Poteva non essere una torta di carote quella che avrebbe festeggiato la più piccola di noi due? E se l’anno scorso ci siamo dimenticate di fotografare quella splendida torta raw ai frutti di bosco che era sparita in poco e niente (ma la ricetta è stata scritta e presto vedrete anche quella!) quest’anno ci siamo attrezzate, abbiamo messo un paio di fette da parte da non offrire agli ospiti e siamo riuscite a presentarvi questo dolce delizioso.

Quello che c’è stato prima e dopo il grande giorno è decisamente da dimenticare, ma il durante è stato decisamente piacevole. Prima di festeggiare, infatti, dobbiamo ammettere che lo sconforto nel sapere che la maggior parte delle persone con le quali la più piccola di noi avrebbe voluto festeggiare non avrebbe partecipato è stato accompagnato da una serie di pianti e riflessioni del tipo “io non farò nulla, starò soltanto con il mio gatto” o “non voglio nemmeno una torta” o, ancora, “il mio sarà un compleanno come quello di Bridget Jones” (e inevitabilmente, chiaramente, a quest’ultimo pensiero si è unito l’ascoltare senza sosta All by myself – sì, qui si tende a drammatizzare tutto). Se poi vogliamo aggiungere che, causa influenza, la notte prima del compleanno ha visto proprio la festeggiata non chiudere occhio con nausea e tutto ciò che questa porta (non lo volete davvero descritto…). Il dopo, invece, è stato davvero poco esaltante visto che avremmo voluto festeggiare insieme ma la più grande di noi è stata stroncata da una brutta influenza e la serata si è ridotta ad ingerire una quantità industriale di curcuma e al guardare serie tv al computer mentre lei dormiva.

Il durante, però, non sarebbe potuto andare meglio: sono venute a casa appena 8 persone, ma decisamente le più importanti e quelle che hanno permesso che il compleanno riuscisse davvero bene. Abbiamo cucinato fino all’ultimo momento (sebbene si trattasse di un dopocena potevamo permetterci di non servire almeno degli stuzzichini?). E tra immancabile guacamole, crackers di semi e delle tartine con un patè straordinario, una volta scoccata la mezzanotte non sarebbe stato un compleanno se non fosse arrivata una torta.

Una torta degna di questo nome e decisamente importanti, di quelle che, effettivamente, non sono mai state realmente il nostro genere ma che, una volta l’anno (o meglio, una volta ogni 19 anni), è necessario preparare. Non volevamo una torta al cioccolato (che, anche se poi finisce sempre per apprezzarle, non sono davvero il genere di Marta, piuttosto quello di Mimma) e la torta panna – di cocco, of course – e fragoline decisamente fuori stagione non è mai stata troppo esaltante per la più piccola di noi fin dai primi anni di vita, perciò l’opzione vincente si è rivelata una torta di carote. (altro…)

Lussekatter – panini dolci svedesi allo zafferano // Vegan swedish saffron buns

(English version below) In realtà oggi avremmo voluto postare quella favolosa torta di carote preparata giusto qualche giorno fa per il compleanno della neo diciannovenne di casa, poi ci siamo ricordate che è il 12 dicembre e che domani è Santa Lucia e noi avevamo una ricetta pronta per il blog da condividere prima che fosse troppo tardi.

Non si tratta di arancine o cuccìa come la tradizione siciliana vorrebbe, ma di focaccine svedesi profumate allo zafferano che si preparano proprio in occasione della festività. E poiché, appunto, si dovrebbero preparare proprio per Santa Lucia potete ancora uscire dal frigorifero il vostro lievito madre, rinfrescarlo, preparare l’impasto per questi panini, farlo lievitare tutta la notte e domani mattina svegliarvi un’oretta prima del solito, dargli la tipica forma arrotolata, farli lievitare ancora un pelino e poi dritti in forno e pronti in appena 20 minuti per la prima colazione.

Il nostro primo tentativo nel ricreare questi panini è stato davvero buono e il loro impasto è risultato estremamente soffice, ma decisamente poco facile da maneggiare e, poiché è necessario dare una specifica forma all’impasto, volevamo ottenere un composto un po’ più denso e meno idratato.

La nostre versione vegan dei Lussekatter – nome svedese di questi panini dolci che letteralmente significa “Gatto di Lucia” – è a base di farina di farro, naturalmente lievitata con il nostro lievito madre (anche questo di farro), dolcificata con un tocco di sciroppo d’acero e resa morbida da un po’ di olio di cocco (piuttosto che dal burro utilizzato nella versione tradizionale).  (altro…)