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Biscotti al matcha & Josh Rosebrook by GreenSoulCosmetics

Chi mi conosce lo sa: sono una grande appassionata di green beauty. Per quando vedendomi potrebbe sembrare “strano” che io dica questo (sono una ragazza acqua e sapone, mi trucco lo stretto necessario e mi basta un velo di fondotinta di troppo per non sentirmi più a mio agio), in realtà sono una geek per quanto riguarda la cosmesi biologica e naturale.

Passerei ore sui siti di beauty alla ricerca dell’INCI perfetto e se c’è una cosa che mi piace collezionare sono proprio i prodotti di bellezza, così da poterli ruotare sempre e usarli in base a quello che mi chiede la mia pelle e di cui ha bisogno. Perché essere appassionate di beauty non significa esagerare o dover per forza truccarsi tanto: per me è un modo per dimostrare amore verso me stessa e dedicarmi un po’ di tempo, è un “vizio” che mi fa stare meglio, che mi permette di avere quei 10 minuti per me e nessun altro.

Il sito sul quale passo la maggior parte del tempo con gli occhi a cuoricino è senza dubbio GreenSoulCosmetics : cura scrupolosa per la selezione dei prodotti, tutti a base di ingredienti estremamente naturali (ciascun brand è così perfetto che scegliere è davvero difficile), cruelty free e decisamente performanti.

Quando ho avuto la possibilità di provare una selezione di prodotti di Josh Rosebrook, ho letteralmente saltato per la gioia. Se non lo conoscete ancora, vi invito caldamente a dare un’occhiata alla lista degli ingredienti: non so se conoscete il detto “non mettere niente in viso che non mangeresti” – beh, per questa linea, non potrebbe essere più azzeccato. Se infatti inizialmente potrebbe sembrarvi che ci siano una quantità infinita di ingredienti, guardando bene vi accorgerete che si tratta unicamente di estratti di piante selvatiche (tra cui anche adattogeni!), argilla, aloe, miele organico.

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Raw vegan bounty balls

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Una volta tanto, mettiamo le mani avanti e vi suggeriamo in anticipo – piuttosto che, come sempre, all’ultimo momento – una ricetta con la quale potrete smaltire o meglio, riutilizzare (perch? smaltire non ? mai un problema, eh?), l’infinito cioccolato delle uova di pasqua che vi sar? rimasto a casa. Certo, magari non sar? proprio il cioccolato crudo o quello dolcificato con zucchero di cocco che vi consigliamo di usare qui, ma confidando che abbiate fatto i bravi e che abbiate scelto un buon cioccolato fondente, diciamo almeno al 70%, si potrebbe tranquillamente chiudere un occhio su questa?variazione. Quanto agli altri ingredienti, procuratevi del buon cocco rap?, dell’olio di cocco, un ottimo sciroppo d’acero o un buon miele, magari non pastorizzato, e della crema o burro di cocco. Se qualcuno si stesse chiedendo cosa sia quest’ultimo, si tratta di cocco disidratato frullato ad alta velocit? fino a diventare una crema – diciamo lo stesso procedimento che si applica per il burro di mandorle. Li trovate gi? pronti nei buoni supermercati biologici?e non lasciatevi confondere dal fatto che uno si chiami crema e l’altro burro: ? esattamente la?stessa cosa. Altrimenti, qualora aveste tempo, pazienza e un buon food processor, potete decidere di preparalo in casa direttamente voi. Per tornare, invece, alla ricetta compiuta,?queste palline, bon bon o qualsivoglia chiamarle hanno avuto talmente successo a casa (e fra quei pochi che hanno avuto l’onore di averne messa una da parte e assaggiarle) da essere spazzolate tutte in appena 24h. Perch? insomma, con la scusa che non solo sono buonissime, ma per giunta sane, vegane e senza?zuccheri raffinati, sarebbe proprio paradossale limitarsi, o no? (altro…)

Panettone di farro al miele per tipi pigri (con video)

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Non era questo il post che avremmo dovuto pubblicare oggi. O quantomeno, avremmo probabilmente dovuto postare oggi questo se solo la settimana scorsa fossimo riuscite a mettere in ordine i nostri pensieri – cosa che comporta, inevitabilmente, la stabilit? qui sul blog – e se solo vi avessimo gi? proposto tutta una serie di cose che, per una volta, si sono limitate a finire soltanto nella nostra pancia che anche qui sul blog. Non che fossero cattive, tutt’anzi! Uno sformato vegano, caldo e confortante, perfetto per il pranzo di Natale di cui non ci convincevano le foto, una torta da compleanno da paura (perch?, qualora qualcuno non se ne fosse accorto, qualcun altro, qui, ha compiuto questi fatidici 18 anni), una serie di stuzzichini, croccanti e cremosi che siano, per l’aperitivo della vigilia o, ancora, una serie di pensierini?mangerecci da impacchettare e regalare. E ancora, non che questa ricetta qui non meriti un suo posto d’onore, ma volevamo marcare ancor di pi? il suo posto di rilievo. Questo panettone qui ? una di quelle ricette a fatica (quasi) zero che in casa si preparano da anni, dai tempi in cui?si scattavano foto con il cellulare e l’idea di aprire un blog di cucina non ci avrebbe neanche sfiorato la mente. Un panettone, insomma, per tipi pigri o per tipi perennemente sull’orlo. Siamo riuscite a partorire – perch? prendersi cura dell’impasto ? un po’ come prendersi cura di un bimbo – una ricetta semplice, relativamente veloce, con un solo impasto e alla portata di tutti. Che poi fosse impastato con la farina di?farro e dolcificato esclusivamente con il miele era un obiettivo che ci eravamo poste e che questo imponente lievitato ha saputo soddisfare pi? che bene. Non avendo pi? di un impasto e dei tempi di lievitazione relativamente brevi, questo non sar? esattamente uguale ad un panettone, ma ? quanto di pi? vicino possa esserci, ricordandolo nel sapore e nella morbidezza. E se poi ve ne dovesse avanzare qualche fetta – davvero?? – e dovesse risultare un po’ secco, non saremo certo noi a non strizzarvi l’occhio e a non suggerirvi?di riciclarlo sapientemente in un pain perdu per la colazione del 25. E poich? molto probabilmente non riusciremo a passare da queste parti prima di Natale (mancano appena 3 giorni alla vigilia!!) , ne approfittiamo ora per augurarvi i nostri pi? sinceri auguri, a chi ci segue da sempre e a chi ci segue da poco: merry christmas! (altro…)

Mezzelune natalizie di riso e avena (con video)

Dopo una settimana di pi? assoluto silenzio, torniamo (finalmente!) tra le pagine di questo blog fra uno starnuto e l’altro. Dicembre ? arrivato quasi all’improvviso, cogliendoci impreparate e, per la prima volta, senza un albero di natale pronto per il primo del mese.?Decise a rimboccarci le maniche, di certo non potevamo immaginare che nei giorni successivi ci avrebbe colte una fastidiosa influenza – di quelle pi? insidiose, con mal di testa, raffreddore e crampi allo stomaco – che ci avrebbe tenute a letto, prima l’una e poi l’altra, fino a sabato sera. Ieri mattina, per?, fra uno starnuto e un colpo di tosse?e?dopo una ciotola di porridge rigenerante – una coccola diventata decisamente usuale per le nostre colazioni invernali -, abbiamo addobbato l’albero e impastato i primi biscotti natalizi, che il grande giorno ? pi? che vicino?- e no, non stiamo ancora parlando del Natale, ma della pi? che prossima neo diciottenne – e mai ? successo che fossimo impreparate e che mancassero decorazioni e dolci biscotti dal profumo di vaniglia, cannella, arancia. Queste mezzelune qui sono nate quasi per caso, con lo scopo di imitare i Kipferl austriaci, biscotti alla vaniglia a forma di mezzaluna burrosissimi e bianchi?di zucchero a velo come fosse neve nel giorno pi? freddo dell’anno, ma in realt? con questi hanno poco a che vedere sebbene poi, al primo assaggio, il sapore ci abbia immediatamente fatto pensare a questi: infatti abbiamo utilizzato dell’olio di cocco, miele per dolcificare e un mix di farine che ce li ha fatti amare soprattutto per la fragranza?che hanno conferito. La solita lista di biscotti da preparare prima che arrivi il Natale?oggi diventa un po’ pi? lunga: questi dolcetti qui infatti meritano che gli si faccia necessariamente un po’ di spazio. (altro…)

Torta di polenta e ricotta

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Che qualcuno ci imponga di non comprare pi? libri su Amazon, perch? il fatto sta diventando serio. Patologico, oseremmo dire. Qualcuno ci rassicuri dicendo che non siamo le sole a soffrirne. Da quando lo abbiamo “scoperto”, ne siamo diventate dipendenti ed ? cos? che nel giro di dieci mesi la nostra biblioteca culinaria si ? arricchita di almeno 20 nuovi titoli. E ci stiamo limitando a contare quelli in lingua straniera. Il problema ? che ? fin troppo facile resistere alla tentazione. Stai l? seduta, senza neanche doverti muovere, senza aspettare due settimane perch? un libro sia disponibile o, ancor peggio, senza poter accedere ai libri non ancora editi in Italia, se sei fortunata puoi dare un’occhiata anche all’anteprima, fai un “click” e in 3 – 4 giorni il libro ? a casa tua. Certo, si potrebbe considerare lo sforzo immane di dover scendere le scale per aprire il portone e ricevere il libro dal corriere – o, ancora peggio, lasciare il proprio pacco sotto le grinfie del proprio portiere che all’orario in cui torni a casa chiude sempre la portineria per riaprirla ben 3 (!!!) ore dopo, per poi ricevere una risposta sgarbata per i troppi pacchi che arrivano sotto il tuo nome -, ma sembrerebbe essere sopportabile. Non ? bastato neanche il non trovare pi? per un paio di mesi la propria carta prepagata, in quanto i nostri dati erano stati saggiamente salvati preventivamente da Amazon sul nostro profilo – e su questo, per?, se ne potrebbe anche discutere a lungo… -. Non che non ci piacciano le librerie, anzi! La nostra preferita ? una piccola libreria indipendente proprio a due passi da casa, grazie alla quale ci riforniamo di (altri) libri di cucina e selezionate e interessanti letture extra-culinarie, ma spesso la pigrizia (e, soprattutto, l’accesso ai titoli non ancora editi) prevalgono e la nostra lista desideri su Amazon, che al momento conta 87 libri, cresce proporzionalmente ad ogni prodotto acquistato. Tutto ci? per dire che, dopo aver comprato ben 3 libri la settimana scorsa, grazie?un incredibile ed inusuale “abbondanza” di soldi momentanea, ne vorremmo acquistare gi? degli altri. E per dire anche che questa torta di?polenta, mandorle e ricotta, viene da un libro bellissimo – non acquistato su Amazon, per? – quale “Green Kitchen Travels”. Dire quanto questi due ragazzi ci piacciano crediamo sia un po’ scontato, sposando a pieno la loro filosofia alimentare e lasciandoci incantare da ciascuno dei loro scatti. E questo dolce senza glutine e dolcificato interamente con il miele era troppo bello (e sano!!) per non essere preparato (e perch? non ci facesse pensare a un paio di splendide ragazze innamorate dei dolci alla ricotta). Preparate la torta un giorno prima, lasciatela sotto la campana di un’alzatina e aspettate, se riuscite, il giorno successivo per mangiarla: diventer? ancora pi? buona e cremosa! (altro…)

Ghiaccioli al limone, menta e miele

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Un ghiacciolo prima di appendere definitivamente il cartello “chiuso per ferie” sul nostro forno, sul nostro frigo, sulla nostra kitchen aid; diciamo direttamente sulla porta della cucina, probabilmente ? pi? sbrigativo. Questa estate, dobbiamo essere sincere, ci ha un po’ sfiancate: i 40?C come temperatura fissa non fanno per noi e ci hanno dovuto far mettere da parte varie ricette che avevamo intenzione di proporre qui (confidiamo in Settembre, con temperature migliori e gli ultimi prodotti dell’estate…). ? arrivato finalmente il momento in cui riusciamo a sentirla davvero, questa estate: il momento che tanto attendiamo ogni anno, saltare un’aereo con bagagli di dimensioni non superiori ai 55x40x20 – si sa, Ryanair ? piuttosto fiscale su certe cose.. – ?e dedicarci una o due settimane tutte per noi, lontane da qualsiasi papabile fonte di stress. Quest’anno torniamo, dopo due anni, in quella citt? dove abbiamo lasciato il cuore per costruire nuovi e forti ricordi: chi ci segue da tempo o chi ? nostro follower su instagram forse avr? gi? capito di quale citt? siamo parlando, noi in ogni caso vi aspettiamo qui agli inizi di Settembre per parlarvi di come riscoprire una citt? che gi? si conosce. Nel frattempo, lasciamo la ricetta per dei ghiaccioli al limone buonissimi e sani, che voi che sarete ancora costretti a sopportare le temperature dell’estate italiana pi? calda di sempre – noi invece si spera di incappare in un clima un po’ pi? rigido – magari ne avrete ancora bisogno per rinfrescarvi un po’. Come scritto nella ricetta, piuttosto che ghiaccioli si potr? fare una granita: a voi la scelta! Buone estate e buone vacanze, ci sentiamo presto! (altro…)

Ciambella di orzo, mandorle e amarene

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Questa ?, molto sinceramente, una delle nostre migliori torte di sempre. Di quelle che se trovassimo le amarene fresche ogni giorno potremmo ripetere senza mai stancarcene. Ecco, le amarene: queste sono state un bellissimo e gradito?regalo di una collega della pi? grande di noi, che ci ha fatto avere le amarene dell’albero del suo giardino. Nobilitarle con un dolce di degno rispetto era d’obbligo. Volevamo qualcosa di diverso dalle solite amarene sciroppate o della classica confettura, ed in un non troppo caldo pomeriggio di fine primavera, durante il quale accendere il forno per sfornare un dolce era decisamente tollerabile (vista poi la merenda abbondante che ne ha seguito), ci siamo trovate ad abbozzare ricette per dar forma e consistenza ad una torta che potessimo non semplicemente immaginare. Abbiamo infilato il muso nel cassetto delle farine e deciso che, stavolta, sarebbe toccato a quella d’orzo essere protagonista. Per poi accompagnare le amarene, cos? acidule, serviva qualcosa che riuscisse a controbilanciarle senza risultare stucchevole, ed ? cos? che ci sono venute in soccorso le fidate mandorle: scelta pi? che azzeccata ? stata quella di usarne, per met? parte, di mandorle non pelate, che hanno reso la torta pi? rustica e aromatica. Ci chiediamo poi se sia stato merito del miele, o forse proprio di mandorle e amarene amalgamate tra loro, il profumo cos? intenso di questa torta. E, per elogiare ancora un dolce che ci ha conquistate, una menzione speciale?va alla sua sorprendente morbidezza: ci sentiamo infatti di affermare come si sciolga deliziosamente sotto la bocca. La scelta di uno stampo a ciambella, infine, era necessario per completare l’opera, che ogni torta che abbia la forma di una ciambella, sotto la campana dell’alzatina per i dolci da colazione, ci fa battere un po’ il cuore. Dopo tutto questo sproloquio, vi suggeriamo, vi invitiamo, vi imploriamo di rifarla, perch? questa possa conquistare anche voi! Se non dovessero esserci amarene nei paraggi, invitate ad unirsi un’altro frutto che condivida con queste una nota leggermente asprigna, magari dei lamponi, dei ribes, forse anche delle more e fra qualche tempo le susine, ma fatela! (altro…)

Insalata di carote con cardamomo e zenzero

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Ai tempi in cui non avevamo un blog, questa era uno dei contorni pi? gettonati in casa. Quando, d’altronde, metti una figlia che, se non fosse che ha sembianze umane, potrebbe tranquillamente essere un coniglio, capite bene come una semplice insalata di carote potesse essere all’ordine del giorno. Poi, vuoi o non vuoi, ? passata in secondo piano per fare spazio a sapori nuovi e ancora inesplorati. Ma quando mandi l’uomo di casa da solo – perch? una ? a scuola e l’altra ? a letto con la febbre?- al solito mercato del sabato, senza che abbia alcun controllo, sei consapevole che non saprai mai cosa poterti aspettare. La perfetta equazione dell’andamento degli avvenimenti, poi, vuole anche che questi torni a casa con 4kg di carote, con un’ingenua noncuranza delle condizioni di salute della pi? grande di noi e con una mancata delicatezza nel sollevarla dal fatidico lavaggio delle verdure del sabato sera. In un modo o nell’altro, siamo riuscite a lavare le carote?e, piuttosto che far fare a tutte un bagno nel barattolo di tahin, come da prassi, abbiamo approfittato?di tale abbondanza di verdure per sfruttare questo cos? bistrattato uomo di casa e fargli grattugiare un paio di quelle carote. Le solite spezie, quelle che hanno sempre accompagnato questo contorno, sono venute da s?, cos? come l’immancabile miele e la nota fresca della menta! (altro…)

Cake d’avena al limone, miele e pistacchi

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Come si pu? ben immaginare, qui la festa della mamma ? quasi pari ad eventi come compleanni e simili. Che qui, questa mamma, si deve festeggiare e celebrare. Mi piace l’idea di coccolarla, il vedere quel sorriso un po’ commosso stampato sul suo viso ogni volta come se fosse la prima. E cos?, ? un po’ come se i ruoli si invertissero. Mi diverto a farla stare un po’ sulle spine, stuzzicandola e preannunciandole che s?, sar? un gran giorno! In realt? non abbiamo mai ben capito, se la festa della mamma sia l’8 maggio o la seconda domenica di maggio. Sono quelle date che un po’ ci confondono, come la pasqua. E siccome non volevo trovarmi sprovvista n? per l’uno n? per l’altro giorno, gioved? pomeriggio ho impastato i suoi biscotti preferiti, quelli di frolla, facendoglieli trovare per colazione e dicendole che era solo un assaggio della giornata che la avrebbe aspettata domenica. Le aspettative dunque erano alte. Sabato pomeriggio ho impastato una torta da colazione, semplice e profumata: volevo qualcosa che potesse accompagnare le sue mattine (ricordate mica che lei ? quella che senza dolcetto a colazione non sa stare?) e, soprattutto, volevo che fosse una torta inventata da me. Non so quali siano stati i principi astrali fondamentali e assoluti che mi abbiano convinta che “s?, di farina ne sarebbe bastata?cos?” e grazie a quali proporzioni io sia riuscita a bilanciare ingredienti liquidi e solidi, fatto sta che ho sperato in un miracolo, ho versato tutto nello stampo da plumcake e infornato fin quando la superficie affermava silenziosamente di averne abbastanza, di tutto quel caldo. Poi l’ho sfornata, messa in un vassoio e nascosta accuratamente nel mobile della mia stanza dove conservo tutte le caccavelle. Domenica mattina mi sono alzata presto, ho dato da mangiare ad un micio impaziente che pretendeva la sua pappa (senza il quale, per?, non mi sarei mai alzata), e ho iniziato a sistemare la lavastoviglie cercando di provocare un rumore il pi? silenzioso possibile. Poi la tovaglia, i papaveri, il t? caldo (rigorosamente verde e profumato alle rose, d’obbligo per la festa della mamma), le scodelle di yogurt, il barattolo dei fiocchi d’avena, un libro minuziosamente impacchettato e il vassoio con la torta. Nel frattempo, immaginavo?che la mamma fingesse di dormire per lasciarmi quanto pi? spazio possibile, e invece dormiva di un sonno profondo. Insomma, al fatidico e temuto momento dell’assaggio, la torta si ? presentata davvero buona, morbida e sofficissima, con un bel sentore di pistacchi. Il regalo, poi, ? stato decisamente apprezzato. Questo ? il ricordo di una torta parecchio buona, di una bella mattinata ed un augurio ad una mamma speciale. (altro…)

Marmellata di arance al miele di lavanda

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Da Marsiglia, oltre che carote viola e haloumi, ci siamo portate dietro anche il miele di lavanda, che desideravamo da tempo immemore. Adesso, c’? da specificare che la pi? piccola delle due ? un orsetto e, specialmente da piccola, avrebbe volentieri mangiato ad ogni pasto pane e miele, e, quando non c’era quello, spalmava sul pane la marmellata di arance della mamma. Quella non troppo dolce, con le scorze che si sentono sotto i denti. Di marmellate d’arance, qui, ce n’? gi? una, pubblicata tra i primi post del blog, ma eravamo cos? impazienti di impiegare il miele di lavanda in qualche preparazione che la prima idea che ci ? bazzicata per la testa?? stata quella di una marmellata di arance profumata alla lavanda (beh, non si ha scelta quando in casa arrivano cassette di arance biologiche da 15kg una settimana s?, e l’altra pure…). ? una marmellata molto semplice, non molto zuccherina – ci piace parecchio il sapore acidulo della frutta e non volevamo coprire il loro sapore – ma sentitevi liberi di aumentare un po’ le dosi di miele se dovesse risultare troppo poco dolce. Sapendo quanto qui il miele di lavanda sia irreperibile, la marmellata ? buona anche con un semplice miele delicato ma, ?se voleste aromatizzarla alla lavanda, mettete pochissimi fiori (il loro profumo ? molto, molto intenso) in infusione durante gli ultimi cinque minuti di cottura della marmellata.
p.s.: ? davvero buona da accompagnare ai formaggi, specie quelli caprini dal gusto forte! (altro…)