Crumble salato di verdure mediterranee // Vegan savory mediterranean crumble

Ciotola in gres Giovelab

Qualche giorno fa, ne parlavamo anche nel post precedente, abbiamo chiesto su instagram cosa vi sarebbe piaciuto vedere sul blog fra i vari post che avevamo in cantiere. Dopo la pizza di zucchine (che sembrerebbe essere stata davvero apprezzata, visto quanti di voi ci hanno detto di averla ri-fatta!), la medaglia d’argento era spettata a questo crumble di verdure mediterranee, che, fondamentalmente, è un modo un po’ alternativo per servire una ratatuille.

È vero, ormai l’estate è alle porte e un po’ ovunque il sole ha già scaldato le città, motivo per il quale noi stesse abbiamo sempre meno voglia accendere il forno (ma, nonostante ciò, noi continuiamo quotidianamente ad infornare il nostro pane di pasta madre, a preparare granola e ad arrostire verdure), ma avevamo una ciotola troppo bella per non poter prepararci dentro qualcosa.

Abbiamo, come probabilmente tutti coloro che hanno un food blog di cucina, una piccola ossessione per ciò che concerne piatti, scodelle, posate, tazze e via dicendo. Negli anni, abbiamo accumulato una quantità tale di questi da essere arrivate a doverli conservare nei posti più improbabili (es. la stanza della più piccola di noi) e non avere più spazio per lo stesso cibo. Allo stesso tempo, abbiamo sviluppato uno stile e un gusto decisamente più definiti rispetto a quando abbiamo iniziato. Forse per nostra fortuna, visto che potremmo tranquillamente spendere tutti i nostri soldi in props, in Italia eravamo ancora riuscite a trovare il particolare tipo di piatti che ci piaceva (ed è per questo che, di ritorno dalle nostre vacanze, ritorniamo sempre con valigie estremamente pesanti non per via di gadget e souvenir ma, principalmente, perché abbiamo acquistato quantità imbarazzanti di stoviglie). Tutto questo, però, prima di conoscere Giorgia e il suo progetto Giovelab.

Quando, dopo mesi di ricerche, siamo finalmente riuscite a trovare una realtà italiana totalmente in linea con il nostro stile (nessuno può immaginare quanto amiamo i piatti in grès), non abbiamo esitato un attimo a metterci in contatto con lei per farci raccontare un po’ del suo progetto. È così che abbiamo conosciuto Giorgia, che ci ha parlato della sua attività e di uno dei suoi ultimi lavori, ovvero una fantastica ciotola in grès che si presta ai più svariati usi: dal cuocerci una torta dentro al preparare delle verdure al forno, dal mangiarci dentro (perché è bellissima da portare a tavola, e poi così si sporca di meno!) all’usarla come insalatiera o porta frutta. Insomma: un unico essenziale pezzo, mille usi. Già soltanto da come ce ne ha parlato ne siamo state entusiaste, e dal primo momento in cui è entrata nella nostra cucina, abbiamo avuto la certezza che non ce ne saremmo più separate.

Visto che spesso ci arrivano messaggi che ci chiedono da dove arrivano i nostri piatti e se conosciamo qualche produttore qui in Italia che produca stoviglie simili, siamo finalmente felici di potervi consigliare a cuore aperto di dare un’occhiata (e dire addio al vostro portafogli) al suo e-shop, perché ne vale davvero la pena. Nella nostra wish list, da acquistare al più presto: i cucchiaini e il piatto dessert in grès.

Tornando al crumble, se siete abituati ai crumble di fiocchi d’avena, che tendenzialmente diventano super croccanti dentro il forno come se fossero granola, sappiate che la consistenza di questo sarà diversa. Il mix di farina di grano saraceno, lievito alimentare e semi di girasole, infatti, si scioglierà in bocca e amalgamerà bene alle verdure, pur mantenendo un pizzico di croccantezza grazie ai semi di girasole. È un piatto che qui in casa è piaciuto molto, un po’ perché per le solanacee sono l’unico gruppo di verdure che l’uomo di casa sembrerebbe apprezzare, un po’ perché ha un sapore classico, tipicamente mediterraneo e ricorda un po’ le verdure panate. (altro…)

Pizza di zucchine con crema di rucola e semi di zucca // Vegan grain free zucchini pizza crust

(English recipe follows) Torniamo finalmente a pubblicare dopo una settimana e mezzo di silenzio durante la quale ci siamo trovate a fare i conti con un blog che andava di testa sua e che apriva pubblicità decisamente poco gradevoli ogni volta che si tentava di accedere ad una pagina. Dopo l’ansia e il terrore iniziali (siamo molto drammatiche), abbiamo preso atto di ciò che stava succedendo e ci siamo affidate a qualcuno di decisamente più esperto di noi per risolvere il problema. Adesso dovrebbe funzionare tutto per bene, ma qualora si aprissero pagine fastidiose tentando di entrare sul sito, fatecelo sapere.

Nonostante tutto, però, non abbiamo smesso un attimo di cucinare e abbiamo sfornato una serie di piatti che non si sono rivelati un disastro dopo l’altro ma che, in realtà, erano tutti davvero buoni e non vediamo l’ora di condividere qui sul blog. Così, nell’indecisione di cosa postare oggi, abbiamo fatto un piccolo sondaggio su instagram (avete risposto in tantissimi e la cosa non ha potuto che riempirci di gioia) su cosa avreste preferito vedere qui sul blog, e questa “pizza di zucchine” è risultata vincente.

Un paio di settimane fa, la più piccola di noi si era assolutamente convinta di voler provare a creare una “pizza” che avesse come ingrediente principale le zucchine (un po’ come quella di cavolfiore, ma con le zucchine) ma la più grande non ne era particolarmente convinta, perciò si era limitata ad assecondarla senza particolare interesse. Qualche sera dopo, completamente senza idee su cosa cucinare per la cena, la più piccola ha deciso che era arrivato il momento di provare a creare questa fantomatica pizza di zucchine. Le abbiamo quindi grattugiate, strizzate per bene e poi mescolate con farina di cocco, lievito alimentare in scaglie e semi di lino. L’impasto si presentava niente male, perciò l’abbiamo steso, cotto da un lato e poi dall’altro e, siccome in quel momento eravamo in cerca di qualcosa di molto veloce che risolvesse la nostra cena, ci siamo limitate a condirlo con uno dei nostri vasi di conserva di pomodoro preparata l’anno scorso, un po’ di verdure arrostite ed un “formaggio” di noci macadamia che avevamo in frigo del quale vi racconteremo presto: il risultato è stato sorprendente, e indovinate chi, dopo tanto scetticismo, se ne è innamorata perdutamente?

Siccome stiamo ancora sperimentando con un paio di ricette grain free, la prima lo è stata completamente, grazie all’utilizzo della farina di cocco (che, ricordiamo sempre, non è la stessa cosa del cocco rapé/cocco essiccato) e ci è piaciuta tantissimo. Volevamo però trovare una soluzione anche per chi non riesce a trovare la farina di cocco o per chi, come il nostro di casa, sente un po’ presente il gusto della farina di cocco e preferisce un sapore più tradizionale, neutro e rustico. Oggi stesso, perciò, abbiamo provato con la farina di grano saraceno (il che significa che, essendo questo uno pseudo-cereale, tecnicamente anche questa versione è senza veri e propri grani) e anche in queste vesti la pizza ci è piaciuta tantissimo.

Chiaramente, nulla vogliamo togliere alla sacra pizza, che adoriamo anche noi, ma questo è un modo carino e sano di nascondere verdura in una veste più appetitosa o da preparare quando si ha voglia di qualcosa che ricordi la pizza ma sia più leggero o, ancora, non si è pensato prima ad un impasto da lasciar lievitare.

Quanto al condimento, qui abbiamo deciso di fare qualcosa di meno tradizionale e proporvela con una crema di semi di zucca e rucola, ma fidatevi: con un po’ di passata di pomodoro, un paio di olive, due melanzanine grigliate, un goccio d’olio e una spolverata di origano sarà davvero meravigliosa. (altro…)

Panini di chufa senza cereali // Vegan + grain free tigernut buns

Era da un po’ che ci frullava per la testa l’idea di preparare un pane senza alcun tipo di cereale o pseudocereale. Abbiamo cercato un bel po’ online, ma la maggior parte delle ricette prevede una quantità esagerata di uova o davvero tanta farina di mandorle/frutta secca o, ancora, l’aggiunta di fiocchi d’avena (che sono un cereale) o di quinoa o grano saraceno che, pur non essendo tecnicamente dei grani (si tratta di semi, infatti) si comportano principalmente come se lo fossero.

Da quando la più piccola di noi ha avuto certi fastidiosi problemi di stomaco (ricordate quei dolori insopportabili sotto lo sterno appena sveglia di cui vi parlavamo?) e visti i forti attacchi di colite che, puntualmente, si fa viva ogni due/tre giorni, abbiamo cercato il più possibile di dare un po’ di respiro al suo stomaco, il ché ha significato due cose fondamentali: ridurre l’apporto di ceci che, a quanto pare, ultimamente non digerisce molto e ridurre quello di glutine e grani (senza però escludere pseudocereali come quinoa, grano saraceno e amaranto che invece sembrerebbe digerire senza particolari problemi) in favore di frutta secca, semi e avocado e legumi che riesce a digerire meglio come lenticchie, lupini e piselli. Ovviamente non la gestiamo come una cosa eccessivamente vincolante e “stretta” (quindi vi è tranquillamente spazio per le dovute eccezioni qui e lì) e, sebbene i fastidi non siano svaniti del tutto, dobbiamo dire che sicuramente al momento la situazione è davvero più gestibile.

E visto che, comunque, cerchiamo di fare in modo che la cosa sia il meno “pesante” da sopportare e che non sia mai triste, volevamo a tutti i costi cercare di elaborare dei panini senza grani che potesse mangiare ogni giorno e ogni quando ne sentisse il bisogno senza che la sua digestione venisse eccessivamente disturbata.

Quanto alla farina “strana” che vedete menzionata nel titolo della ricetta, si tratta di farina di Chufa o zigolo dolce (o, ancora, tigernut), ovvero un piccolo tubero che, appunto, non è né un grano né appartiene alla famiglia delle noci, perciò perfetta per il nostro esperimento (non che abbiamo qualcosa contro la frutta secca, ma visto che ne mangiamo abbondantemente ogni giorno tra latte vegetale, “burri” di mandorle o nocciole e, ancora, come snack e a conclusione dei pasti, volevamo evitare di sovraccaricare anche questi). È ancora un po’ difficile da trovare in supermercati – anche se bio – ma potete tranquillamente acquistarla qui *non si tratta di una sponsorizzazione, semplicemente questa è quella che abbiamo usato noi e che vi consigliamo. Il resto degli ingredienti invece sono farina di cocco (non cocco rapé – si tratta davvero di una cosa diversa!), polvere di fibra di semi di psillio (se usate la cuticola non polverizzata probabilmente avrete bisogno di aggiungerne un cucchiaio in più, ma non abbiamo provato), semi di lino e un goccio d’olio.

Consiglio fondamentale: non provate a far diventare questo impasto un pane intero o da cuocere dentro una teglia: succederanno cose spiacevoli. Vi diciamo soltanto che ci abbiamo provato per la bellezza di due volte ed entrambe le volte, nostro malgrado, abbiamo dovuto buttare i nostri tentativi: poiché infatti si tratta di un impasto senza glutine e senza alcun cereale o addensante, ha bisogno di cuocere a lungo e di ricevere calore da tutti i lati. Sappiamo che sarebbe davvero bello farne un pane da affettare e non doversi limitare a dei panini piccoli piccoli, ma per questa ricetta è necessario accontentarsi di questo.

La consistenza è sofficissima (se desiderate che siano un po’ più “fermi” e sodi, aspettate 24 ore dopo la cottura prima di tagliarli e consumarli) e il sapore delizioso, leggermente dolce senza aver bisogno di alcun dolcificante grazie al retrogusto mandorlato della farina di Chufa. Potete tranquillamente, però, decidere di accompagnarli a qualcosa di salato, preferibilmente con un sapore forte e deciso: noi li abbiamo adorati con tahini e composta di mirtilli o con un paté di broccoli e senape. A dire il vero, abbiamo anche preparato dei mini burger e li abbiamo usati come piccoli burger buns.

Sappiamo che gli ingredienti sono un po’ meno di facile portata rispetto a quelli che proponiamo di solito, ma se siete curiosi di provare nuovi ingredienti e vi piace sperimentare, vi consigliamo caldamente di procurarvi tutto e provare questi panini senza cereali! (altro…)

Tartufi vegan al cocco e cioccolato bianco // Vegan white chocolate + coconut truffles

(English recipe below) Senza neanche programmarlo, abbiamo trascorso tutta la settimana insieme in quanto la più grande di noi si è trovata a far fronte ad una brutta sciatica che, in questi giorni, l’ha tenuta bloccata a letto e incollata di fronte allo schermo dell’iPad e a Netflix, cosa che l’ha inevitabilmente portata a sognare (di notte – uno dei pochi momenti che non ha passato guardando serie tv -) di essere la compagna di Neal Caffrey e di andare a New York. A dirla tutta, mentre io, Marta, lavoro a questo post, lei continua a guardare indisturbata il suo White Collar (credo sia arrivata dalla seconda alla quarta stagione in appena 5 giorni). Mi pento ancora di averle insegnato come aprire Netflix sul suo tablet.

Ma veniamo a questi bon bon. Come probabilmente avrete capito dai post precedenti, una cosa che non può mancare mai a casa è qualcosa di dolce (e rigorosamente fatto in casa): non importa che sia una torta, dei biscotti o delle semplici barrette, ci deve essere. Un po’ perché se dovessimo avere un ospite inaspettato ci dispiacerebbe davvero non avere qualcosa da offrire, un po’ perché la più grande di noi sembra essere rassicurata dalla sicurezza che, in uno di quei momenti in cui ha soltanto bisogno di mettere sotto i denti un dolcetto, questo ci sia.

Abbiamo iniziato a preparare questi tartufini proprio per questo motivo: eravamo rimaste senza nulla e avevamo voglia di preparare qualcosa di facile e senza stress. La prima versione che abbiamo provato, ispirata da questa, era a base di cocco rapé, anacardi, burro di cacao e dolcificata con lo sciroppo d’acero. La seconda volta, invece, abbiamo voluto provare qualcosa di un po’ più “fancy” sostituendo lo sciroppo d’acero con lucuma e mesquite (noi abbiamo usato quelle GustoVivo, la qualità dei loro prodotti è decisamente superiore alla media di quelli che si trovano in giro) , delle “polverine magiche” che svolgono la funzione di dolcificanti senza però essere zuccheri aggiunti e avendo un basso indice glicemico. Se la prima volta, infatti, il sapore era più “autentico” e ricordava un po’ più quello di un cioccolato bianco vegan, la seconda abbiamo però ottenuto dei tartufi dal sapore più complesso e, secondo noi, più completo e con sfumature decisamente più interessanti, pur mantenendo, comunque, il richiamo al cioccolato bianco. Quanto alla mandorla pelata in mezzo, quella è totalmente facoltativa, ma se volete qualcosa che somigli tanto ai famosissimi  in commercio (credo abbiate intuito di quali stiamo parlando…), allora andate di mandorla!

La bellezza dei nostri tartufi, oltre al fatto che richiedono pochissimi ingredienti, è che la maggior parte della dolcezza deriva proprio dalla frutta secca, in quanto cocco e anacardi sono già piuttosto dolci senza bisogno di aggiungere altro. Quindi, oltre ad aver usato dolcificanti a basso indice glicemico, ne abbiamo utilizzato anche pochi: pochi zuccheri e decisamente tanto piacere. Questo teoricamente non dovrebbe significare che se ne possano 3 o 4 di fila, ma non vi neghiamo che noi lo abbiamo fatto, quindi basta chiudere un occhio e sembrerà di averne mangiato appena uno e mezzo (il che significa che, volendo, ci sarebbe spazio per ancora un altro…). (altro…)

Pancakes salati di piselli con tzatziki // Savory green pea pancakes with tzatziki

Siamo certe che molti dei nostri lettori siano come noi: appena vediamo una novità sui banchi dei supermercati biologici, dobbiamo subito metterci le mani sopra. Non importa se non abbiamo idea di cosa sia, come utilizzarlo o che sapore abbia, noi nel dubbio la mettiamo nel carrello. E questo è quello che è successo l’anno scorso quando, di fronte ad un pacco di farina di piselli verdi, abbiamo subito dovuto comprarla.

Abbiamo provato più volte ad usarla come avremmo fatto con la farina di ceci, ma il risultato è sempre stato piuttosto deludente: a differenza, infatti, di quella di ceci, non è altrettanto assorbente e tutto ciò che abbiamo provato a cucinare finiva spesso per essere troppo cotto o troppo secco e a spezzarsi facilmente.

Ieri sera, dopo aver quindi lasciato per quasi un anno quel pacchetto di farina di piselli mezzo usato nella nostra dispensa, in cerca di qualcosa da preparare per cena, lo abbiamo ritrovato lì in dispensa a farci l’occhiolino e dirci che era il caso di darle un altro tentativo, o presto avremmo dovuto vedercela con l’estate e le fastidiose farfalline che, ogni tot, decidono di costruire famiglia nei nostri pacchetti di farina.

L’idea iniziale era quella di prepararci delle crepes alternative a quelle di ceci che spesso prepariamo, ma l’impasto era decisamente troppo denso perché potesse diventare una bella crêpe sottile e morbida e, viste le esperienze precedenti, sapevamo che non avremmo potuto aggiungere altra acqua o sarebbe stato impossibile cuocerle in padella e che si sarebbero spezzate immediatamente non appena avremmo provato a girarle. Però ormai l’impasto era quello, avevamo usato la tanto temuta farina di piselli e non avevamo intenzione che ci passasse per la testa l’idea di gettare tutto dentro il cesto della spazzatura (odiamo davvero lo spreco di cibo). Quindi insomma, abbiamo provato a cuocere questo impasto piuttosto denso – sembra, piuttosto, quello di una torta – senza però farlo diventare crêpe ma lasciando che diventasse, piuttosto, una frittella: ed è così che è successa la magia.

Ci siamo innamorate talmente tanto di questi pancakes (come è possibile che non ci avessimo pensato prima?!) da cucinarli nuovamente oggi a pranzo, insaporendo ancor di più l’impasto “base” che prevedeva niente di più che farina di piselli, acqua, poco arrowroot e un goccio d’olio con dei cipollotti tagliati finemente – sono i nostri “eroi” in cucina e troviamo che tutto risulti migliore con un piccolo cipollotto dentro – e delle foglie di timo. Per il condimento, invece, abbiamo mantenuto lo stesso che avevamo preparato ieri sera e che era risultato vincente: un semplice tzatziki veg con il nostro yogurt di anacardi che, essendo molto fresco, cremoso e leggermente “tangy” è l’accompagnamento perfetto per un pancake a base di farina di legumi (che risultano sempre un po’ “pesanti”) e, soprattutto, nel caso di uno a base di farina di piselli per la sua naturale dolcezza. Asparagi grigliati – non possiamo farne proprio a meno per ora -, avocado e ravanelli hanno completato il tutto.

Insomma, se anche voi avete un pacchetto di farina di piselli comprato durante un raptus di “oh! una cosa nuova! devo averla!” lasciato a morire in dispensa, rispolveratelo e dategli un’altra chance e se, invece, non ce l’avete, corretelo a comprarlo perché questi pancakes vi salveranno davvero la cena (ma anche il pranzo veloce, il brunch o l’aperitivo) in quelle giornate durante le quali non avete idea di cosa cucinare e avete ben poco in frigorifero! (altro…)

Soba noodles con fragole, asparagi e fave // Soba noodles with straberries, broad beans and asparagus

(English recipe below) Per noi, questo rappresenta decisamente il periodo più bello dell’anno, sia a livello climatico, che “stagionale” (per quanto riguarda gli alimenti), che emotivo e spirituale. Per qualche strano ma meraviglioso motivo, infatti, la primavera ci fa lo stesso effetto degli animali andati in letargo durante i mesi invernali: ci svegliamo dal nostro torpore (soprattutto mentale) e ci mettiamo in moto, diventiamo più creative, produciamo senza mai finire e facciamo in modo – o, quantomeno, ci proviamo – che le cose belle non si limitino a succedere ma che accadano.

Il sole siciliano e lo svolazzare per la città con abiti leggeri e freschi, ficcando il muso di fronte ad ogni fioraio con il desiderio di far diventare la casa una serra o, ancora meglio, un orto botanico, non possono che rendere ancora più vivi questi sentimenti e farci sentire come le lenticchie che abbiamo messo a germogliare.

Per quanto riguarda, poi, la scelta di frutta e verdura, è proprio innegabile che questo sia il periodo migliore dell’anno: ci sono ancora gli ultimi cavolfiori e broccoli, che ci hanno fatto compagnia negli ultimi mesi e facciamo ancora fatica a lasciare, ma compaiono asparagi – i nostri preferiti in assoluto! – e adesso anche le prime zucchine, che rendono il momentaneo abbandono alle nostre amate crucifere (ci viene ancora un po’ difficile realizzare che per tre/quattro mesi non mangeremo cavolfiori arrostiti!) decisamente più sopportabile. Questo weekend, inoltre, abbiamo finalmente affondato i denti sulle prime albicocche, quelle biologiche, non ancora al pieno della loro bontà ma che, dopo mesi di mele e kiwi, ci hanno dato un primo e succoso assaggio di estate. E poi, fra qualche settimana, inizieranno le ciliegie, e nessuno può immaginare quanto, ogni anno, aspettiamo questo momento…

Insomma, dopo questa piccola ode ai nostri prodotti preferiti, non potevamo che celebrare la primavera anche nella nostra ricetta: era da un bel po’ di tempo, ad essere sincere, che pensavamo di “metterla in pratica” ma, in parte perché abbiamo dovuto aspettare che tutti gli ingredienti dei quali avevamo bisogno fossero di stagione per poterla realizzare, un po’ perché la pigrizia invernale ha fatto fatica a scollarsi di dosso, siamo riuscite a preparare soltanto adesso.

È un piatto che, come la primavera, deve esser servito tiepido: decisamente non bollente, come sarebbe una zuppa a dicembre, né freddo come un’insalata in un’afosa giornata estiva. Semplicemente, tiepido. Per il resto, fave, asparagi e fragole sono uno dei nostri abbinamenti primaverili preferiti e, quando puntualmente portiamo a tavola un piatto che preveda tutti questi abbinamenti insieme, abbiamo la conferma di come la primavera sia arrivata al massimo del suo splendore. Per il resto, c’è bastato aggiungere a questi ingredienti dei soba noodles (se non li conoscete, si tratta di noodles di grano saraceno – assicuratevi che non siano spezzati con farina di frumento perché il piatto sia senza glutine) e una vinagrette a base di tamari e sesamo. Ecco, se solo uno dei piatti (arrivati, per giunta, dalla Danimarca il giorno prima) non fosse rovinosamente caduto dal davanzale della finestra su cui era poggiato per via di un maledetto colpo di vento, sicuramente li avremmo adorati ancora di più. (altro…)

Scones alle mandorle senza farina // Grain free almond scones

In questi anni, il nostro rapporto si è consolidato più di quanto avremmo mai immaginato e sperato. Abbiamo trasformato una caduta, un piccolo momento difficile, in qualcosa di prezioso e unico. C’è sempre stato un bel rapporto fra di noi, una sorta di cordone ombelicale invisibile mai spezzato. Quell’appartenersi l’un l’altra come se ci fosse ancora qualcosa di fisico ad unirci e, perciò, il trovare serenità soltanto quando eravamo vicine. È qualcosa che non sappiamo esprimere a parole, ma possiamo spiegarla attraverso piccoli gesti, come il riuscire a prendere sonno immediatamente e serenamente soltanto riscaldando il piede tra quelli dell’altra.

La cucina ci ha unito. Questo blog ci ha unito. Il confrontarci, l’avere gusti simili, il fare qualcosa insieme, trasformarlo in una passione e condividere questa, trascorrendo inevitabilmente la maggior parte del nostro tempo insieme. È per questo che per noi, ormai, la festa della mamma è una convenzione, semplicemente una scusa per stare di più insieme e per creare momenti da inserire nella nostra galleria sentimentale dei ricordi. Perché in realtà non abbiamo bisogno di un giorno specifico per dimostrarci o ricordarci quanto ci vogliamo bene, perché lo facciamo ogni giorno.

Delle due, la più grande di noi è sicuramente la più romantica. Quella che chiede pancakes a forma di coniglietto il giorno di pasqua e che usa emoticon con gli occhi a cuoricino per ogni cosa. Considerando anche che è quella che predilige i dolci in casa e che difficilmente riesce a sopravvivere la mattina senza qualcosa di dolce, gli stampi a cuore della nuova linea di Le Creuset che abbiamo avuto il piacere di poter testare si sono rivelati perfetti: a parte che, va beh, inutile dire che Le Creuset è una garanzia, gli stampi valgono davvero ogni singolo centesimo di ciò che spenderete e vi dureranno anni. Sono estremamente resistenti e facili da lavare, perfetti anche per la mamma che, dopo essere stata festeggiata con un dolcetto, poi si troverà inevitabilmente a fare i piatti.

Tornando un attimo a ciò che stavamo dicendo a proposito della festa della mamma, nonostante abbiamo scritto quanto per noi sia ogni giorno, ci piace comunque festeggiarla, preparare qualcosa di buono e sorprendere e farci sorprendere da un piccolo regalo inaspettato (sì, Mamma, ti ho comprato una cosina) o da un mazzo di fiori. Quando ho dovuto perciò pensare a qualcosa di diverso dal solito da cucinare che fosse buono e, allo stesso tempo, sano e perfetto per la prima colazione. Quello che ne sono venuti fuori sono degli scones deliziosi, dal sapore intenso di mandorle e senza farina e cereali (perciò anche senza glutine). Abbiamo aggiunto pochissimo sciroppo d’acero grazie al naturale retrogusto dolce della frutta secca e, proprio perché risultano già adeguatamente dolcificati da soli (per lo meno, per i nostri gusti), vi consigliamo di servirli con della composta di frutta non dolcificata o dal gusto acidulo (in alternativa ai mirtilli, una di lamponi sarebbe davvero perfetta). Altrimenti, aggiungete una manciata di frutti di bosco o cranberries (ma, volendo, anche del cioccolato fondente…) all’impasto e serviteli direttamente così senza farcirli.  (altro…)

Vellutata di zucchine, piselli e latte di cocco con crackers di avena e semi // Zucchini, pea and coconut soup with seedy oat crackers

Per qualche strana ragione, sebbene la più piccola di noi giri per la città in maniche corte e vestitini quasi fosse già arrivata l’estate e le giornate siano tutt’altro che fresche, ci stiamo ritrovando a mangiare molte più zuppe in queste ultime settimane di quanto non abbiamo fatto questo inverno.

Sarà che, inevitabilmente, per via della preparazione del libro ci siamo ritrovate a mangiare meno cibo caldo di quanto avessimo voluto e che, dopo una giornata passata a cucinare, persino mettere tutto in pentola e aspettare che cuocesse sembrava troppo faticoso e lungo da preparare per due stomaci vuoti impazienti come i nostri, o, ancora, che il nostro inverno non è stato quasi per niente rigido – tanto da non fare il cambio stagione, tranne che per un paio di maglioni -. Insomma, ritrovato un po’ più di tempo, abbiamo dovuto recuperare tutte le zuppe perse.

Questa ricetta è un po’ una via di mezzo tra il voler fare e l’essere troppo pigri per farlo: sia la zuppa che i crackers sono estremamente facili da fare, ma combinati insieme creeranno un piatto davvero buono, soddisfacente e che vi lascerà increduli per quanto la sua facilità nel realizzarla sia direttamente proporzionale alla sua bontà e, soprattutto, al relax dovuto all’aver passato davvero poco tempo ai fornelli (perché, diciamocelo, cucinare ci piace, ma quando abbiamo delle giornate piene l’unica cosa che vorremmo fare è stare sdraiate sul divano).

Per quanto riguarda la vellutata, tutto ciò che vi basterà fare è infilare piselli, zucchine, cipollotti in una pentola, aggiungere acqua e latte di cocco (se volete potete anche scaldare prima tutto con un po’ d’olio e poi unire acqua e latte di cocco), portare ad ebollizione e cuocere 5 minuti. Poi frullare con una generosa quantità di menta et voilà: la zuppa è pronta. Per i crackers di avena e semi ci vorrà un po’ più di tempo, ma semplicemente perché devono cuocere in forno: inoltre potete prepararli qualche giorno prima – ne otterrete una bella quantità – e tenerli in frigo (così da evitare che gli oli dei semi irrancidiscano) e, una volta preparata la zuppa, semplicemente sbriciolarli sopra. Volendo ancora, potete preparare anche la zuppa qualche giorno prima in grandi dosi e stiparla in frigo: potete a questo punto decidere di mangiarla fredda (è stratosferica) o di scaldarla un attimo. Più facile di così non si può! (altro…)

Tagliatelle con ragù bianco di tempeh e porri – Tempeh and leek ragù tagliatelle with hazelnut parm

Gli ultimi mesi sono stati decisamente pieni, oltre aver lavorato per mesi al nostro libro (che, a proposito, uscirà a breve e sarà edito da EIFIS editore) ed aver fatto un po’ su e giù tra Palermo e Milano per via di Cucina Blog Award ’17 organizzato dal Corriere della Sera (cosa che, se potessimo, ripeteremmo volentieri ogni mese visto il nostro grande amore per la splendida Milano), abbiamo dovuto fare conto anche con doveri lavorativi che non riguardassero il blog ed impegni personali, e questo ha inevitabilmente avuto delle piccole ripercussioni sul nostro pubblicare in maniera costante sul blog. Eppure, proprio per via del libro, non abbiamo mai smesso un attimo di cucinare e fotografare.

Dobbiamo anche ammettere che, avendo focalizzato tutte le nostre energie sul manoscritto, è arrivato anche quel momento tanto temuto in cui ci siamo ritrovate a corto di fantasia e in cui eravamo talmente stufe di cucinare e di mangiare tutto ciò che uscisse dalla nostra cucina – per quanto delizioso – , mettere in moto il processo creativo, ritestare una ricetta fino allo sfinimento perché fosse perfetta e, soprattutto, lavare i piatti, da voler vivere soltanto di toast all’avocado.

Però, una volta consegnato tutto il materiale, non ci siamo date neanche un attimo di tregua in cucina: abbiamo cucinato tutte le papabili ricette che avevamo elaborato durante questi mesi con lo scopo di potervi proporre qui sul blog e immediatamente il bisogno di tornare a scrivere e condividere si è fatto sentire. Abbiamo in cantiere tantissimo di cui raccontarvi, perciò non stupitevi se in questi mesi saremo più attive che mai!

Proprio a proposito del nostro rinato estro creativo, era da tantissimo che avevamo voglia di preparare un ragù vegano di tempeh: se ci conoscete, già saprete che facciamo un uso decisamente parco di soia in cucina (e, non a caso, il nostro libro sarà completamente soy free!!) ma ogni tanto consumiamo volentieri le sue forme meno processate come tempeh e tofu. Ecco, questo ragù bianco (più fresco e adatto alle giornate di sole che finalmente sembrerebbero essere predominanti rispetto a quello rosso) nasce proprio con l’idea di creare un ragù di soia senza però far uso di proteine di soia destrutturizzate o altri prodotti altamente processati ma, piuttosto, attraverso la versione fermentata di questo legume, estremamente benefica per l’intestino e facile da digerire.

L’occasione ci si è presentata, finalmente, qualche giorno fa, quando abbiamo ricevuto un pacco di meraviglie da De Tacchi, una piccola azienda di Padova che ha una grande tradizione alle spalle e che vanta presidio Slow Food su alcuni dei suoi prodotti. Aperto il pacco, ci siamo subito innamorate di queste tagliatelle di mais maranello, di un giallo così intenso e dalla consistenza un po’ ruvida da volerci subito mettere all’opera.

Avendo una nonna celiaca e consumando davvero poco glutine (fatta eccezione per il nostro pane di farro a lievitazione naturale), abbiamo provato svariate paste a base di farine senza glutine senza mai, tranne che in alcuni casi, rimanerne pienamente soddisfatte. Queste tagliatelle invece, lo diciamo sinceramente, le abbiamo trovate veramente ottime e dalla consistenza perfetta, tanto da pensare di ordinare dallo shop tutti i vari formati di pasta che producono. Uniche piccole accortezze che però ci sentiamo in dovere di sottolineare sono quella di girare spesso la pasta, per evitare che si appiccichi, e di cuocerla un po’ meno di quanto indicato sulla confezione (vengono indicati 10/12 minuti ma per noi che amiamo la pasta al dente 8 + la mantecata in padella sono stati più che sufficienti).

Per il resto, abbiamo reso umido e cremoso il nostro ragù con i porri e profumato con semi di finocchio (quei pochi che siamo riuscite a salvare, considerando che abbiamo disgraziatamente rovesciato il barattolo dove li conservavamo per terra nell’atto di scattare una foto), timo secco e paprika affumicata. Immancabile, un “parmigiano” a base di nocciole tostate e lievito alimentare: se doveste replicare questa ricetta, vi invitiamo caldamente a servirla con questo, in quanto bilancia perfettamente tutti i sapori e la rende completa.  (altro…)

Waffle di avena con banane e salsa al cioccolato e tahini // Oat waffles with bananas and chocolate tahini sauce

Questo post è sponsorizzato da VIVOO e MAAMA

Lo sapete, non ci piace fare le cose in modo tradizionale e così, mentre tutti a Pasqua, due settimane fa, si nutrivano di dolci tradizionali come colombe, uova di pasqua e pastiere (vegane e non), noi abbiamo soddisfatto la nostra voglia di dolce facendo colazione e preparando come dessert – perché insomma, se si possono mangiare dolci da pasticceria per colazione, perché non si può decidere di avere un pasto tipico da colazione come fine pasto?! – questi waffles qui.

Era da un po’ che ci ripromettevamo di condividere dei waffles qui sul blog che fossero vegani, senza glutine e il più integrali possibile, e dobbiamo proprio confessarlo: abbiamo distrutto la bellezza di due piastre a furia di impasti “sbagliati” che non facevano altro che rimanere attaccati alla piastra. Così, quando abbiamo provato con questo impasto, abbiamo incrociato le dita e sperato di non dover dire addio anche alla terza (ed ultima rimasta) di piastra. Quando sono riusciti alla perfezione, infatti, eravamo così incredule da doverli necessariamente testare (e mangiare, chiaramente…) un’altra innumerevole quantità di volte.

Per quanto riguarda il come servirli, volevamo qualcosa di leggermente diverso dal classico sciroppo d’acero e frutti di bosco che, per quanto rimanga pur sempre nel nostro cuore, è un po’ scontato. Eravamo alla ricerca di un modo goloso e adatto a tutte le stagioni per presentarli, è l’occasione ci si è presentata grazie ad un pacchetto inviatoci da Vivoo e Maama. Insomma, cosa mette più l’acquolina in bocca del servirlo con fettine di banana e una salsa al cioccolato e tahin (se non avete ancora provato ad abbinare tahin e cioccolato, vi prego, fatelo: non tornerete più indietro)?

Ci conoscete ormai, siamo davvero molto attente a ciò che mettiamo sulla nostra tavola sia dal punto di vista etico che da quello salutistico: cerchiamo di comprare sempre prodotti di alta qualità, dolcificati con zuccheri integrali e alternativi a quello di barbabietola o di canna e preoccupandoci sempre che non abbiano un impatto molto pesante sulla terra e quest’azienda soddisfa tutte le nostre richieste. Abbiamo iniziato ad essere consumatrici soddisfatte dei loro prodotti più di un anno fa, ben prima di questa collaborazione, quando il brand era stato appena lanciato e noi non eravamo riuscite a resistere allo splendido packaging e alla qualità del prodotto. Il loro cioccolato, infatti, è prodotto con fave di cacao criollo e si tratta di “cioccolato crudo” in quanto le fave non vengono tostate e il cacao mantiene naturalmente istamina, magnesio, vitamina C e molti altre proprietà e minerali. Cosa da non dimenticare, a proposito dell’etica, è che il loro cacao è equo-solidale e environment-friendly e  proviene da piccole piantagioni in Bali e in Perù. Bonus in più, il loro cioccolato di “polverine magiche” aka superfoods aka bacche o radici essiccate e ridotte in polvere, quindi molto concentrati e ricchi di proprietà benefiche (insomma, lo sapete che andiamo un po’ pazze per queste cose…).

Se volete capire un po’ di cosa stiamo parlando e, come noi, siete felici di spendere i vostri soldi in prodotti realmente di qualità, vi segnaliamo anche che fino a domani 30 marzo avrete la possibilità di acquistare alcune delle loro tavolette di cioccolato crudo in abbondanza (sono pacchetti che contengono la bellezza di 20 tavolette da 30g perché insomma, il cioccolato non è mai troppo) al 50% qui su amazon. Svuotate il portafoglio e passate un buon weekend, magari preparando waffles per colazione, che lunedì non si lavora e possiamo concederci il lusso della lentezza! (altro…)