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Insalata di quinoa, zucca e ceci arrosto // Roasted squash + chickpeas quinoa salad

Questo post è stato creato in collaborazione con Zucchi

Torniamo dopo quasi 2 mesi sulle pagine di questo blog con il pasto che meglio potrebbe descriverci: un’insalata. Sono stati dei mesi impegnativi (lo sappiamo che lo diciamo sempre), durante i quali sono successe così tante cose che per raccontarle qui non basterebbe un solo post. Fra le varie cose, la più piccola di noi ha finalmente deciso, quasi all’ultimo minuto, com’è solita fare, di iscriversi all’università, precisamente alla facoltà di Scienze della Comunicazione.

Capirete bene, quindi, che fra lavoro, libro (e le relative presentazioni!), ufficio per la mamma e università per la figlia, il tempo da dedicare al nostro piccolo spazio (che rimane, sempre e comunque, il nostro primo amore) si è ridotto consapevolmente. Ma non è per questo motivo che ce lo lasceremo sfuggire: d’altronde, abbiamo ancora un’insalata di zucchine e melanzane che aspetta da luglio di essere pubblicata – e dobbiamo davvero farlo prima che non ci sia più traccia di questi ortaggi per poterla preparare! – e il tanto promesso post su Praga con relativa ricetta inclusa. Oltre questi, degli splendidi waffles a base di farina di mandorle, una zuppa di zucca, dei flatbreads di verdure e molto altro.
Per fortuna, nella vita, esistono delle scadenze, motivo per il quale tutte queste ricette, promettiamo, non tarderanno più di tanto ad arrivare.

Approfittiamo di uno dei pochi momenti di tempo libero in questa settimana frenetica (che ci ha viste, per via delle presentazioni del libro, prima a Roma, poi a Bologna e adesso a Cervia) per aggiornare il blog e postare questa insalata che è stata uno dei piatti più frequenti che abbiamo preparato la scorsa settimana fra un servizio per un giornale ed un altro.

Se ci conoscete, sapete bene che il tipo di pietanze che proponiamo in questo spazio presta sempre molta attenzione al lato nutrizionale di ciascun piatto. Perciò, in un mese come Ottobre, quando dopo le vaschette intere di gelato mangiate durante l’estate si fanno sentire e il “devo iscrivermi in palestra” diventa quasi obbligatorio, non potevamo non proporre da queste parti un piatto che rispecchiasse questo mood ma che lo facesse pesare decisamente meno.

Quello che ha reso veramente speciale questa ricetta, ricca di proteine vegetali grazie a legumi e quinoa, è stato l’arrostire insieme zucca e ceci con spezie e l’olio extravergine d’oliva aromatizzato all’arancia di Zucchi: ha un gusto delicato, l’aroma dell’arancia non è invasivo ma presente ed avvolgente e non potrebbe legarsi meglio che con zucca, nocciole e spezie “calde” come cumino e coriandolo(altro…)

Crumble salato di verdure mediterranee // Vegan savory mediterranean crumble

Ciotola in gres Giovelab

Qualche giorno fa, ne parlavamo anche nel post precedente, abbiamo chiesto su instagram cosa vi sarebbe piaciuto vedere sul blog fra i vari post che avevamo in cantiere. Dopo la pizza di zucchine (che sembrerebbe essere stata davvero apprezzata, visto quanti di voi ci hanno detto di averla ri-fatta!), la medaglia d’argento era spettata a questo crumble di verdure mediterranee, che, fondamentalmente, è un modo un po’ alternativo per servire una ratatuille.

È vero, ormai l’estate è alle porte e un po’ ovunque il sole ha già scaldato le città, motivo per il quale noi stesse abbiamo sempre meno voglia accendere il forno (ma, nonostante ciò, noi continuiamo quotidianamente ad infornare il nostro pane di pasta madre, a preparare granola e ad arrostire verdure), ma avevamo una ciotola troppo bella per non poter prepararci dentro qualcosa.

Abbiamo, come probabilmente tutti coloro che hanno un food blog di cucina, una piccola ossessione per ciò che concerne piatti, scodelle, posate, tazze e via dicendo. Negli anni, abbiamo accumulato una quantità tale di questi da essere arrivate a doverli conservare nei posti più improbabili (es. la stanza della più piccola di noi) e non avere più spazio per lo stesso cibo. Allo stesso tempo, abbiamo sviluppato uno stile e un gusto decisamente più definiti rispetto a quando abbiamo iniziato. Forse per nostra fortuna, visto che potremmo tranquillamente spendere tutti i nostri soldi in props, in Italia eravamo ancora riuscite a trovare il particolare tipo di piatti che ci piaceva (ed è per questo che, di ritorno dalle nostre vacanze, ritorniamo sempre con valigie estremamente pesanti non per via di gadget e souvenir ma, principalmente, perché abbiamo acquistato quantità imbarazzanti di stoviglie). Tutto questo, però, prima di conoscere Giorgia e il suo progetto Giovelab.

Quando, dopo mesi di ricerche, siamo finalmente riuscite a trovare una realtà italiana totalmente in linea con il nostro stile (nessuno può immaginare quanto amiamo i piatti in grès), non abbiamo esitato un attimo a metterci in contatto con lei per farci raccontare un po’ del suo progetto. È così che abbiamo conosciuto Giorgia, che ci ha parlato della sua attività e di uno dei suoi ultimi lavori, ovvero una fantastica ciotola in grès che si presta ai più svariati usi: dal cuocerci una torta dentro al preparare delle verdure al forno, dal mangiarci dentro (perché è bellissima da portare a tavola, e poi così si sporca di meno!) all’usarla come insalatiera o porta frutta. Insomma: un unico essenziale pezzo, mille usi. Già soltanto da come ce ne ha parlato ne siamo state entusiaste, e dal primo momento in cui è entrata nella nostra cucina, abbiamo avuto la certezza che non ce ne saremmo più separate.

Visto che spesso ci arrivano messaggi che ci chiedono da dove arrivano i nostri piatti e se conosciamo qualche produttore qui in Italia che produca stoviglie simili, siamo finalmente felici di potervi consigliare a cuore aperto di dare un’occhiata (e dire addio al vostro portafogli) al suo e-shop, perché ne vale davvero la pena. Nella nostra wish list, da acquistare al più presto: i cucchiaini e il piatto dessert in grès.

Tornando al crumble, se siete abituati ai crumble di fiocchi d’avena, che tendenzialmente diventano super croccanti dentro il forno come se fossero granola, sappiate che la consistenza di questo sarà diversa. Il mix di farina di grano saraceno, lievito alimentare e semi di girasole, infatti, si scioglierà in bocca e amalgamerà bene alle verdure, pur mantenendo un pizzico di croccantezza grazie ai semi di girasole. È un piatto che qui in casa è piaciuto molto, un po’ perché per le solanacee sono l’unico gruppo di verdure che l’uomo di casa sembrerebbe apprezzare, un po’ perché ha un sapore classico, tipicamente mediterraneo e ricorda un po’ le verdure panate. (altro…)

Soba noodles con fragole, asparagi e fave // Soba noodles with straberries, broad beans and asparagus

(English recipe below) Per noi, questo rappresenta decisamente il periodo più bello dell’anno, sia a livello climatico, che “stagionale” (per quanto riguarda gli alimenti), che emotivo e spirituale. Per qualche strano ma meraviglioso motivo, infatti, la primavera ci fa lo stesso effetto degli animali andati in letargo durante i mesi invernali: ci svegliamo dal nostro torpore (soprattutto mentale) e ci mettiamo in moto, diventiamo più creative, produciamo senza mai finire e facciamo in modo – o, quantomeno, ci proviamo – che le cose belle non si limitino a succedere ma che accadano.

Il sole siciliano e lo svolazzare per la città con abiti leggeri e freschi, ficcando il muso di fronte ad ogni fioraio con il desiderio di far diventare la casa una serra o, ancora meglio, un orto botanico, non possono che rendere ancora più vivi questi sentimenti e farci sentire come le lenticchie che abbiamo messo a germogliare.

Per quanto riguarda, poi, la scelta di frutta e verdura, è proprio innegabile che questo sia il periodo migliore dell’anno: ci sono ancora gli ultimi cavolfiori e broccoli, che ci hanno fatto compagnia negli ultimi mesi e facciamo ancora fatica a lasciare, ma compaiono asparagi – i nostri preferiti in assoluto! – e adesso anche le prime zucchine, che rendono il momentaneo abbandono alle nostre amate crucifere (ci viene ancora un po’ difficile realizzare che per tre/quattro mesi non mangeremo cavolfiori arrostiti!) decisamente più sopportabile. Questo weekend, inoltre, abbiamo finalmente affondato i denti sulle prime albicocche, quelle biologiche, non ancora al pieno della loro bontà ma che, dopo mesi di mele e kiwi, ci hanno dato un primo e succoso assaggio di estate. E poi, fra qualche settimana, inizieranno le ciliegie, e nessuno può immaginare quanto, ogni anno, aspettiamo questo momento…

Insomma, dopo questa piccola ode ai nostri prodotti preferiti, non potevamo che celebrare la primavera anche nella nostra ricetta: era da un bel po’ di tempo, ad essere sincere, che pensavamo di “metterla in pratica” ma, in parte perché abbiamo dovuto aspettare che tutti gli ingredienti dei quali avevamo bisogno fossero di stagione per poterla realizzare, un po’ perché la pigrizia invernale ha fatto fatica a scollarsi di dosso, siamo riuscite a preparare soltanto adesso.

È un piatto che, come la primavera, deve esser servito tiepido: decisamente non bollente, come sarebbe una zuppa a dicembre, né freddo come un’insalata in un’afosa giornata estiva. Semplicemente, tiepido. Per il resto, fave, asparagi e fragole sono uno dei nostri abbinamenti primaverili preferiti e, quando puntualmente portiamo a tavola un piatto che preveda tutti questi abbinamenti insieme, abbiamo la conferma di come la primavera sia arrivata al massimo del suo splendore. Per il resto, c’è bastato aggiungere a questi ingredienti dei soba noodles (se non li conoscete, si tratta di noodles di grano saraceno – assicuratevi che non siano spezzati con farina di frumento perché il piatto sia senza glutine) e una vinagrette a base di tamari e sesamo. Ecco, se solo uno dei piatti (arrivati, per giunta, dalla Danimarca il giorno prima) non fosse rovinosamente caduto dal davanzale della finestra su cui era poggiato per via di un maledetto colpo di vento, sicuramente li avremmo adorati ancora di più. (altro…)

Tagliatelle con ragù bianco di tempeh e porri – Tempeh and leek ragù tagliatelle with hazelnut parm

Gli ultimi mesi sono stati decisamente pieni, oltre aver lavorato per mesi al nostro libro (che, a proposito, uscirà a breve e sarà edito da EIFIS editore) ed aver fatto un po’ su e giù tra Palermo e Milano per via di Cucina Blog Award ’17 organizzato dal Corriere della Sera (cosa che, se potessimo, ripeteremmo volentieri ogni mese visto il nostro grande amore per la splendida Milano), abbiamo dovuto fare conto anche con doveri lavorativi che non riguardassero il blog ed impegni personali, e questo ha inevitabilmente avuto delle piccole ripercussioni sul nostro pubblicare in maniera costante sul blog. Eppure, proprio per via del libro, non abbiamo mai smesso un attimo di cucinare e fotografare.

Dobbiamo anche ammettere che, avendo focalizzato tutte le nostre energie sul manoscritto, è arrivato anche quel momento tanto temuto in cui ci siamo ritrovate a corto di fantasia e in cui eravamo talmente stufe di cucinare e di mangiare tutto ciò che uscisse dalla nostra cucina – per quanto delizioso – , mettere in moto il processo creativo, ritestare una ricetta fino allo sfinimento perché fosse perfetta e, soprattutto, lavare i piatti, da voler vivere soltanto di toast all’avocado.

Però, una volta consegnato tutto il materiale, non ci siamo date neanche un attimo di tregua in cucina: abbiamo cucinato tutte le papabili ricette che avevamo elaborato durante questi mesi con lo scopo di potervi proporre qui sul blog e immediatamente il bisogno di tornare a scrivere e condividere si è fatto sentire. Abbiamo in cantiere tantissimo di cui raccontarvi, perciò non stupitevi se in questi mesi saremo più attive che mai!

Proprio a proposito del nostro rinato estro creativo, era da tantissimo che avevamo voglia di preparare un ragù vegano di tempeh: se ci conoscete, già saprete che facciamo un uso decisamente parco di soia in cucina (e, non a caso, il nostro libro sarà completamente soy free!!) ma ogni tanto consumiamo volentieri le sue forme meno processate come tempeh e tofu. Ecco, questo ragù bianco (più fresco e adatto alle giornate di sole che finalmente sembrerebbero essere predominanti rispetto a quello rosso) nasce proprio con l’idea di creare un ragù di soia senza però far uso di proteine di soia destrutturizzate o altri prodotti altamente processati ma, piuttosto, attraverso la versione fermentata di questo legume, estremamente benefica per l’intestino e facile da digerire.

L’occasione ci si è presentata, finalmente, qualche giorno fa, quando abbiamo ricevuto un pacco di meraviglie da De Tacchi, una piccola azienda di Padova che ha una grande tradizione alle spalle e che vanta presidio Slow Food su alcuni dei suoi prodotti. Aperto il pacco, ci siamo subito innamorate di queste tagliatelle di mais maranello, di un giallo così intenso e dalla consistenza un po’ ruvida da volerci subito mettere all’opera.

Avendo una nonna celiaca e consumando davvero poco glutine (fatta eccezione per il nostro pane di farro a lievitazione naturale), abbiamo provato svariate paste a base di farine senza glutine senza mai, tranne che in alcuni casi, rimanerne pienamente soddisfatte. Queste tagliatelle invece, lo diciamo sinceramente, le abbiamo trovate veramente ottime e dalla consistenza perfetta, tanto da pensare di ordinare dallo shop tutti i vari formati di pasta che producono. Uniche piccole accortezze che però ci sentiamo in dovere di sottolineare sono quella di girare spesso la pasta, per evitare che si appiccichi, e di cuocerla un po’ meno di quanto indicato sulla confezione (vengono indicati 10/12 minuti ma per noi che amiamo la pasta al dente 8 + la mantecata in padella sono stati più che sufficienti).

Per il resto, abbiamo reso umido e cremoso il nostro ragù con i porri e profumato con semi di finocchio (quei pochi che siamo riuscite a salvare, considerando che abbiamo disgraziatamente rovesciato il barattolo dove li conservavamo per terra nell’atto di scattare una foto), timo secco e paprika affumicata. Immancabile, un “parmigiano” a base di nocciole tostate e lievito alimentare: se doveste replicare questa ricetta, vi invitiamo caldamente a servirla con questo, in quanto bilancia perfettamente tutti i sapori e la rende completa.  (altro…)

Risotto integrale con funghi, miso e tahin // Mushroom, tahin + miso brown rice risotto

Se avete letto il nostro post precedente, probabilmente saprete dei momentanei malesseri della più piccola di noi. Dopo un paio di giorni (durante i quali era stata un po’ drammatica e aveva pensato al peggio), è arrivata la risposta: influenza. Di quelle terribili, che durano settimane e fatichi a scrollarti di dosso. Avevamo effettivamente sentito di come un’influenza legata allo stomaco fosse nell’aria, eppure è stata una delle ultime opzioni alle quali avevamo pensato. E così venerdì notte, dopo aver passato la serata a destreggiarci fra un episodio di Profiling e la finale di Masterchef, Marta ha misurato la temperatura e il termometro ha raggiunto la tacchetta dei 38.7 gradi. E sebbene fosse proprio una febbre da cavallo, entrambe abbiamo tirato un respiro di sollievo nel constatare che, alla fine, si trattava SOLO di influenza.

Le cose non si sono ancora del tutto risolte (la febbre ancora continua a non voler scendere sotto i 37.8 gradi), ma volevamo davvero condividere oggi sul blog questo risotto che è spesso protagonista dei nostri pranzi domenicali perché il nostro uomo di casa sembrerebbe non poterne fare a meno – e questa è una grande soddisfazione, vista l’infinita lista di cose che non mangia -.

C’è da fare una premessa: sebbene la più grande di noi e l’uomo di casa adorino la pasta, la più piccola di noi non la ritiene così fondamentale e ne potrebbe tranquillamente fare a meno. Non è una questione di carboidrati (perché al nostro pane fatto in casa non potrebbe mai rinunciare e mangia volentieri altri cereali in chicco), semplicemente il fatto che, dopo aver vissuto di pasta (principalmente al pomodoro) ogni giorno per più di 10 anni – in quanto l’unica cosa che il nostro uomo, sempre a casa durante la pausa pranzo e perciò l’unico che potesse preparare un pasto, sapesse cucinare -, le è un po’ venuta a noia.

Ogni sabato al mercato, però, troviamo dei bellissimi e freschissimi funghi basilisco (qui, lo ammettiamo, abbiamo usato dei pioppini principalmente perché sul piatto erano più carini…), e poiché quelli mettono d’accordo proprio tutti, dovevamo ingegnarci per assemblare un piatto che rendesse onore a questi: e possiamo dire di esserci proprio riuscite.

Okay, è vero, un risotto ai funghi non è un piatto chissà quanto geniale, ma l’aggiunta di tahin e miso completano ed esaltano il gusto dei funghi in modo tale da creare un piatto con diverse sfumature di sapori ed estremamente cremoso. Per il riso, abbiamo deciso di utilizzare del riso integrale: qualcuno di voi potrebbe storcere il naso, sottolineando con un risotto con il riso integrale non cuocia mai, ma qui viene proprio il bello: per ridurre notevolmente i tempi di cottura e rendere il riso molto più digeribile (lo ripetiamo sempre, ma sapete che legumi, noci e cereali, nella loro versione integrale, contengono acido fitico nella buccia e che, invece, bisognerebbe tenerli ammollo sempre per qualche ora così da eliminarlo?). Altro grande pregio, secondo noi, del riso integrale è che, oltre ad avere un impatto glicemico più basso di quello raffinato e ad avere più fibre, se lo dimenticate un minuto o due in più sui fornelli, difficilmente scuocerà tanto quanto il riso bianco: perciò insomma, piatto sano, con tempi di cottura non impossibili e decisamente poco probabile che scuocia, cosa potremmo dirvi di più per convincervi?! Forse che l’uomo di casa, addirittura, lo ritiene ancora più buono di un piatto di tagliatelle di farro con i funghi? (altro…)

Zuppa di funghi crudi con riso alla curcuma + Raw mushroom soup with turmeric rice

(English recipe below) Ogni volta che torniamo da un viaggio, i mesi successivi ci portiamo dietro una sorta di nostalgia che inizia ad affievolirsi soltanto quando iniziamo ad organizzare la prossima partenza. Capita soltanto a noi? Più visitiamo nuove città (o ne riscopriamo altre dove eravamo già state), il bisogno di viaggiare diventa sempre più impellente, tanto da iniziare a sentirci quasi “soffocate” se non prendiamo un aereo almeno una volta ogni 3 – 4 mesi. Non deve essere sempre una vacanza “lunga” o una meta estera, ci accontentiamo anche di 24h in una città italiana, ma ne abbiamo bisogno.

Alla nostalgia della vacanza passata, si sommano i bei ricordi accumulati durante quel periodo, le lunghe passeggiate, gli aneddoti, le sventure (perché, nonostante tutto, c’è sempre qualcosa che non va) e i piatti mangiati.

Questa zuppa qui, in realtà, non l’ha mangiata nessuna di noi due, ma, invece, è stata la saggia scelta di un uomo di casa infreddolito e bisognoso di scaldarsi in una gelida Parigi. Perché sì, nonostante guanti pesanti e infiniti strati di maglioni e sciarpe, non avere freddo in quella città a gennaio è scientificamente impossibile. E siamo davvero curiose di capire quale segreto celino le parigine per uscire con le gambe scoperte anche con -5 gradi.

Ma tornando alla zuppa. Quando è arrivata fumante sul tavolo di PH7 EQUILIBRE la enorme scodella di zuppa per il nostro uomo di casa abbiamo subito allungato i nostri cucchiai per assaggiarla e riscaldarci un po’. Siamo rimaste davvero sorprese da quanto fosse buono e confortevole quel piatto e, subito, abbiamo chiesto quali fossero gli ingredienti, e lì ci è arrivata la risposta che aspettavamo: la chiave era la semplicità, il minimo sforzo per il massimo risultato.

Si tratta infatti di una semplicissima zuppa di funghi prataioli crudi, frullata con del brodo vegetale bollente (in questo caso, si tratta di un brodo molto basico infuso con alloro, timo e rosmarino) così che la zuppa risulti calda nonostante i funghi non vengano, tecnicamente, cotti. Per il resto, basta aggiungere un po’ di tamari per il gusto umami, del riso integrale cotto con un pizzico di curcuma per rendere il tutto più nutriente e sostanzioso e cospargere con dei germogli di porro per esaltare il sapore et voilà, avrete una zuppa estremamente facile, leggera, con pochissimi ingredienti e tanto confortante, che nonostante il sole inizi a farsi vedere, le temperature sono ancora bassine… (altro…)

Quinoa con cavolo nero marinato e hummus di barbabietola // quinoa with marinated kale + beetroot hummus

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(English version below) La settimana scorsa ci siamo trovate a saltellare freneticamente per i corridoi del Naturasì senza poterci fermare. Il motivo? Il cavolo riccio, chiaro. Se abitate in Italia e siete dei foodblogger (o semplicemente salutisti o appassionati di cibo), sapete bene quanto sia quasi impossibile riuscire a trovarlo. Il suo cugino toscano, il cavolo nero, svolge egregiamente il suo ruolo senza farne sentire la mancanza (che sia quella nutrizionale o puramente legata al gusto), ma niente batte il fascino di qualcosa quasi impossibile da trovare. Quindi, dopo l’euforia iniziale e gli esatti 1,089 kg infilati compulsivamente dentro un sacchetto, un nuovo libro arrivato da poco nella buca della posta ci è venuto incontro. Partiamo dalla ricetta, che ci è stata decisamente d’aiuto in una sera in cui, tornate stanche ed affamate dopo la nostra lezione di pilates e con soltanto della quinoa cotta in precedenza, quel kilo di kale e pochi altri ingredienti, siamo riuscite ad assemblare un piatto delizioso e nutriente in meno di 15 minuti – che vediamo bene anche per una colazione salata. Ci è bastato, infatti, sostituire la quinoa ad il riso rosso previsto dalla ricetta, frullare velocemente dei ceci con delle barbabietolemassaggiare il kale per riuscire a quietare le nostre pance brontolanti. Quanto al libro, 26grains è il manoscritto della proprietaria dell’omonimo locale a Londra del quale, durante la nostra piccola tappa di 3 giorni e mezzo nella città, ci siamo talmente tanto innamorate da tornarci due mattine di seguito, ed è salito velocemente in cima alla lista dei nostri ricettari preferiti. Oltre alle foto splendide, pure ed essenziali, il libro è pieno di spunti ed ispirazione, piatti deliziosi che fanno l’occhiolino all’approccio fresco, “nudo” ed integrale della cucina danese. (altro…)

Sorgotto con porri, asparagi e mele Pink Lady

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Qualche mese fa, siamo state contattate via mail per partecipare ad un concorso la quale unica e fondamentale regola era quella di presentare una ricetta che avesse per protagonista la mela Pink Lady. Prima che arrivasse il nostro pacco di mele grandi e di un rosa incredibilmente bello, sapevamo gi? che avremmo voluto tentare la via pi? difficile e preparare un piatto salato piuttosto che dolce. La prima cosa che abbiamo fatto, ? stata assaggiare le mele: croccanti e dolci – senza tralasciare quella punta asprigna che tanto esigiamo nella frutta -, si sono rivelate buonissime e dalla consistenza perfetta anche da sgranocchiare cos?, senza alcuna particolare veste, o semplicemente accompagnate da un po’ di burro di mandorle. Quando per? si ? trattato di “mettere su” la ricetta, la sfida ? stata quella di creare un piatto che fosse interessante, buono, non scontato, in cui la mela fosse l’elemento in pi? che, per?,?fosse in grado di reggere, equilibrare ed elevare tutti gli altri sapori. Cos?, durante una delle frequenti incursioni al supermercato biologico, abbiamo visto quel sorgo a cui tanto avevamo fatto la corte nei mesi precedenti e lo abbiamo infilato senza alcun ripensamento nel carrello della spesa. Il “risotto” con cereali alternativi non ? certo una novit?, ma il contrasto di consistenze e sapori ha reso il piatto vincente: abbiamo cotto il sorgo in un brodo fatto con gli scarti delle verdure utilizzati e lo abbiamo mantecato con del burro di nocciole preparato il mattino prima che ha legato i sapori e conferito cremosit?. In cima, ma non meno importanti, dei porri tagliati a rondelle ed arrostiti in forno insieme a dei cucunci (frutti del cappero), dei quali hanno preso l’aroma, fino a diventare leggermente dorati e croccanti; i cucunci dal sapore forte e salato e, appunto, la mela Pink Lady tagliata a bastoncini. Quello che, infine, ne ? uscito fuori, ? stato un piatto non pretenzioso, ma particolare e decisamente buono: l’obiettivo che ci eravamo prefissate, insomma!

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Insalata di cavolfiore arrosto, quinoa e uvetta

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Ultimamente arrostiamo cavolfiori. Che siano un semplice contorno?o?che siano parte di un’insalata, noi continuiamo ad arrostire senza cognizione di causa. Sar? che l’anno scorso avevamo provato ad arrostirne uno intero e non ne era uscito niente di buono, ma adesso che ci abbiamo preso la mano (e soprattutto il gusto) non siamo intenzionate a smettere con la nostra arrosto-mania. Cos?, per dare dignit? gastronomica ad un contorno che, in realt?, gi? pi? che degno era, abbiamo pensato che fosse necessario aggiungere altri ingredienti, contrasti di sapori, colori! Ed in una settimana durante la quale di quinoa ne abbiamo mangiata anche troppa, abbiamo ritenuto che poich? ormai la cosa era fatta, la quinoa dovesse entrare di diritto in questo piatto, che il suo sapore nocciolato si sarebbe sposato perfettamente con quello del cavolfiore. E che piatto poteva essere, se non un’insalata per noi che siamo insalata-dipendenti? Sono bastati una manciata di rucola,?un paio di cucchiai di uvetta e pinoli – che, come la pasta con i broccoli arriminati alla siciliana insegna, il cavolfiore vuole e necessita -, un accenno di cipollotto e del prezzemolo per rinfrescare il tutto. Fine. Essenziale. Adesso, se siete frequentatori di questo blog da un po’ di tempo, siete sicuramente consapevoli di quanto le insalate dentro le quali puoi infilare di tutto e di pi? siano le nostre preferite ed una delle sezioni pi? alte in questo blog. Ne sono passate tante, da queste parti, che abbiamo puntualmente eletto a nostre preferite, credendo che superassero di gran lunga tutte le altre. Ebbene, questa ? una di quelle. O meglio, questa ? quella che, fino ad ora, probabilmente, le supera decisamente tutte, persino per una che sostiene da sempre di non amare troppo l’uvetta con il salato… Eppure. (altro…)

Londra e porridge di avena, arance sanguinelle e crumble di cacao

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Dopo aver a lungo rimandato, siamo riuscite a “partorire” il post sulla nostra ultima vacanza – come sempre con tanto di ricetta – nella Citt?, quella con la C maiuscola, che mai avremmo pensato potesse affascinarci tanto. Armate di calze di doppia lana e sciarpe fino a coprirci il volto – perch?, capite bene, per due (anzi tre!) che “l’inverno” ? rappresentato da 18?C costanti con qualche rara pioggia, 3 o 4?C rappresentavano il gelo pi? assoluto – abbiamo affrontato il viaggio per una Londra che di pi? non avremmo potuto amare. Che s?, il freddo c’? e la pioggia non ? affatto cos? rara, ma ? una citt? talmente bella da far superare facilmente questi piccoli ostacoli e rapire il cuore. Ci siamo innamorate del traffico composto esclusivamente da altissimi bus rossi e taxi vintage, della sua fittissima rete della metropolitana, del suo verde, del suo essere un centro straordinariamente grande senza, per?, soffocarti con la sua grandezza. Perch? di Londra ci ha conquistato questo, oltre all’impeccabile pulizia e all’architettura perfettamente coerente ovunque ti girassi, che, pur essendo una delle citt? pi? grandi al mondo, riesce sempre a non farti sentire fuori posto, a non escluderti, a non soccomberti con un’eccessiva grandezza tale da farti sentire piccolo e indifeso. Tre giorni (o meglio, due giorni e mezzo) per visitare una citt? come Londra sono decisamente troppo pochi, e appena tornate a casa abbiamo preso a sognare la prossima volta durante la quale la visiteremo nuovamente. Nel frattempo, vi lasciamo un paio di scatti, dei consigli gastronomici e, come sempre, una ricetta! (altro…)