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Barrette all’amaranto soffiato e tahini // Puffed amaranth + tahini bars

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Adesso, non sappiamo come funzioni da voi, ma qui conciliare qualcosa che corrisponda esattamente alle richiese di tutti i membri della casa (talvolta, gatto compreso) non è esattamente facile. Ciascuno ha le sue pretese e se, quantomeno, i nostri gusti sono piuttosto simili e siamo aperte ad una cucina non troppo tradizionale, con l’uomo di casa non funziona così ed ingegnarci a portare a tavola un piatto che possa soddisfarci tutti e che non comprenda l’infinita lista di cibi che non ha intenzione di sforzarsi a mangiare – che volete, i maschi… – spesso diventa complicato. No al cavolfiore, alle patate dolci, alla zucca, alle barbabietole (ed in generale, a tutta la verdura dolce), no al pepe su certi piatti (questa, poi…), no alle biete, no alla combo dolce/salato, generalmente no alla curcuma, al cocco, al curry…insomma, a volte diventa davvero difficile capire cosa si può cucinare e cosa no. Per fortuna, il problema non si pone quando si tratta di dolci. Quelli accontentano davvero tutti (persino la più piccola di noi, che di dolci ne mangia davvero pochi ma, quando lo fa, esige siano impeccabili), purché rispettino una serie di regole sulle quali tutti siamo concordi: decisamente non troppo dolci, non pesanti o troppo grassi, integrali ed equilibrati nei sapori. Eccoci dunque con queste barrette a base di datteri e tahin – ed una leggera glassa di cioccolato crudo perché non può esistere un dolce al tahin senza cioccolato. All’interno amaranto soffiato, quello della meravigliosa scatola di farine e cereali integrali inviatoci qualche settimana fa da Molino Rossetto, semi di zucca per il fattore crunch e una manciata di bacche di goji che non fanno mai male. Così, prima delle mille cose da fare e le nostre lezioni di yoga e pilates, afferriamo una di queste e siamo pronte per partire. (altro…)

Chips di cavolo riccio // Cheesy vegan kale chips

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(English version below) Non siamo esattamente il tipo di ragazze da patatina e decisamente meno da popcorn. Ma le chips di cavolo riccio cambiano decisamente le carte in tavola. La prima volta che le abbiamo assaggiate è stato un po’ meno di due anni fa, quando sembrava impossibile trovarle – non che adesso, qui in Italia, la situazione sia cambiata molto – e l’unico modo per potersene gustare un pacchetto era ordinarle da internet, e ne siamo completamente andate pazze. Una volta appurato che ci piacevano, troppo e in qualsiasi gusto – persino quelle dolci al cioccolato -, è diventata, come al solito, una sfida al cercare di riprodurle in casa per ottenere quella perfetta consistenza e il gusto ‘formaggioso’ senza dover spendere troppi soldi. L’anno scorso abbiamo fatto un paio di tentativi limitandoci a condire il cavolo riccio con sale, limone e olio extravergine d’oliva: abbiamo provato sia ad essiccarle, così da mantenerle crude, sia ad infornarle, ma in entrambi i casi, seppur deliziosi, persisteva il difetto più importante: la consistenza. Sebbene, infatti, appena uscite dal forno o dall’essiccatore le nostre chips di kale erano decisamente buone seppur al naturale, una volta raffreddatosi sono diventate decisamente mollicce. Quest’anno, cominciata nuovamente la stagione di cavolo nero e cavolo riccio e grazie ad un inaspettata tornata di cavolo riccio sulla quali, ultimamente, riusciamo a mettere su le mani, abbiamo deciso di riprovarci ed imitare in tutto e per tutto il condimento di quelle che ci avevano conquistato. Anacardi ammollati, frullati con un po’ d’acqua fino ad ottenere una salsina cremosa e origano, paprika affumicata e lievito alimentare in scaglie per insaporire e conferire quel sapore “formaggioso”. Possiamo assicurarvelo: sono talmente deliziose e croccanti (e affatto mollicce!) da poter finire l’intera tornata in una serata. Mangiare la propria porzione di verdure a foglia verde scuro non è mai stato tanto esaltante! (altro…)

Quinoa con cavolo nero marinato e hummus di barbabietola // quinoa with marinated kale + beetroot hummus

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(English version below) La settimana scorsa ci siamo trovate a saltellare freneticamente per i corridoi del Naturasì senza poterci fermare. Il motivo? Il cavolo riccio, chiaro. Se abitate in Italia e siete dei foodblogger (o semplicemente salutisti o appassionati di cibo), sapete bene quanto sia quasi impossibile riuscire a trovarlo. Il suo cugino toscano, il cavolo nero, svolge egregiamente il suo ruolo senza farne sentire la mancanza (che sia quella nutrizionale o puramente legata al gusto), ma niente batte il fascino di qualcosa quasi impossibile da trovare. Quindi, dopo l’euforia iniziale e gli esatti 1,089 kg infilati compulsivamente dentro un sacchetto, un nuovo libro arrivato da poco nella buca della posta ci è venuto incontro. Partiamo dalla ricetta, che ci è stata decisamente d’aiuto in una sera in cui, tornate stanche ed affamate dopo la nostra lezione di pilates e con soltanto della quinoa cotta in precedenza, quel kilo di kale e pochi altri ingredienti, siamo riuscite ad assemblare un piatto delizioso e nutriente in meno di 15 minuti – che vediamo bene anche per una colazione salata. Ci è bastato, infatti, sostituire la quinoa ad il riso rosso previsto dalla ricetta, frullare velocemente dei ceci con delle barbabietolemassaggiare il kale per riuscire a quietare le nostre pance brontolanti. Quanto al libro, 26grains è il manoscritto della proprietaria dell’omonimo locale a Londra del quale, durante la nostra piccola tappa di 3 giorni e mezzo nella città, ci siamo talmente tanto innamorate da tornarci due mattine di seguito, ed è salito velocemente in cima alla lista dei nostri ricettari preferiti. Oltre alle foto splendide, pure ed essenziali, il libro è pieno di spunti ed ispirazione, piatti deliziosi che fanno l’occhiolino all’approccio fresco, “nudo” ed integrale della cucina danese. (altro…)

Sorgotto con porri, asparagi e mele Pink Lady

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Qualche mese fa, siamo state contattate via mail per partecipare ad un concorso la quale unica e fondamentale regola era quella di presentare una ricetta che avesse per protagonista la mela Pink Lady. Prima che arrivasse il nostro pacco di mele grandi e di un rosa incredibilmente bello, sapevamo gi? che avremmo voluto tentare la via pi? difficile e preparare un piatto salato piuttosto che dolce. La prima cosa che abbiamo fatto, ? stata assaggiare le mele: croccanti e dolci – senza tralasciare quella punta asprigna che tanto esigiamo nella frutta -, si sono rivelate buonissime e dalla consistenza perfetta anche da sgranocchiare cos?, senza alcuna particolare veste, o semplicemente accompagnate da un po’ di burro di mandorle. Quando per? si ? trattato di “mettere su” la ricetta, la sfida ? stata quella di creare un piatto che fosse interessante, buono, non scontato, in cui la mela fosse l’elemento in pi? che, per?,?fosse in grado di reggere, equilibrare ed elevare tutti gli altri sapori. Cos?, durante una delle frequenti incursioni al supermercato biologico, abbiamo visto quel sorgo a cui tanto avevamo fatto la corte nei mesi precedenti e lo abbiamo infilato senza alcun ripensamento nel carrello della spesa. Il “risotto” con cereali alternativi non ? certo una novit?, ma il contrasto di consistenze e sapori ha reso il piatto vincente: abbiamo cotto il sorgo in un brodo fatto con gli scarti delle verdure utilizzati e lo abbiamo mantecato con del burro di nocciole preparato il mattino prima che ha legato i sapori e conferito cremosit?. In cima, ma non meno importanti, dei porri tagliati a rondelle ed arrostiti in forno insieme a dei cucunci (frutti del cappero), dei quali hanno preso l’aroma, fino a diventare leggermente dorati e croccanti; i cucunci dal sapore forte e salato e, appunto, la mela Pink Lady tagliata a bastoncini. Quello che, infine, ne ? uscito fuori, ? stato un piatto non pretenzioso, ma particolare e decisamente buono: l’obiettivo che ci eravamo prefissate, insomma!

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Semifreddo raw alle ciliegie (vegan)

semifreddo raw alle ciliegie e vaniglia

Dalla fine della stagione delle ciliegie dell’anno scorso, i successivi mesi, fino a qualche giorno fa, sono stati un quotidiano lamentarsi, da parte della pi? piccola di noi, e un continuo interrogarsi su quando avrebbe potuto farne nuovamente scorpacciate. Cos? da un paio di settimane a questa parte, con l’arrivo di Maggio e l’aumento delle temperature, la richiesta (e il bisogno!) di nutrirsi di ciliegie si ? fatta sempre pi? impellente. Non ci siamo lasciate tentare da quelle pallide e asprigne del supermercato, sapevamo bene ci? che volevamo e cercare di placare la mancanza?con qualcosa che non fosse all’altezza dei nostri desideri non sarebbe stata la soluzione. Cos?, lo scorso?sabato mattina, nel vedere delle ciliegie biologiche grandi, scure e perfette dai nostri produttori di fiducia ? stato un evento talmente grandioso da portare la pi? piccola di noi a saltellare nervosamente nel desiderio di impossessarsene il prima possibile. Il primo, il secondo, e tutti i seguenti assaggi non hanno decisamente deluso le aspettative, anzi! E dobbiamo dirlo: se non fosse stato che questa torta (per la quale abbiamo preso delle ciliegie in pi?, cos? da non farcele mancare) ? risultata estremamente buona e decadente, ci saremmo senza dubbio rammaricate nell’aver sottratto alle nostre pance – ma, soprattutto, al nostro spirito – quelle ciliegie in pi?. Abbiamo passato dunque la nostra domenica, inebriate dal dolce sapore delle ciliegie, piantando gerani sul nostro balcone e stratificando basi di datteri, noci e cioccolato, creme?di anacardi alla vaniglia ed altre, tintesi di rosa, alle ciliegie. La ricetta proviene da uno dei soliti acquisti ossessivi compulsivi su Amazon direttamente in lingua originale: Clean cakes, un libro splendido di dolci naturali, senza glutine, realizzati con ingredienti integrali e salutari e, la maggior parte, vegani o facilmente veganizzabili. Della ricetta originale abbiamo modificato ben poco, giusto delle noci al posto delle noci del Brasile, per mancanza di queste ultime a casa, e insignificanti elementi. La torta – che abbiamo pensato di chiamare semifreddo, per via della consistenza e della temperatura a cui viene servita – ha avuto talmente successo che, con?la scusa di “affinare i bordi” per fotografarla, siamo riusciti a mangiarne forse pi? di quanta non ne sia rimasta. Che aspettate dunque? Iniziate a mettere quegli anacardi ammollo e frullare le ciliegie…

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Insalata niçoise con lenticchie e dressing ai capperi

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Signori e signore, la stagione della Ni?oise ? iniziata! Perch?, ebbene s?, perch? bisogna sapere che nei mesi che vanno da maggio fino a?luglio, la nostra cucina ci riporta sempre l?: patatine novelle appena sbollentate, olive nere (uno dei rari casi in cui la pi? piccola di noi le tollera senza alcun fastidio) e un condimento che preveda immancabilmente la senape di Digione. In questi anni ci siamo sbizzarrite ad elaborarne varianti, e cos? abbiamo fatto anche quest’anno. Non avevamo ancora iniziato a pensare alla nostra amata ni?oise e a come avremmo dovuto ovviare ad uova e pesce che la splendida Laura ci ? venuta incontro con la sua versione primaverile (infatti pomodoro e cetriolo vengono sostituiti da asparagi e ravanelli)?e cruelty free che non ha nulla da invidiare all’originale. Ci? che ci ha, per?, fatto innamorare immediatamente di questa insalata ? stato il suo ovviare a derivati animali nel modo pi? semplice possibile, senza alcun surrogato irreperibile o dagli ingredienti di dubbia provenienza: ? bastato infatti un pugno di lenticchie a rendere questo piatto cos? buono e speciale: lei ha utilizzato delle lenticchie verdi francesi – le famose lenticchie di Puy! -, noi, in mancanza, ci siamo affidate a delle lenticchie piccole di Ustica, le nostre preferite. Ultimo ma non ultimo, un condimento?cremoso a base di?capperi, cipollotto e quella tanto importante e indispensabile senape di Digione della quale parlavamo poco pi? su, ? stato la morte migliore con cui “affogare” tutti gli ingredienti dell’insalata e talmente delizioso da farcene desiderare doppia razione. Insomma, se, come noi, siete profondi estimatori della ni?oise vi possiamo assicurare che, anche senza uova n? pesce, questa diventer? una ricetta d’abitudine nella vostra cucina! (altro…)

Flatbread di ceci con asparagi grigliati, capperi e dip di carciofi

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Da qualche mese, come forse qualcuno di voi avrà già intuito, il blog ha preso una direzione ben precisa: abbiamo infatti deciso di fare quel passo importante che prospettavamo di poter fare da innumerevole tempo e siamo finalmente passate ad una dieta totalmente vegetale. La motivazione non è certo dettata da una qualche moda alimentare (per noi, infatti, la nostra scelta di non mangiare carne è avvenuta ben cinque anni fa), ma da una maggiore consapevolezza di ciò che si trova nel nostro piatto – nonostante, infatti, ci preoccupassimo sempre e comunque di consumare ed acquistare soltanto biologico, ci siamo accorte di quanto ciò non bastasse – e dal bisogno di prendere una posizione. A questa concezione puramente etica, poi, si è legata anche la nostra scelta di condurre uno stile alimentare quanto più possibile sano, naturale e il meno trattato simile. Qualcuno potrebbe pensare che ciò possa portare ad una cucina piatta, poco saporita e piuttosto banale, ma la verità è che questo è stato un modo per poterci mettere ulteriormente alla prova, per sperimentare, scoprire nuovi sapori ed esaltare al massimo quei prodotti, spesso sottovalutati, che la natura ci offre. Abbiamo dunque scatenato la nostra fantasia, preoccupandoci sempre di portare a tavola piatti colorati, genuini e soprattutto gustosi, senza mai annoiarci e, lasciatevelo dire, ritrovando un rapporto più vivo e curioso nei confronti della cucina. È per questo che oggi vogliamo parlarvi di questo flatbread di ceci: avete idea di quanto la farina di ceci possa essere versatile in cucina? Noi lo abbiamo imparato a scoprire in questi mesi, trasformandola in finte focacce alle olive, frittate, crepes, omelette, utilizzandole come addensante nei nostri burger vegetali e molto altro. Uno degli ultimi usi che abbiamo imparato a farne (e ne siamo tanto conquistate da definirlo, al momento, il migliore fin ora) ? proprio quello di trasformarlo in un flatbread croccantissimo da condire con il nostro amato dip di carciofi sottolio e fagioli cannellini, capperi e le nostre verdure primaverili preferite, gli asparagi. Si potrebbe quasi considerare una variante piuttosto insolita e croccante della pizza (giusto per fantasticare un po’…). E poich? non ci accontentiamo mai e siamo sempre in cerca di qualcosa di sfizioso, il giorno dopo abbiamo preparato nuovamente il nostro impasto che non prevede n? uova, n? latte, n? farina – perci?, oltre ad essere totalmente vegano, ? anche gluten free – e ne abbiamo tirato fuori dei piccoli crackers, farciti poi allo stesso modo, da prendere con le dita ed infilare in bocca in?men che non si dica. Quindi, giusto un piccolo appello a quel ristorante che domenica scorsa, di fronte alla nostra richiesta di un men? vegano ci ha propinato come secondo due foglioline di lattuga scondite: vegano ? molto pi? di questo!! (altro…)

Dip di fagioli cannellini e carciofini sott’olio

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Dopo aver passato settimane a sperimentare burger vegetali, i nostri giorni sono diventati morbidi e cremosi e hanno assunto il sapore e la consistenza di dip?salati, da spalmare sul pane, come accompagnamento a verdure crude e direttamente mangiati con cucchiaino dalla ciotola alla bocca…e chi vuole intendere intenda! Contemporaneamente, queste ultime settimane ci hanno viste protagoniste dell’ardua impresa del pulire centinaia di carciofini – piccolissimi, spinosissimi, ma da un cuore cos? tenero… – da invasare e mettere sott’olio. Impresa ancor pi? ardua, per?, ? stata resistere a quei barattoli colmi di queste splendide verdure che, puntualmente, ci ammiccavano ogni qual volta aprivamo la dispensa. E se abbiamo superato brillantemente la prova della pulizia dei carciofi, non possiamo dire altrettanto per quanto riguarda il (non) soddisfare il brontolio delle nostre pance. Dobbiamo ammetterlo: dopo averne preparato almeno 6 barattoli da 1kg nel giro di due, massimo tre settimane, non abbiamo saputo aspettare pi? di due giorni prima di fiondarci dritte verso?dispensa e divorare i nostri carciofini sott’olio come se non avessimo toccato cibo da settimane. Missione “fare durare i carciofi sott’olio almeno fino a questa estate”: miseramente fallita. Per lo meno, per?, andandone cos? fiere ed essendone cos? ghiotte, volevamo proporre qui sul blog una ricetta con i nostri carciofini. Del pane caldo, appena sfornato, e il mood nel quale eravamo calate in pieno ci hanno ispirate: e cos? vai di fagioli cannellini per ottenere un dip cremoso e talmente buono da farci distogliere (per appena un attimo!!) l’attenzione dai carciofini sott’olio rimasti che, quantomeno, sarebbero rimasti fino al giorno successivo… (altro…)

Tacos con fagioli neri, mais e avocado

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Una ricetta dolce la settimana scorsa ed una salata oggi, giusto per accontentare le entrambe le parti, che c’? chi pretende un entusiasmante e colorato piatto salato e chi ha bisogno di chiudere ogni pasto con un boccone dolce. Da settimane, ormai, non abbiamo fatto altro che desiderare un piatto fresco, nutriente ma leggero, ricco di verdure e giusto un po’ pungente al palato. Tutto ci?, nella nostra testa, si ? realizzato sotto la forma di sapori messicani, di qualcosa che ci portasse necessariamente con il pensiero al guacamole che tanto amiamo, con fagioli neri, dell’immancabile avocado e una pioggia di coriandolo fresco, che dopo l’iniziale scetticismo di questa estate abbiamo preso ad infilarlo un po’ ovunque. La nostra avventura con questo piatto ? iniziata in una delle pi? calde giornate di questa primavera, durante la quale la voglia di accendere i fornelli era pi? che nulla e tutto ci? che potessimo immaginare di mangiare si riduceva ad un’insalata ricca. Metti insieme un po’ di quel cavolo viola rimasto in frigo, dei pomodorini appena presi al mercato, del mais e altri ingredienti citati prima in pieno stile messicano per ottenere uno dei pasti pi? veloci e buoni che avessimo mai mangiato. Il tocco in pi?? Dello zenzero fresco grattugiato per rendere il tutto un po’ pi? piccante e legare per bene i sapori. Fatto sta che, questa insalata cos? “raffazzonata” all’ultimo momento ci ? piaciuta talmente tanto (soprattutto all’uomo di casa, che l’ha approvata a pieni voti facendo per? a meno del coriandolo, che lui appartiene a quella schiera di persone che il coriandolo proprio non lo tollerano) da farci decretare che,?per elevarla ancora di pi? e farla passare da semplice insalata a pasto da urlo, fosse necessario renderla “concreta” ed utilizzarla come ripieno di tortillas di mais. E poich? ormai lo sapete, non ci accontentiamo mai di ci? che troviamo al supermercato, ci siamo impuntate e abbiamo deciso di prepararle noi stesse, queste fantomatiche tortillas di mais. Procurateci la farina adatta (perch? si tratta di una farina di mais speciale), maldestramente abbiamo steso il nostro impasto tra due fogli di carta forno in mancanza dell’attrezzo apposito e abbiamo cotto le nostre tortillas. Ecco, se volete risparmiarvi questo lavoro un po’ stressante e renderlo un pasto realmente velocissimo, strizzate l’occhio a delle tortillas gi? pronte (o, perch? no, se non le doveste trovare anche a delle piadine) e utilizzate quelle o mangiatela semplicemente come un’insalata! Insomma, una volta avuto tutti gli elementi primi a disposizione, ? stato facile dare inizio alla nostra taco fiesta. Decisamente il cibo pi? festoso – e che rispetti la nostra filosofia dell’arcobaleno!! – e adatto per festeggiare la bellezza di tre anni dell’esistenza di questo spazio (che ha compiuto il suo compleanno proprio due giorni fa, il 24 aprile!!), non trovate?

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Barrette al cioccolato con caramello di datteri

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Forse da qualche parte l’abbiamo gi? scritto, ma qui in casa (e perci? anche sul blog) ci sono due esigenze fondamentali da rispettare sempre per quanto riguarda il soddisfacimento del nostro stomaco: da un lato c’? quella della pi? piccola di noi, che brama cibo salato e delizioso, sempre colorato, ricco di verdure e che non sia mai triste o banale ma, piuttosto, sempre allettante; dall’altra c’? quella della pi? grande,?alla quale giammai che si neghi un quadretto di cioccolato (e magari anche crudo, che qui non si parla mica con dilettanti, eh!) e che ha sempre bisogno della certezza che in casa ci sia qualcosa di dolce. A quest’ultima esigenza ? indissolubilmente legata la prerogativa che questo “qualcosa di dolce” sia rigorosamente fatto in casa e con caratteristiche ben precise quali l’essere delizioso e contemporaneamente quanto pi? naturale e sano. Ed ? proprio per venire incontro a questo bisogno che, finite quelle palline al cocco delle quali vi parlavamo qualche settimana fa, ci siamo messe all’opera per creare quella che potesse essere la pi? buona, decadente e sana barretta al cioccolato. Alla base uno strato cremoso e vagamente profumato al cocco di noci macadamia e coperto da un caramello appiccicoso, geniale e straordinario in quanto composto esclusivamente da due ingredienti datteri medjoul, grandi e morbidi, un sentore di burro?di arachidi?puro (senza zuccheri, sale, oli o altri strani additivi aggiunti) e giusto un’idea di fior di sale, che lo esalta ancora di pi?. Il fattore della croccantezza ? soddisfatto appieno da uno strato di nocciole tostate (ma, qualora voleste mantenere la ricetta ?completamente cruda, utilizzatene di non tostate). Per completare il tutto – e poich? perch? fosse un dolce che venisse incontro a tutte le esigenze della pi? grande, non poteva certo mancare, una generosa copertura di cioccolato che raccoglie tutte le delizie sopra citate.? (altro…)