French toast al pan di zenzero // Vegan gingerbread french toast

Perché prima delle zuppe detox, le insalate leggere e i frullati verdi aspettiamo che passino capodanno e l’epifania, no? Le nostre vacanze natalizie sono sempre un po’ atipiche: a parte la sera della vigilia, che trascorriamo a casa della nonna materna/mamma della più grande di noi, Natale e Santo Stefano siamo solite passarli a casa, facendo un bel brunch con cibo dolce e salato e le leccornie trovate nelle calze e poi dimenticandoci della cena (fin quando, alle 18, inizia a brontolare lo stomaco e ci organizziamo con qualcosa di preparato all’ultimo momento). Decisamente non il tipico pranzo di Natale con 8 portate.

Quest’anno, per il nostro brunch, abbiamo puntato a cibo semplice ma d’effetto: pane integrale di farro fatto in casa, delle “rose” di avocado (tentativo fallito miseramente), hummus di barbabietola, paté di olive, crema spalmabile al ciccolato e zucchero di cocco, chia pudding (con frutti di bosco decisamente fuori stagione, ma una volta l’anno si può fare…no?), il nostro panettone, dei meravigliosi shortbreads all’olio di cocco che speriamo di condividere qui prima dell’epifania, giusto per darvi un’idea su come riempire la calza, tanto (troppo) cioccolato crudo trovato nelle calze e questo french toast qui.

Era da tanto che volevamo proporre un french toast vegano qui sul blog ed inizialmente l’idea era quella di proporvela con il nostro panettone (giusto per essere un po’ più indulgenti, che è Natale…). Poi abbiamo pensato che non tutti si sarebbero cimentati nell’esecuzione di un panettone vegano e che, dopo tutti i bagordi, rinunciare ad un’altra fetta del lievitato e proporvi qualcosa di relativamente più leggero sarebbe stato meglio. In ogni caso, però, era necessario che il nostro french toast (o pain perdu) conservasse un po’ dello spirito e dei profumi natalizi. E poiché quest’anno non siamo riuscite a proporvi in tempo una ricetta per gli omini di pan di zenzero (ma mai dire mai…), abbiamo fatto in modo che il mix di cannella, zenzero, noce moscata e chiodi di garofano finisse dritto della pastella nel french toast.

Ecco, proprio a proposito della pastella, volevamo qualcosa di nutriente e sano ed evitare amidi (che tutti abbiamo mangiato troppo raffinato in questi giorni…) per addensare. Come prima idea ci era venuto in mente il classico “uovo” di semi di lino/semi di chia ma poiché non sapevamo come avrebbe reso una pastella simile (senza alcun tipo di farina) una volta ‘fritto’ in olio di cocco, abbiamo cercato un’altra soluzione. A salvarci è stata sempre lei, la fantastica farina di ceci. Se con la farina di ceci ci si fa tranquillamente la “frittata”, perché allora non usarla per la nostra pastella che, tradizionalmente, dovrebbe essere a base di uova e latte (facilmente sostituito con latte di mandorla)? Non vi preoccupate del sapore: non sarà affatto invadente e le spezie e i dolcificanti naturali usati lo maschereranno e lo renderanno delizioso.

Abbiamo servito il nostro french toast delle mele speziate cotte velocemente sul momento e della panna di cocco. Le mele sono state fantastiche ma, per il nostro gusto, la panna di cocco è risultata un po’ eccessiva (ecco perché, anche se la vedrete in foto, non la vedrete menzionata nella ricetta). Piuttosto, aggiungete delle noci pecan tagliate grossolanamente e giusto ancora un tocco di sciroppo d’acero (e se lo avete o lo autoproducete, dello yogurt di cocco per contrastare un po’ la dolcezza): così, vi assicuriamo, il vostro french toast sarà davvero favoloso.
Ecco, magari non lo avete potuto preparare per Natale, ma avete ancora tempo per la colazione di capodanno, no? (altro…)

Panettone vegano al farro, olio d’oliva e sciroppo d’acero // Vegan spelt + maple + olive oil panettone

Questo è il nostro ultimo post prima di Natale (non prima del nuovo anno, perché vorremmo proporvi ancora una ricetta o due…), perciò era importante che fosse speciale e che non si trattasse di una ricetta qualsiasi.

Già dall’inizio dell’anno la più grande di noi aveva imposto una condizione “quest’anno dobbiamo fare il panettone. Non importa che renderlo vegano sia difficile, noi sperimenteremo e riusciremo a creare un buonissimo panettone vegano“. Adesso, i più fedeli alla tradizione o i più restii alle interpretazioni dei classici in chiave vegetale staranno già pensando che un prodotto che ha tutto fuorché gli ingredienti dell’originale non possa essere definito “panettone”. Ed in effetti, avete ragione e noi non vogliamo assolutamente sminuire la ricetta originale o chi fra le nostre bravissime amiche si è cimentata in questa preparazione. Ma questo è a tutti gli effetti un panettone, sia per il sapore che per il procedimento.

E poiché volevamo essere davvero sicure che anche chi è abituato a mangiare il panettone tradizionale la pensasse realmente così, lo abbiamo “testato” sulle più svariate persone, e la risposta è stata sempre quella: “il sapore è spettacolare, è proprio un panettone”. C’è anche chi ci ha detto che solitamente il panettone non lo digerisce, ma con questo non ha avuto problemi (e questo aggiunge un punto in più).

Prima di proporvelo qui su blog abbiamo fatto una serie di prove perché il risultato fosse perfetto, dolce al punto giusto e super soffice. La prima volta abbiamo usato dell’olio dal gusto troppo intenso e spiccato e, sebbene fosse davvero morbido, abbiamo voluto ritestarlo con un olio dal sapore più leggero e, nonostante il sapore fosse perfetto, abbiamo sbagliato nel momento della scarpatura, cosa che ha impedito al panettone di crescere adeguatamente una volta infornato e ha compromesso la sua morbidezza. La terza volta, invece, eravamo così impazienti di mangiarlo (sebbene lo avessimo prodotto già due volte) da tagliarlo ancora caldo e, chiaramente, renderlo impossibile da fotografare. La quarta volta siamo state brave: abbiamo scarpato (quasi) perfettamente – se non fosse che, per l’emozione, ci siamo dimenticate di mettere una noce di burro di cacao o olio di cocco e poi richiudere le orecchie… ma voi FATELO! – e il panettone è cresciuto a dismisura nel forno. Poi lo abbiamo lasciato riposare a testa in giù e aspettato almeno 10 ore prima di consumarlo. E questo sì, che è stato davvero il migliore fra tutti i tentativi.

Una nota da fare prima che vi cimentiate in questa preparazione, oltre a dirvi di rinfrescare tantissimo il lievito madre (prima di farlo, rinfrescatelo una volta al giorno per una settimana e poi tre volte il giorno in cui procederete al primo impasto) è che questa è una preparazione per chi ha un po’ di dimestichezza con i lievitati in generale. Che, sebbene pirlare sembri un gioco da ragazzi, in realtà bisogna un po’ prenderci la mano. Non vi demoralizzate, perciò, se ai primi tentativi non doveste riuscire: dovete immparare e, vi consigliamo, di guardare tanti tanti video per capire effettivamente come “maneggiare” il vostro panettone.

La ricetta alla quale ci siamo ispirate per realizzare il nostro panettone vegano (sebbene poi sia cambiato in toto) è stata questa qui della bravissima Alice Chiara che, come dicevamo, poi abbiamo adattato alle nostre esigenze e, perciò, ricreato, al fine di ottenere un prodotto che non fosse soltanto vegano, ma anche senza zuccheri raffinati, senza frumento e senza soia.

Insomma, il nostro panettone vegano è davvero un panettone (senza bisogno di utilizzare tofu tritato, alghe o avocado disidratato, just saying…), e non ce ne vogliano i più tradizionalisiti. Abbiamo deciso di usare la nostra amata farina di farro (la stessa con la quale nutriamo in nostro lievito madre) per renderlo più nutriente e digeribile, usato un dolcificante naturale e delizioso come lo sciroppo d’acero, al posto del burro un buon olio extravergine d’oliva delicato (importantissimo che non abbia un sapore troppo forte, o il vostro panettone saprà soltanto di olio) e un po’ di crema di cocco (ovvero la parte solida di una lattina di latte di cocco lasciata riposare in frigo tutta la notte) per emulsionare. E poiché la più piccola di noi non ha mai amato i canditi, a differenza dell’uvetta, abbiamo deciso di lasciarli fuori. Pochi ingredienti, massimo risultato.

Possiamo dirlo che, quest’anno, questo è stato il nostro “miracolo di Natale“? Noi non potremmo esserne più soddisfatte, lo consumiamo a colazione da un’infinità di giorni (specie la più grande di noi, che ne è estremamente golosa) e volevamo condividerlo assolutamente con voi. Vi auguriamo uno splendido e sereno Natale, magari accompagnato da una copiosa produzione di panettoni vegani! Marta & Mimma (altro…)

Gratin di pastinaca e senape // Mustard parsnip gratin

Oggi una ricetta velocissima così da poterci dedicare al post decisamente meno veloce del nostro panettone vegano: un panettone a base esclusivamente di farina di farro, dolcificato naturalmente con lo sciroppo d’acero, senza prodotti industriali (vade retro margarina!) e senza alcun prodotto di origine animale? Vi assicuriamo che è possibile (e anche buonissimo!).

Ma veniamo a questo gratin. Come abbiamo detto più volte, la nostra routine settimanale non può essere tale senza la nostra usuale tappa del sabato mattina al mercato del contadino. Ci forniamo da produttori con certificazione biologica, abbiamo imparato a capire chi ha le carote più buone e, quando possiamo, mandiamo una mail il giorno precedente per farci mettere da parte le verdure delle quali abbiamo bisogno.

Così, quando abbiamo letto nell’elenco di una delle nostre produttrici più fidate che era disponibile la pastinaca (radice che, qui, è ancora poco diffusa), ci siamo affrettate subito a farcene mettere da parte una buona quantità, che non è mica da tutti i giorni trovare la pastinaca.

Oltre a tagliarle semplicemente a bastoncini, condirle con un goccio di olio extravergine, un po’ di erbe e un pizzico di sale, arrostirle in forno e mangiarle come fossero “patatine”, questo è stato uno dei nostri modi preferiti di consumarle. Il nostro gratin di pastinaca si ispira ai classici gratin di patate colmi di panna e burro ma in versione vegan e usando appunto queste radici al posto delle classiche patate. Abbiamo usato anacardi e latte di mandorla per conferire cremosità e della senape all’antica e del lievito alimentare in scaglie per renderlo davvero saporito. È un contorno confortevole e nutriente e, se riuscite a recuperare un paio di pastinache, perché non servirlo per il pranzo di Natale? (altro…)

Hummus di barbabietola e miso + Paté di funghi // Miso beetroot hummus + mushrooms paté

(English version follows) Abbiamo davvero troppe ricette già pronte da postare prima di Natale e troppo poco tempo. Proprio per questo motivo ci vedete stranamente più attive del solito (magari poter essere sempre così) e pubblicare ogni due giorni per fare in modo che almeno un po’ di queste possano arrivare a destinazione in tempo.

Oggi una ricetta salata giusto per non postare esclusivamente cose dolci (anche se, siamo seri, il Natale è principalmente concentrato sui dolci!), considerando anche il grande post che, promettiamo, arriverà mercoledì (massimo venerdì!) qui sul blog.

Fra un panettone e l’altro (perché qui, a forza di sperimentare, consumiamo un panettone al giorno. E siamo soltanto tre persone) ci piace frullare verdure e legumi o frutta secca e preparare cremine spalmabili da mangiare con il nostro pane di farro a lievitazione naturale, con cracker di semi ma anche semplicemente con bastoncini di verdure crude come carote, sedano, ravanelli e perché no, anche delle foglie di indivia belga cruda. Metteteci un paio di olive di buona qualità e magari un paio di carciofini sott’olio fatti in casa (sono di stagione, quindi non avete alcuna scusa per non prepararli!) e l’aperitivo/antipasto è servito.

Proprio pensando a questo abbiamo pensato che un paio di dip per aprire il vostro pranzo di Natale fossero un’idea gustosa ma leggera (specie nel caso dell’hummus di barbabietola che, contenendo miso, ovvero una buona fonte di probiotici, aiuterà almeno un po’ il vostro stomaco ad affrontare più facilmente tutto ciò che verrà dopo – grazie Susanna!).

Venendo alle ricette, l’hummus di barbabietole e miso unisce la dolcezza delle barbabietole al gusto forte, salato e pungente del miso, rendendolo davvero equilibrato nel sapore. Per coloro che, invece, preferiscono qualcosa di più classico, abbiamo pensato ad un paté di funghi reso ricco da una manciata di anacardi, un goccio di vino bianco e un accenno di aceto balsamico. (altro…)

Torta di carote e noci vegan // Vegan walnut carrot cake (gluten free)

(English version below) Poteva non essere una torta di carote quella che avrebbe festeggiato la più piccola di noi due? E se l’anno scorso ci siamo dimenticate di fotografare quella splendida torta raw ai frutti di bosco che era sparita in poco e niente (ma la ricetta è stata scritta e presto vedrete anche quella!) quest’anno ci siamo attrezzate, abbiamo messo un paio di fette da parte da non offrire agli ospiti e siamo riuscite a presentarvi questo dolce delizioso.

Quello che c’è stato prima e dopo il grande giorno è decisamente da dimenticare, ma il durante è stato decisamente piacevole. Prima di festeggiare, infatti, dobbiamo ammettere che lo sconforto nel sapere che la maggior parte delle persone con le quali la più piccola di noi avrebbe voluto festeggiare non avrebbe partecipato è stato accompagnato da una serie di pianti e riflessioni del tipo “io non farò nulla, starò soltanto con il mio gatto” o “non voglio nemmeno una torta” o, ancora, “il mio sarà un compleanno come quello di Bridget Jones” (e inevitabilmente, chiaramente, a quest’ultimo pensiero si è unito l’ascoltare senza sosta All by myself – sì, qui si tende a drammatizzare tutto). Se poi vogliamo aggiungere che, causa influenza, la notte prima del compleanno ha visto proprio la festeggiata non chiudere occhio con nausea e tutto ciò che questa porta (non lo volete davvero descritto…). Il dopo, invece, è stato davvero poco esaltante visto che avremmo voluto festeggiare insieme ma la più grande di noi è stata stroncata da una brutta influenza e la serata si è ridotta ad ingerire una quantità industriale di curcuma e al guardare serie tv al computer mentre lei dormiva.

Il durante, però, non sarebbe potuto andare meglio: sono venute a casa appena 8 persone, ma decisamente le più importanti e quelle che hanno permesso che il compleanno riuscisse davvero bene. Abbiamo cucinato fino all’ultimo momento (sebbene si trattasse di un dopocena potevamo permetterci di non servire almeno degli stuzzichini?). E tra immancabile guacamole, crackers di semi e delle tartine con un patè straordinario, una volta scoccata la mezzanotte non sarebbe stato un compleanno se non fosse arrivata una torta.

Una torta degna di questo nome e decisamente importanti, di quelle che, effettivamente, non sono mai state realmente il nostro genere ma che, una volta l’anno (o meglio, una volta ogni 19 anni), è necessario preparare. Non volevamo una torta al cioccolato (che, anche se poi finisce sempre per apprezzarle, non sono davvero il genere di Marta, piuttosto quello di Mimma) e la torta panna – di cocco, of course – e fragoline decisamente fuori stagione non è mai stata troppo esaltante per la più piccola di noi fin dai primi anni di vita, perciò l’opzione vincente si è rivelata una torta di carote. (altro…)

Lussekatter – panini dolci svedesi allo zafferano // Vegan swedish saffron buns

(English version below) In realtà oggi avremmo voluto postare quella favolosa torta di carote preparata giusto qualche giorno fa per il compleanno della neo diciannovenne di casa, poi ci siamo ricordate che è il 12 dicembre e che domani è Santa Lucia e noi avevamo una ricetta pronta per il blog da condividere prima che fosse troppo tardi.

Non si tratta di arancine o cuccìa come la tradizione siciliana vorrebbe, ma di focaccine svedesi profumate allo zafferano che si preparano proprio in occasione della festività. E poiché, appunto, si dovrebbero preparare proprio per Santa Lucia potete ancora uscire dal frigorifero il vostro lievito madre, rinfrescarlo, preparare l’impasto per questi panini, farlo lievitare tutta la notte e domani mattina svegliarvi un’oretta prima del solito, dargli la tipica forma arrotolata, farli lievitare ancora un pelino e poi dritti in forno e pronti in appena 20 minuti per la prima colazione.

Il nostro primo tentativo nel ricreare questi panini è stato davvero buono e il loro impasto è risultato estremamente soffice, ma decisamente poco facile da maneggiare e, poiché è necessario dare una specifica forma all’impasto, volevamo ottenere un composto un po’ più denso e meno idratato.

La nostre versione vegan dei Lussekatter – nome svedese di questi panini dolci che letteralmente significa “Gatto di Lucia” – è a base di farina di farro, naturalmente lievitata con il nostro lievito madre (anche questo di farro), dolcificata con un tocco di sciroppo d’acero e resa morbida da un po’ di olio di cocco (piuttosto che dal burro utilizzato nella versione tradizionale).  (altro…)

Croccante ai semi di sesamo // Sesame brittle

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(English version below) Abbiamo stilato una lista estremamente lunga di ricette che vorremmo proporre qui sul blog entro il Natale (o quanto meno Capodanno) per delle festività vegane, salutari ma decisamente golose. Visti però i nostri ritmi e i nostri tempi di pubblicazione – promettiamo, però, di essere definitivamente tornate o sulla strada per riprendere in mano questo spazio -, probabilmente saremo in grado di proporvi soltanto un quinto delle venti e passa idee che ci sono venute in mente. Possiamo però dire di star lavorando ad una versione  vegetale, non raffinata e totalmente di farro del panettone, perciò tenete i vostri lieviti madre ben rinfrescati e attivi. Fra lievitati dolci, caldi e confortevoli pasti salati e immancabili biscotti (che Natale sarebbe senza delle intense sessioni di infornate?), non possono mancare gli snack da impacchettare e regalare a parenti e amici. Perciò eccolo, il nostro croccante al sesamo.

Una delle cose delle quali siamo sempre state molto ghiotte e che costituivano principalmente le nostre “merendine industriali”, era proprio il croccante al sesamo e, sebbene l’idea di farlo in casa ci abbia sempre stuzzicato, non ci siamo mai messe all’opera – vedi voce: pigrizia. Quest’anno ci siamo finalmente decise a sperimentare e, dopo un paio di tentativi per capire come ottenere il miglior risultato, siamo finalmente arrivate a quella che, per noi, è la ricetta perfetta.

Gli ingredienti sono poco costosi e ridotti al minimo – sono quattro, per la precisione: semi di sesamo bianco e nero (ma se non trovate quest’ultimo, andate soltanto di semi di sesamo bianco, il risultato sarà identico), sciroppo di riso e un pizzico di sale, che eleva sempre tutti i sapori. Fine. Perché d’altronde, less is more. O no? (altro…)

Cake marmorizzato alla zucca // Marble pumpkin bread (v + gf)

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(English version below) Quando ero più piccola, uno dei dolci che più detestavo – e che, chiaramente, la mamma preparava sempre – era la torta marmorizzata. Allo stesso tempo, però, ero una di quelle bambine che, anche se non amava qualcosa, lo teneva per se per paura che qualcuno potesse rimanerci male. Così, come finivo per farmi comprare e indossare scarpe che non mi piacevano senza dire nulla perché non volevo dire alla commessa che, sinceramente, le trovavo davvero brutte, così continuavo a mangiare la torta marmorizzata che mia madre preparava tanto volentieri e tanto spesso.

Ultimamente, stiamo amando le zucche più del solito (e, in realtà, più di sempre): in particolare, adoriamo quelle dalla polpa dura, dolce e piuttosto densa come la kabocha (mantovana), la red kuri o la hokkaido. Ci piacciono al vapore o arrostite e, onestamente, io le amo talmente tanto da mangiarle senza neanche un po’ di sale (anche se un pizzico di sale rende sempre tutto migliore).

Poiché abbiamo una quantità industriale di zucche a casa, per non farle andare a male, abbiamo subito pensato ad un dolce. E, tenendo conto dell’unica prerogativa che la più grande di noi aveva posto – “ci deve essere del cioccolato o del cacao, i dolci alla zucca mi piacciono soltanto se accoppiati al cioccolato” – la prima idea che ci è balzata per la testa è stata quella della torta marmorizzata. Il sapore ricorda davvero tanto quello della torta di cui parlavamo su ma, a differenza di quella, persino io – la stessa che non sopportava le torte marmorizzate e che, quando si preparano dolci, ne mangia una fetta e stop – l’ho adorata talmente tanto da mangiarne tre fette (erano davvero molto sottili, lo giuro!) di fila una domenica sera.

Il cake marmorizzato alla zucca rientra decisamente tra i nostri “mai più senza”: è vegano e senza glutine (utilizzando della farina d’avena che abbia la certificazione gluten free), naturalmente dolcificata con sciroppo d’acero. Contiene anche una manciata di nocciole e la scorza di un’arancia, che rendono il tutto ancora più classificabile come comfort food e poi insomma…stiamo parlando di zucca e cioccolato! Un’accoppiata che mai può fallire. (altro…)

Frittata vegana di ceci e funghi per Taste & More 23 // Vegan chickpea + mushroom frittata

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(English version below) Una delle cose che ci piace più preparare quando sappiamo di avere poco tempo per cucinare è questa “frittata” a base di farina di ceci: bisogna soltanto mescolare un paio di ingredienti in una ciotola, lasciar riposare il composto per un paio d’ore (giusto il tempo di rendere i ceci più digeribili) e poi dimenticarsela in forno per mezzoretta. È buonissima sia ancora tipica che mangiata fredda. È una ricetta piuttosto classica, molto simile a quella della farinata, ma a differenza di questa è più spessa e ‘cicciotta’ e ci piace giocare con i sapori e renderla ancora più gustosa con del lievito alimentare (se pensate che abbia a che fare con il tipico lievito da panificazione, siete sulla strada sbagliata! Si tratta di lievito disattivato, dal sapore intenso e “formaggioso” e dall’elevato contenuto di proteine) e, in questo caso, con una bella manciata di funghi saltati in padella con tante erbe. Per quanto riguarda i funghi, abbiamo deciso di utilizzare una delle nostre varietà preferite che ci lascia sempre molto soddisfatte: si tratta di quelli che qui vengono chiamati “funghi di ferla“, una varietà di pleurotus dalla consistenza meravigliosa ed estremamente carnosa. Questa e altre splendide frittate, tisane, antipasti natalizi e molto ancora vi aspettano sul nuovo numero di Taste & More. (altro…)

Barrette all’amaranto soffiato e tahini // Puffed amaranth + tahini bars

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Adesso, non sappiamo come funzioni da voi, ma qui conciliare qualcosa che corrisponda esattamente alle richiese di tutti i membri della casa (talvolta, gatto compreso) non è esattamente facile. Ciascuno ha le sue pretese e se, quantomeno, i nostri gusti sono piuttosto simili e siamo aperte ad una cucina non troppo tradizionale, con l’uomo di casa non funziona così ed ingegnarci a portare a tavola un piatto che possa soddisfarci tutti e che non comprenda l’infinita lista di cibi che non ha intenzione di sforzarsi a mangiare – che volete, i maschi… – spesso diventa complicato. No al cavolfiore, alle patate dolci, alla zucca, alle barbabietole (ed in generale, a tutta la verdura dolce), no al pepe su certi piatti (questa, poi…), no alle biete, no alla combo dolce/salato, generalmente no alla curcuma, al cocco, al curry…insomma, a volte diventa davvero difficile capire cosa si può cucinare e cosa no. Per fortuna, il problema non si pone quando si tratta di dolci. Quelli accontentano davvero tutti (persino la più piccola di noi, che di dolci ne mangia davvero pochi ma, quando lo fa, esige siano impeccabili), purché rispettino una serie di regole sulle quali tutti siamo concordi: decisamente non troppo dolci, non pesanti o troppo grassi, integrali ed equilibrati nei sapori. Eccoci dunque con queste barrette a base di datteri e tahin – ed una leggera glassa di cioccolato crudo perché non può esistere un dolce al tahin senza cioccolato. All’interno amaranto soffiato, quello della meravigliosa scatola di farine e cereali integrali inviatoci qualche settimana fa da Molino Rossetto, semi di zucca per il fattore crunch e una manciata di bacche di goji che non fanno mai male. Così, prima delle mille cose da fare e le nostre lezioni di yoga e pilates, afferriamo una di queste e siamo pronte per partire. (altro…)