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Panini di chufa senza cereali // Vegan + grain free tigernut buns

Era da un po’ che ci frullava per la testa l’idea di preparare un pane senza alcun tipo di cereale o pseudocereale. Abbiamo cercato un bel po’ online, ma la maggior parte delle ricette prevede una quantità esagerata di uova o davvero tanta farina di mandorle/frutta secca o, ancora, l’aggiunta di fiocchi d’avena (che sono un cereale) o di quinoa o grano saraceno che, pur non essendo tecnicamente dei grani (si tratta di semi, infatti) si comportano principalmente come se lo fossero.

Da quando la più piccola di noi ha avuto certi fastidiosi problemi di stomaco (ricordate quei dolori insopportabili sotto lo sterno appena sveglia di cui vi parlavamo?) e visti i forti attacchi di colite che, puntualmente, si fa viva ogni due/tre giorni, abbiamo cercato il più possibile di dare un po’ di respiro al suo stomaco, il ché ha significato due cose fondamentali: ridurre l’apporto di ceci che, a quanto pare, ultimamente non digerisce molto e ridurre quello di glutine e grani (senza però escludere pseudocereali come quinoa, grano saraceno e amaranto che invece sembrerebbe digerire senza particolari problemi) in favore di frutta secca, semi e avocado e legumi che riesce a digerire meglio come lenticchie, lupini e piselli. Ovviamente non la gestiamo come una cosa eccessivamente vincolante e “stretta” (quindi vi è tranquillamente spazio per le dovute eccezioni qui e lì) e, sebbene i fastidi non siano svaniti del tutto, dobbiamo dire che sicuramente al momento la situazione è davvero più gestibile.

E visto che, comunque, cerchiamo di fare in modo che la cosa sia il meno “pesante” da sopportare e che non sia mai triste, volevamo a tutti i costi cercare di elaborare dei panini senza grani che potesse mangiare ogni giorno e ogni quando ne sentisse il bisogno senza che la sua digestione venisse eccessivamente disturbata.

Quanto alla farina “strana” che vedete menzionata nel titolo della ricetta, si tratta di farina di Chufa o zigolo dolce (o, ancora, tigernut), ovvero un piccolo tubero che, appunto, non è né un grano né appartiene alla famiglia delle noci, perciò perfetta per il nostro esperimento (non che abbiamo qualcosa contro la frutta secca, ma visto che ne mangiamo abbondantemente ogni giorno tra latte vegetale, “burri” di mandorle o nocciole e, ancora, come snack e a conclusione dei pasti, volevamo evitare di sovraccaricare anche questi). È ancora un po’ difficile da trovare in supermercati – anche se bio – ma potete tranquillamente acquistarla qui *non si tratta di una sponsorizzazione, semplicemente questa è quella che abbiamo usato noi e che vi consigliamo. Il resto degli ingredienti invece sono farina di cocco (non cocco rapé – si tratta davvero di una cosa diversa!), polvere di fibra di semi di psillio (se usate la cuticola non polverizzata probabilmente avrete bisogno di aggiungerne un cucchiaio in più, ma non abbiamo provato), semi di lino e un goccio d’olio.

Consiglio fondamentale: non provate a far diventare questo impasto un pane intero o da cuocere dentro una teglia: succederanno cose spiacevoli. Vi diciamo soltanto che ci abbiamo provato per la bellezza di due volte ed entrambe le volte, nostro malgrado, abbiamo dovuto buttare i nostri tentativi: poiché infatti si tratta di un impasto senza glutine e senza alcun cereale o addensante, ha bisogno di cuocere a lungo e di ricevere calore da tutti i lati. Sappiamo che sarebbe davvero bello farne un pane da affettare e non doversi limitare a dei panini piccoli piccoli, ma per questa ricetta è necessario accontentarsi di questo.

La consistenza è sofficissima (se desiderate che siano un po’ più “fermi” e sodi, aspettate 24 ore dopo la cottura prima di tagliarli e consumarli) e il sapore delizioso, leggermente dolce senza aver bisogno di alcun dolcificante grazie al retrogusto mandorlato della farina di Chufa. Potete tranquillamente, però, decidere di accompagnarli a qualcosa di salato, preferibilmente con un sapore forte e deciso: noi li abbiamo adorati con tahini e composta di mirtilli o con un paté di broccoli e senape. A dire il vero, abbiamo anche preparato dei mini burger e li abbiamo usati come piccoli burger buns.

Sappiamo che gli ingredienti sono un po’ meno di facile portata rispetto a quelli che proponiamo di solito, ma se siete curiosi di provare nuovi ingredienti e vi piace sperimentare, vi consigliamo caldamente di procurarvi tutto e provare questi panini senza cereali! (altro…)

Pancakes salati di piselli con tzatziki // Savory green pea pancakes with tzatziki

Siamo certe che molti dei nostri lettori siano come noi: appena vediamo una novità sui banchi dei supermercati biologici, dobbiamo subito metterci le mani sopra. Non importa se non abbiamo idea di cosa sia, come utilizzarlo o che sapore abbia, noi nel dubbio la mettiamo nel carrello. E questo è quello che è successo l’anno scorso quando, di fronte ad un pacco di farina di piselli verdi, abbiamo subito dovuto comprarla.

Abbiamo provato più volte ad usarla come avremmo fatto con la farina di ceci, ma il risultato è sempre stato piuttosto deludente: a differenza, infatti, di quella di ceci, non è altrettanto assorbente e tutto ciò che abbiamo provato a cucinare finiva spesso per essere troppo cotto o troppo secco e a spezzarsi facilmente.

Ieri sera, dopo aver quindi lasciato per quasi un anno quel pacchetto di farina di piselli mezzo usato nella nostra dispensa, in cerca di qualcosa da preparare per cena, lo abbiamo ritrovato lì in dispensa a farci l’occhiolino e dirci che era il caso di darle un altro tentativo, o presto avremmo dovuto vedercela con l’estate e le fastidiose farfalline che, ogni tot, decidono di costruire famiglia nei nostri pacchetti di farina.

L’idea iniziale era quella di prepararci delle crepes alternative a quelle di ceci che spesso prepariamo, ma l’impasto era decisamente troppo denso perché potesse diventare una bella crêpe sottile e morbida e, viste le esperienze precedenti, sapevamo che non avremmo potuto aggiungere altra acqua o sarebbe stato impossibile cuocerle in padella e che si sarebbero spezzate immediatamente non appena avremmo provato a girarle. Però ormai l’impasto era quello, avevamo usato la tanto temuta farina di piselli e non avevamo intenzione che ci passasse per la testa l’idea di gettare tutto dentro il cesto della spazzatura (odiamo davvero lo spreco di cibo). Quindi insomma, abbiamo provato a cuocere questo impasto piuttosto denso – sembra, piuttosto, quello di una torta – senza però farlo diventare crêpe ma lasciando che diventasse, piuttosto, una frittella: ed è così che è successa la magia.

Ci siamo innamorate talmente tanto di questi pancakes (come è possibile che non ci avessimo pensato prima?!) da cucinarli nuovamente oggi a pranzo, insaporendo ancor di più l’impasto “base” che prevedeva niente di più che farina di piselli, acqua, poco arrowroot e un goccio d’olio con dei cipollotti tagliati finemente – sono i nostri “eroi” in cucina e troviamo che tutto risulti migliore con un piccolo cipollotto dentro – e delle foglie di timo. Per il condimento, invece, abbiamo mantenuto lo stesso che avevamo preparato ieri sera e che era risultato vincente: un semplice tzatziki veg con il nostro yogurt di anacardi che, essendo molto fresco, cremoso e leggermente “tangy” è l’accompagnamento perfetto per un pancake a base di farina di legumi (che risultano sempre un po’ “pesanti”) e, soprattutto, nel caso di uno a base di farina di piselli per la sua naturale dolcezza. Asparagi grigliati – non possiamo farne proprio a meno per ora -, avocado e ravanelli hanno completato il tutto.

Insomma, se anche voi avete un pacchetto di farina di piselli comprato durante un raptus di “oh! una cosa nuova! devo averla!” lasciato a morire in dispensa, rispolveratelo e dategli un’altra chance e se, invece, non ce l’avete, corretelo a comprarlo perché questi pancakes vi salveranno davvero la cena (ma anche il pranzo veloce, il brunch o l’aperitivo) in quelle giornate durante le quali non avete idea di cosa cucinare e avete ben poco in frigorifero! (altro…)

Soba noodles con fragole, asparagi e fave // Soba noodles with straberries, broad beans and asparagus

(English recipe below) Per noi, questo rappresenta decisamente il periodo più bello dell’anno, sia a livello climatico, che “stagionale” (per quanto riguarda gli alimenti), che emotivo e spirituale. Per qualche strano ma meraviglioso motivo, infatti, la primavera ci fa lo stesso effetto degli animali andati in letargo durante i mesi invernali: ci svegliamo dal nostro torpore (soprattutto mentale) e ci mettiamo in moto, diventiamo più creative, produciamo senza mai finire e facciamo in modo – o, quantomeno, ci proviamo – che le cose belle non si limitino a succedere ma che accadano.

Il sole siciliano e lo svolazzare per la città con abiti leggeri e freschi, ficcando il muso di fronte ad ogni fioraio con il desiderio di far diventare la casa una serra o, ancora meglio, un orto botanico, non possono che rendere ancora più vivi questi sentimenti e farci sentire come le lenticchie che abbiamo messo a germogliare.

Per quanto riguarda, poi, la scelta di frutta e verdura, è proprio innegabile che questo sia il periodo migliore dell’anno: ci sono ancora gli ultimi cavolfiori e broccoli, che ci hanno fatto compagnia negli ultimi mesi e facciamo ancora fatica a lasciare, ma compaiono asparagi – i nostri preferiti in assoluto! – e adesso anche le prime zucchine, che rendono il momentaneo abbandono alle nostre amate crucifere (ci viene ancora un po’ difficile realizzare che per tre/quattro mesi non mangeremo cavolfiori arrostiti!) decisamente più sopportabile. Questo weekend, inoltre, abbiamo finalmente affondato i denti sulle prime albicocche, quelle biologiche, non ancora al pieno della loro bontà ma che, dopo mesi di mele e kiwi, ci hanno dato un primo e succoso assaggio di estate. E poi, fra qualche settimana, inizieranno le ciliegie, e nessuno può immaginare quanto, ogni anno, aspettiamo questo momento…

Insomma, dopo questa piccola ode ai nostri prodotti preferiti, non potevamo che celebrare la primavera anche nella nostra ricetta: era da un bel po’ di tempo, ad essere sincere, che pensavamo di “metterla in pratica” ma, in parte perché abbiamo dovuto aspettare che tutti gli ingredienti dei quali avevamo bisogno fossero di stagione per poterla realizzare, un po’ perché la pigrizia invernale ha fatto fatica a scollarsi di dosso, siamo riuscite a preparare soltanto adesso.

È un piatto che, come la primavera, deve esser servito tiepido: decisamente non bollente, come sarebbe una zuppa a dicembre, né freddo come un’insalata in un’afosa giornata estiva. Semplicemente, tiepido. Per il resto, fave, asparagi e fragole sono uno dei nostri abbinamenti primaverili preferiti e, quando puntualmente portiamo a tavola un piatto che preveda tutti questi abbinamenti insieme, abbiamo la conferma di come la primavera sia arrivata al massimo del suo splendore. Per il resto, c’è bastato aggiungere a questi ingredienti dei soba noodles (se non li conoscete, si tratta di noodles di grano saraceno – assicuratevi che non siano spezzati con farina di frumento perché il piatto sia senza glutine) e una vinagrette a base di tamari e sesamo. Ecco, se solo uno dei piatti (arrivati, per giunta, dalla Danimarca il giorno prima) non fosse rovinosamente caduto dal davanzale della finestra su cui era poggiato per via di un maledetto colpo di vento, sicuramente li avremmo adorati ancora di più. (altro…)

Vellutata di zucchine, piselli e latte di cocco con crackers di avena e semi // Zucchini, pea and coconut soup with seedy oat crackers

Per qualche strana ragione, sebbene la più piccola di noi giri per la città in maniche corte e vestitini quasi fosse già arrivata l’estate e le giornate siano tutt’altro che fresche, ci stiamo ritrovando a mangiare molte più zuppe in queste ultime settimane di quanto non abbiamo fatto questo inverno.

Sarà che, inevitabilmente, per via della preparazione del libro ci siamo ritrovate a mangiare meno cibo caldo di quanto avessimo voluto e che, dopo una giornata passata a cucinare, persino mettere tutto in pentola e aspettare che cuocesse sembrava troppo faticoso e lungo da preparare per due stomaci vuoti impazienti come i nostri, o, ancora, che il nostro inverno non è stato quasi per niente rigido – tanto da non fare il cambio stagione, tranne che per un paio di maglioni -. Insomma, ritrovato un po’ più di tempo, abbiamo dovuto recuperare tutte le zuppe perse.

Questa ricetta è un po’ una via di mezzo tra il voler fare e l’essere troppo pigri per farlo: sia la zuppa che i crackers sono estremamente facili da fare, ma combinati insieme creeranno un piatto davvero buono, soddisfacente e che vi lascerà increduli per quanto la sua facilità nel realizzarla sia direttamente proporzionale alla sua bontà e, soprattutto, al relax dovuto all’aver passato davvero poco tempo ai fornelli (perché, diciamocelo, cucinare ci piace, ma quando abbiamo delle giornate piene l’unica cosa che vorremmo fare è stare sdraiate sul divano).

Per quanto riguarda la vellutata, tutto ciò che vi basterà fare è infilare piselli, zucchine, cipollotti in una pentola, aggiungere acqua e latte di cocco (se volete potete anche scaldare prima tutto con un po’ d’olio e poi unire acqua e latte di cocco), portare ad ebollizione e cuocere 5 minuti. Poi frullare con una generosa quantità di menta et voilà: la zuppa è pronta. Per i crackers di avena e semi ci vorrà un po’ più di tempo, ma semplicemente perché devono cuocere in forno: inoltre potete prepararli qualche giorno prima – ne otterrete una bella quantità – e tenerli in frigo (così da evitare che gli oli dei semi irrancidiscano) e, una volta preparata la zuppa, semplicemente sbriciolarli sopra. Volendo ancora, potete preparare anche la zuppa qualche giorno prima in grandi dosi e stiparla in frigo: potete a questo punto decidere di mangiarla fredda (è stratosferica) o di scaldarla un attimo. Più facile di così non si può! (altro…)

Tagliatelle con ragù bianco di tempeh e porri – Tempeh and leek ragù tagliatelle with hazelnut parm

Gli ultimi mesi sono stati decisamente pieni, oltre aver lavorato per mesi al nostro libro (che, a proposito, uscirà a breve e sarà edito da EIFIS editore) ed aver fatto un po’ su e giù tra Palermo e Milano per via di Cucina Blog Award ’17 organizzato dal Corriere della Sera (cosa che, se potessimo, ripeteremmo volentieri ogni mese visto il nostro grande amore per la splendida Milano), abbiamo dovuto fare conto anche con doveri lavorativi che non riguardassero il blog ed impegni personali, e questo ha inevitabilmente avuto delle piccole ripercussioni sul nostro pubblicare in maniera costante sul blog. Eppure, proprio per via del libro, non abbiamo mai smesso un attimo di cucinare e fotografare.

Dobbiamo anche ammettere che, avendo focalizzato tutte le nostre energie sul manoscritto, è arrivato anche quel momento tanto temuto in cui ci siamo ritrovate a corto di fantasia e in cui eravamo talmente stufe di cucinare e di mangiare tutto ciò che uscisse dalla nostra cucina – per quanto delizioso – , mettere in moto il processo creativo, ritestare una ricetta fino allo sfinimento perché fosse perfetta e, soprattutto, lavare i piatti, da voler vivere soltanto di toast all’avocado.

Però, una volta consegnato tutto il materiale, non ci siamo date neanche un attimo di tregua in cucina: abbiamo cucinato tutte le papabili ricette che avevamo elaborato durante questi mesi con lo scopo di potervi proporre qui sul blog e immediatamente il bisogno di tornare a scrivere e condividere si è fatto sentire. Abbiamo in cantiere tantissimo di cui raccontarvi, perciò non stupitevi se in questi mesi saremo più attive che mai!

Proprio a proposito del nostro rinato estro creativo, era da tantissimo che avevamo voglia di preparare un ragù vegano di tempeh: se ci conoscete, già saprete che facciamo un uso decisamente parco di soia in cucina (e, non a caso, il nostro libro sarà completamente soy free!!) ma ogni tanto consumiamo volentieri le sue forme meno processate come tempeh e tofu. Ecco, questo ragù bianco (più fresco e adatto alle giornate di sole che finalmente sembrerebbero essere predominanti rispetto a quello rosso) nasce proprio con l’idea di creare un ragù di soia senza però far uso di proteine di soia destrutturizzate o altri prodotti altamente processati ma, piuttosto, attraverso la versione fermentata di questo legume, estremamente benefica per l’intestino e facile da digerire.

L’occasione ci si è presentata, finalmente, qualche giorno fa, quando abbiamo ricevuto un pacco di meraviglie da De Tacchi, una piccola azienda di Padova che ha una grande tradizione alle spalle e che vanta presidio Slow Food su alcuni dei suoi prodotti. Aperto il pacco, ci siamo subito innamorate di queste tagliatelle di mais maranello, di un giallo così intenso e dalla consistenza un po’ ruvida da volerci subito mettere all’opera.

Avendo una nonna celiaca e consumando davvero poco glutine (fatta eccezione per il nostro pane di farro a lievitazione naturale), abbiamo provato svariate paste a base di farine senza glutine senza mai, tranne che in alcuni casi, rimanerne pienamente soddisfatte. Queste tagliatelle invece, lo diciamo sinceramente, le abbiamo trovate veramente ottime e dalla consistenza perfetta, tanto da pensare di ordinare dallo shop tutti i vari formati di pasta che producono. Uniche piccole accortezze che però ci sentiamo in dovere di sottolineare sono quella di girare spesso la pasta, per evitare che si appiccichi, e di cuocerla un po’ meno di quanto indicato sulla confezione (vengono indicati 10/12 minuti ma per noi che amiamo la pasta al dente 8 + la mantecata in padella sono stati più che sufficienti).

Per il resto, abbiamo reso umido e cremoso il nostro ragù con i porri e profumato con semi di finocchio (quei pochi che siamo riuscite a salvare, considerando che abbiamo disgraziatamente rovesciato il barattolo dove li conservavamo per terra nell’atto di scattare una foto), timo secco e paprika affumicata. Immancabile, un “parmigiano” a base di nocciole tostate e lievito alimentare: se doveste replicare questa ricetta, vi invitiamo caldamente a servirla con questo, in quanto bilancia perfettamente tutti i sapori e la rende completa.  (altro…)

Toast con avocado e fragole arrostite al balsamico // Avo toast with balsamic roasted strawberries

Parliamo un po’ dell’ormai famosissimo “avo toast“. Il nostro amore per l’avocado, siamo certe di averlo scritto da qualche parte, risale a quando ancora pochi, qui in Italia, avessero idea che l’avocado potesse essere mangiato e non solo usato per maschere di bellezza e, più in generale, prima che l’avocado-mania scoppiasse su instagram. Non state subito così lungimiranti da limitarci a schiacciarlo, condirlo e mangiarlo su una fetta di pane, ma abbiamo passato un’estate a nutrirci quasi esclusivamente di guacamole senza mai sentire il bisogno di mangiare qualcosa di diverso.

Il toast all’avocado è una di quelle cose che mangi durante qualsiasi pasto e che ti lascia sempre soddisfatto. Niente in casa eccetto del pane e un avocado maturo? Nessuna voglia di cucinare? Bisogno di mangiare qualcosa di estremamente veloce ma che colmi quella voragine nello stomaco? La risposta è sempre la stessa. Così, quando qualcuno ci chiede “ma cosa ci trovate, nell’avocado? A me non dice nulla”, strabuzziamo sempre un po’ gli occhi e ci chiediamo come sia possibile che esistano persone alle quali, realmente, non piaccia l’avocado. Abbiamo evidenziato, però, due dei problemi principali: il primo è la scelta di un avocado decisamente poco maturo e, il secondo, il non condirlo. Quindi, un paio di regole (che a noi sono sempre sembrate scontate, ma forse non lo sono così tanto) per mandare giù l’avocado: intanto, deve essere non maturo. Non maturo al punto tale da schiacciare la buccia con un dito e perderci un dito dentro, ma, diciamo, che esternamente deve essere morbido come un’albicocca. In secondo luogo, poi (ma potrebbe essere anche primo luogo), è necessario condirlo con succo di limone e sale. E non due gocce di limone e un accenno di sale, ma una buona quantità di entrambi, altrimenti non avrà sapore. È come la pasta, d’altronde: mangereste mai un piatto di pasta senza salare l’acqua di cottura?

Troviamo poi che il toast all’avocado, nella sua purezza (quindi senza nient’altro se non, appunto, avocado e pane) si trovi a metà strada tra la colazione salata e quella dolce. Mettiamo le cose in chiaro: si tratta pur sempre di una pietanza salata, ma non è così “strong” come una full english breakfast o una tipica colazione tedesca. È una di quelle cose che, anche se sono le prime ore del mattino e siete abituati ad una tipica colazione dolce, non butterete giù con troppa fatica.

Questa versione che vi proponiamo oggi è proprio una declinazione decisamente adatta alla colazione dell’avocado toast: non è una versione dolce, ma è pensata per quelli che fanno davvero fatica a mandare giù qualcosa di totalmente salato appena svegli. Alla solita base di avocado schiacciato con sale e limone abbiamo aggiunto delle fragole condite con il meraviglioso aceto balsamico Guerzoni, un goccio di sciroppo d’acero e del succo di limone e poi arrostite in forno, così da ottenere una sorta di toast agrodolce, dove la dolcezza delle fragole si sposa perfettamente sale, limone e, chiaramente, avocado! (altro…)

Insalata di patate novelle e fave allo za’atar // New potato, broad beans and za’atar salad

Non siamo solite festeggiare Pasqua e, di conseguenza, non ci capita di riunirci con i nostri parenti e partecipare ad uno di quei pranzi interminabili che solitamente si concludono (ammesso che, si concludano) con pance pesanti e la bellezza di tre kg acquistati in poche ore. Ancor meno, non mangiando carne, ci capita di fare qualcosa di realmente concreto per Pasquetta (vade retro arrostute). Abbiamo però il nostro piccolo modo di festeggiare: ci piace godere del tempo insieme, fare le cose con lentezza, svegliarci (relativamente) tardi e preparare una colazione speciale e cucinare qualcosa di sfizioso per il pranzo, senza però stressarci troppo.

La nostra idea di pranzo ideale è uno che preveda diversi piatti, tutti diversi fra loro, ma senza dover dare un necessario ordine di portata a questi. Ciò significa che difficilmente in queste occasioni prepariamo un vero e proprio primo o un secondo ma, piuttosto, ci divertiamo a creare una serie di pietanze delle quali ognuno può prendere la quantità che vuole, così da mangiare un po’ di tutto senza appesantirsi troppo e aspettare interminabili tempi tra una portata e l’altra. Possiamo definirlo una sorta di pranzo buffet, se proprio vogliamo dare un nome.

Nella nostra tavola, la primavera si traduce automaticamente nel nutrirci (o, quanto meno, nel volerci nutrire) principalmente di asparagi, in fragole fresche per colazione al mattino e zuppe dal sapore delicato e in insalate di patate novelle. Quest’ultima, perciò, non poteva proprio mancare per questa Pasqua. Inizialmente eravamo tentate di preparare nuovamente quella postata da queste parti l’anno scorso, ma poi ci siamo dette che, per quanto possiamo amare quell’insalata, volevamo qualcosa di diverso e, soprattutto, qualcosa da condividere su queste pagine, visto che è da troppo, per i nostri standard, che non ci capita di proporvi una delle nostre solite insalate ricche.

Siamo davvero contente del risultato finale: abbiamo bollito le patate novelle e unite a delle fave così fresche da essere tenerissime e a della cipolla rossa cotta caramellata leggermente in un po’ d’olio, così da bilanciare il retrogusto un po’ amaro delle fave. Per smorzare, invece, la dolcezza della cipolla, sono state fondamentali delle buone olive verdi e un condimento allo za’atar, ovvero un mix di timo secco, semi di sesamo e sommacco. Un po’ di prezzemolo e aneto, che con fave e patate stanno davvero troppo bene per non metterli, e questo è quanto! È un’insalata davvero semplice, si prepara in una 30ina di minuti (cuocete le patate e le fave mentre caramellate le cipolle!) ma è decisamente buonissima. Approvata anche da quel brontolone dell’uomo di casa! (altro…)

Quiche di cannellini, asparagi e capperi // Asparagus + capers quiche in a nut pulp crust

Vorremmo iniziare ringraziandovi tutte per gli adorabili commenti che ci avete lasciato nel post precedente. Mettiamo tutte noi stesse in questo blog e vedere quanto questo venga riconosciuto e apprezzato è davvero gratificante. Ci sentiamo davvero fortunate ad avere dei lettori come voi e ci teniamo a rispondere a ciascuna delle vostre parole con il tempo che ciascuna di queste merita, perciò scusate se ci metteremo un po’.

Tornate a Palermo dopo il nostro weekend Milanese non abbiamo praticamente messo piede fuori casa perché messe al tappeto dall’influenza: la più piccola di noi si è praticamente ritrovata senza voce mentre la più grande non poteva assolutamente girare (per casa…) senza un fazzoletto in mano. Dopo essere state senza pensieri per 3 giorni ed essercela spassata, praticamente, ne abbiamo pianto le conseguenze. Dopo un inverno miracoloso, senza beccare nessuna influenza o un po’ di raffreddore, la primavera ci ha, come al solito, destabilizzate e ha messo alla prova la nostra salute.

Probabilmente avremmo potuto prevenire il tutto, coprendoci un po’ di più (soprattutto la più piccola) e non dimenticando mai la sciarpa a casa, ma ormai, per fortuna, siamo quasi guarite del tutto. Però ecco, se doveste vederci girare ancora con la sciarpa sappiate che non è dovuto al nostro essere eccessivamente freddolose ma semplicemente perché, una volta imparata la lezione, vorremmo davvero evitare di essere ripetenti.

Sembrerebbe, comunque, che il bel tempo e la primavera in generale siano finalmente “esplosi” un po’ in tutta Italia, ed è meraviglioso ammirare nei piccoli stand del nostro amato mercato del contadino del sabato mattina i primi asparagi, piselli e fave fare capolino ed essere circondate da alberi in fiore e da un arcobaleno di piante. Abbiamo un debole per le verdure primaverili e dobbiamo dire che, se solo fossero un po’ più economici, il nostro frigo sarebbe costituito in gran parte dagli asparagi. Ed è proprio una ricetta a base di questi che vogliamo proporvi oggi.

In vista di buffet pasquali, pic nic e pranzi al sacco finalmente all’aperto, così da poter godere dei primi tepori, volevamo avanzare la nostra proposta vegetale, e quale miglior modo di farlo se non con una quiche? Sono un piatto veloce, abbastanza saziante e facile da portare in giro. Solitamente vengono preparate con molto burro, panna e uova, ma la nostra versione prevede un cremosissimo ripieno a base di fagioli cannellini, burro di anacardi e timo. Quanto agli asparagi, dopo aver passato anni a cuocerli al vapore, dall’anno scorso abbiamo iniziato ad arrostirli o saltarli con un goccio d’olio in padella e oh! quanto vorremmo aver iniziato prima. Il gusto salato e intenso dei capperi si sposa davvero bene con gli asparagi e con il gusto leggermente dolce del ripieno: il risultato è una torta salata chiaramente diversa dalla sua versione tradizionale ma, a nostro avviso, decisamente buona. Per quanto riguarda la crosta abbiamo voluto utilizzare un po’ della polpa rimasta dalla preparazione del latte vegetale, mescolandola ad un po’ di farina di grano saraceno e olio d’oliva. Ne è venuto fuori un guscio gustoso, croccante e senza glutine, ma qualora non doveste avere la polpa di scarto dal latte di frutta secca potrete utilizzare la vostra base per quiche preferita: una brisée all’olio d’oliva funzionerà alla perfezione. (altro…)

Risotto integrale con funghi, miso e tahin // Mushroom, tahin + miso brown rice risotto

Se avete letto il nostro post precedente, probabilmente saprete dei momentanei malesseri della più piccola di noi. Dopo un paio di giorni (durante i quali era stata un po’ drammatica e aveva pensato al peggio), è arrivata la risposta: influenza. Di quelle terribili, che durano settimane e fatichi a scrollarti di dosso. Avevamo effettivamente sentito di come un’influenza legata allo stomaco fosse nell’aria, eppure è stata una delle ultime opzioni alle quali avevamo pensato. E così venerdì notte, dopo aver passato la serata a destreggiarci fra un episodio di Profiling e la finale di Masterchef, Marta ha misurato la temperatura e il termometro ha raggiunto la tacchetta dei 38.7 gradi. E sebbene fosse proprio una febbre da cavallo, entrambe abbiamo tirato un respiro di sollievo nel constatare che, alla fine, si trattava SOLO di influenza.

Le cose non si sono ancora del tutto risolte (la febbre ancora continua a non voler scendere sotto i 37.8 gradi), ma volevamo davvero condividere oggi sul blog questo risotto che è spesso protagonista dei nostri pranzi domenicali perché il nostro uomo di casa sembrerebbe non poterne fare a meno – e questa è una grande soddisfazione, vista l’infinita lista di cose che non mangia -.

C’è da fare una premessa: sebbene la più grande di noi e l’uomo di casa adorino la pasta, la più piccola di noi non la ritiene così fondamentale e ne potrebbe tranquillamente fare a meno. Non è una questione di carboidrati (perché al nostro pane fatto in casa non potrebbe mai rinunciare e mangia volentieri altri cereali in chicco), semplicemente il fatto che, dopo aver vissuto di pasta (principalmente al pomodoro) ogni giorno per più di 10 anni – in quanto l’unica cosa che il nostro uomo, sempre a casa durante la pausa pranzo e perciò l’unico che potesse preparare un pasto, sapesse cucinare -, le è un po’ venuta a noia.

Ogni sabato al mercato, però, troviamo dei bellissimi e freschissimi funghi basilisco (qui, lo ammettiamo, abbiamo usato dei pioppini principalmente perché sul piatto erano più carini…), e poiché quelli mettono d’accordo proprio tutti, dovevamo ingegnarci per assemblare un piatto che rendesse onore a questi: e possiamo dire di esserci proprio riuscite.

Okay, è vero, un risotto ai funghi non è un piatto chissà quanto geniale, ma l’aggiunta di tahin e miso completano ed esaltano il gusto dei funghi in modo tale da creare un piatto con diverse sfumature di sapori ed estremamente cremoso. Per il riso, abbiamo deciso di utilizzare del riso integrale: qualcuno di voi potrebbe storcere il naso, sottolineando con un risotto con il riso integrale non cuocia mai, ma qui viene proprio il bello: per ridurre notevolmente i tempi di cottura e rendere il riso molto più digeribile (lo ripetiamo sempre, ma sapete che legumi, noci e cereali, nella loro versione integrale, contengono acido fitico nella buccia e che, invece, bisognerebbe tenerli ammollo sempre per qualche ora così da eliminarlo?). Altro grande pregio, secondo noi, del riso integrale è che, oltre ad avere un impatto glicemico più basso di quello raffinato e ad avere più fibre, se lo dimenticate un minuto o due in più sui fornelli, difficilmente scuocerà tanto quanto il riso bianco: perciò insomma, piatto sano, con tempi di cottura non impossibili e decisamente poco probabile che scuocia, cosa potremmo dirvi di più per convincervi?! Forse che l’uomo di casa, addirittura, lo ritiene ancora più buono di un piatto di tagliatelle di farro con i funghi? (altro…)

Zuppa di funghi crudi con riso alla curcuma + Raw mushroom soup with turmeric rice

(English recipe below) Ogni volta che torniamo da un viaggio, i mesi successivi ci portiamo dietro una sorta di nostalgia che inizia ad affievolirsi soltanto quando iniziamo ad organizzare la prossima partenza. Capita soltanto a noi? Più visitiamo nuove città (o ne riscopriamo altre dove eravamo già state), il bisogno di viaggiare diventa sempre più impellente, tanto da iniziare a sentirci quasi “soffocate” se non prendiamo un aereo almeno una volta ogni 3 – 4 mesi. Non deve essere sempre una vacanza “lunga” o una meta estera, ci accontentiamo anche di 24h in una città italiana, ma ne abbiamo bisogno.

Alla nostalgia della vacanza passata, si sommano i bei ricordi accumulati durante quel periodo, le lunghe passeggiate, gli aneddoti, le sventure (perché, nonostante tutto, c’è sempre qualcosa che non va) e i piatti mangiati.

Questa zuppa qui, in realtà, non l’ha mangiata nessuna di noi due, ma, invece, è stata la saggia scelta di un uomo di casa infreddolito e bisognoso di scaldarsi in una gelida Parigi. Perché sì, nonostante guanti pesanti e infiniti strati di maglioni e sciarpe, non avere freddo in quella città a gennaio è scientificamente impossibile. E siamo davvero curiose di capire quale segreto celino le parigine per uscire con le gambe scoperte anche con -5 gradi.

Ma tornando alla zuppa. Quando è arrivata fumante sul tavolo di PH7 EQUILIBRE la enorme scodella di zuppa per il nostro uomo di casa abbiamo subito allungato i nostri cucchiai per assaggiarla e riscaldarci un po’. Siamo rimaste davvero sorprese da quanto fosse buono e confortevole quel piatto e, subito, abbiamo chiesto quali fossero gli ingredienti, e lì ci è arrivata la risposta che aspettavamo: la chiave era la semplicità, il minimo sforzo per il massimo risultato.

Si tratta infatti di una semplicissima zuppa di funghi prataioli crudi, frullata con del brodo vegetale bollente (in questo caso, si tratta di un brodo molto basico infuso con alloro, timo e rosmarino) così che la zuppa risulti calda nonostante i funghi non vengano, tecnicamente, cotti. Per il resto, basta aggiungere un po’ di tamari per il gusto umami, del riso integrale cotto con un pizzico di curcuma per rendere il tutto più nutriente e sostanzioso e cospargere con dei germogli di porro per esaltare il sapore et voilà, avrete una zuppa estremamente facile, leggera, con pochissimi ingredienti e tanto confortante, che nonostante il sole inizi a farsi vedere, le temperature sono ancora bassine… (altro…)