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Torta vegana di mele, grano saraceno e yogurt // Vegan buckwheat + yoghurt apple cake

Ultimamente, le cose sembrerebbero andare estremamente bene. A parte un paio di progetti portati a fine termine dei quali vi parleremo prestissimo, la notizia che ha fatto brillare il nostro weekend è stata quella di essere finaliste nella sezione “HEALTHY” ai Cucina Blog Awards indetti dal corriere. Quando abbiamo letto il nostro nome accanto a quelli di molti altri blogger che stimiamo così tanto e le cui foto ci fanno sempre sognare ad occhi aperti, non potevamo praticamente crederci. Essere arrivate a questo punto della gara è una soddisfazione veramente enorme per noi. E non potremmo non ringraziarvi: se abbiamo raggiunto questa meta è grazie a voi, a voi che ci avete seguite e spronate ad andare avanti in questi anni e a voi che ci avete nominate! Per questo, vi chiediamo un ultimo piccolo favore se vi piace quello che facciamo e credete in noi: collegatevi a questo link ed esprimete una preferenza per ciascuna categoria (è necessario esprimerla per ogni categoria per poter votare), selezionando “Naturalmente buono” nella categoria Healthy.

Per il resto, anche tutto il resto sembrerebbe andare per il verso giusto. Unico piccolo grande neo, la digestione (o, per essere più precisi, la salute intestinale) di me, Marta, in questi giorni, non è esattamente delle migliori. Tendenzialmente, non becco mai un’influenza – davvero, questo inverno non ho preso una febbre e/o un raffreddore – e i miei unici “acciacchi” sono dovuti a qualche sporadico attacco di colite che, ormai ho imparato a gestire piuttosto bene. Ma qui si tratta di tutt’altra cosa: mi sveglio la mattina con un forte dolore sotto lo sterno e, l’unico pasto che, più o meno, riesco a tollerare è la colazione. Per il resto, qualsiasi cosa mangi (persino una foglia di finocchio, per dire) mi provoca un terribile bruciore allo stomaco che fatica ad andar via. E persino non mangiare non è un’opzione perché: 1) sono una di quelle persone che ha bisogno di almeno 3 pasti solidi durante il giorno altrimenti inizia davvero a sentirsi male, 2) non mangiare mi porta, inevitabilmente, alla fame. E se provo ad ignorarla, si presentano gli stessi sintomi che mi tormentano quando mangio qualcosa. Gli unici momenti durante i quali questo dolore si affievolisce (anche se non scompare mai) sono i momenti durante i quali non sono a casa. Ah, e l’unica cosa che allevia i miei problemi è il caffè, che avevo smesso di bere da 2 anni e che, adesso, sento il bisogno di bere 2 volte al giorno per riuscire a stare un po’ meglio. Buffo, eh? Onestamente, sono davvero preoccupata. Ho già programmato esami del sangue e per le intolleranze alimentari, ma non riesco ad essere veramente tranquilla. Sappiamo bene di non parlare spesso di queste cose qui sul blog, ma le cose non sono sempre limpide e, poiché questo è il nostro spazio, sentiamo il bisogno di essere delle persone vere tutto il tempo: è bello condividere foto di viaggi e di piatti colorati su instagram, ma la vita non è soltanto questo.

Dopo il piccolo sfogo, veniamo a questa torta qui che, per fortuna, abbiamo preparato qualche giorno prima che i problemi della più piccola di noi diventassero così invasivi e, in questo modo, anche lei è riuscita ad assaggiarla e stupirsi per quanto fosse buona. Probabilmente lo abbiamo già detto, ma non è una tipa da dolci e non è difficile che tutti i suoi pasti durante la giornata siano salati, con l’eccezione dello sporadico porridge con frutta fresca. Ma questa torta: è talmente buona che ne ha mangiate almeno tre fette e il nostro uomo di casa ha dovuto contenersi per non finire la teglia in una volta sola. Anche perché, diciamocelo, la maggior parte dei dolci vegani sono stratosferici e lussuriosi: torte crude al cioccolato e ai mirtilli (non abbiamo mai incontrato nessuno, neanche il tradizionalista più convinto, che non apprezzasse questo tipo di torte), mousse al cioccolato e avocado, brownies, energy balls… Però, ogni tanto, sentiamo il bisogno di qualcosa di più semplice e classico e, in questi casi, solo una cosa ci può soddisfare: una buona fetta di torta di mele. Abbiamo usato fiocchi d’avena senza glutine e farina di grano saraceno per renderla nutriente, integrale e ricca di fibre. Inoltre, dolcificandola con zucchero di datteri (datteri disidratati e macinati finemente, in modo tale da ricordare uno zucchero scuro) e purea di mele, questa torta contiene naturalmente zuccheri senza bisogno di dover ricorrere ad altri dolcificanti. Per il resto, abbiamo usato un po’ del nostro yoghurt di anacardi per renderla soffice e legare bene il tutto e perché, onestamente, sognavamo da un sacco una torta allo yogurt. Qualora non doveste aver fermentato anacardi, qualsiasi yogurt vegetale non dolcificato (preferibilmente quello di cocco) andrà bene. L’effetto “zucchero a velo”, invece, è dato da un po’ farina di cocco (e non cocco rapé) spolverata sopra. (altro…)

Muffins alla zucca, noci e cranberries // Pumpkin, walnut and cranberries muffins

Domani finalmente partiremo per la nostra ormai obbligatoria sebbene davvero breve (stavolta staremo persino meno di quanto siamo state a Londra l’anno scorso) fuga invernale. La verità è che più partiamo – anche se per un giorno, come il mese scorso a Milano -, più non riusciamo a farne a meno e sentiamo il bisogno di evadere dalla nostra realtà quotidiana.

Non potevamo però sparire e non passare da queste parti per un piccolo saluto e, poiché conservavamo questa ricetta da un po’, quale migliore occasione se non postarla oggi, in previsione della nostra colazione di domani che dovrà sostenerci fino al pomeriggio?

Qualche settimana fa, infatti, è uscito il nuovo numero di Taste&More, la splendida rivista online con la quale collaboriamo da ormai alcuni mesi. All’interno del magazine troverete tantissime ricette realizzate con semi nutrienti oppure per zuppe calde, perfette in questo periodo dell’anno, tisane fatte in casa e dolci senza uova (con un’introduzione accurata su come sostituirle senza stress nei dolci).

Chiaramente, potevamo noi non avanzare una nostra proposta proprio in questa categoria?! I nostri muffins vegan alla zucca con noci e cranberries sono golosi ma abbastanza nutrienti da essere mangiati per colazione o per merenda. Abbiamo usato infatti fiocchi d’avena integrali (usate quelli senza glutine, se siete intolleranti o celiaci), tritati e ridotti in farina, e dolcificato con sciroppo d’acero e un po’ di succo d’arancia, che con cioccolato e cranberries si sposa alla perfezione. Inoltre, sono anche senza olio ma risultano morbidissimi grazie alla purea di zucca, perciò sono anche leggerissimi! Il cioccolato sopra, però, era d’obbligo…altrimenti che dolce alla zucca è?

Vi lasciamo qui sotto il link alla rivista dentro la quale troverete la ricetta…a presto! (altro…)

Torta di carote e noci vegan // Vegan walnut carrot cake (gluten free)

(English version below) Poteva non essere una torta di carote quella che avrebbe festeggiato la più piccola di noi due? E se l’anno scorso ci siamo dimenticate di fotografare quella splendida torta raw ai frutti di bosco che era sparita in poco e niente (ma la ricetta è stata scritta e presto vedrete anche quella!) quest’anno ci siamo attrezzate, abbiamo messo un paio di fette da parte da non offrire agli ospiti e siamo riuscite a presentarvi questo dolce delizioso.

Quello che c’è stato prima e dopo il grande giorno è decisamente da dimenticare, ma il durante è stato decisamente piacevole. Prima di festeggiare, infatti, dobbiamo ammettere che lo sconforto nel sapere che la maggior parte delle persone con le quali la più piccola di noi avrebbe voluto festeggiare non avrebbe partecipato è stato accompagnato da una serie di pianti e riflessioni del tipo “io non farò nulla, starò soltanto con il mio gatto” o “non voglio nemmeno una torta” o, ancora, “il mio sarà un compleanno come quello di Bridget Jones” (e inevitabilmente, chiaramente, a quest’ultimo pensiero si è unito l’ascoltare senza sosta All by myself – sì, qui si tende a drammatizzare tutto). Se poi vogliamo aggiungere che, causa influenza, la notte prima del compleanno ha visto proprio la festeggiata non chiudere occhio con nausea e tutto ciò che questa porta (non lo volete davvero descritto…). Il dopo, invece, è stato davvero poco esaltante visto che avremmo voluto festeggiare insieme ma la più grande di noi è stata stroncata da una brutta influenza e la serata si è ridotta ad ingerire una quantità industriale di curcuma e al guardare serie tv al computer mentre lei dormiva.

Il durante, però, non sarebbe potuto andare meglio: sono venute a casa appena 8 persone, ma decisamente le più importanti e quelle che hanno permesso che il compleanno riuscisse davvero bene. Abbiamo cucinato fino all’ultimo momento (sebbene si trattasse di un dopocena potevamo permetterci di non servire almeno degli stuzzichini?). E tra immancabile guacamole, crackers di semi e delle tartine con un patè straordinario, una volta scoccata la mezzanotte non sarebbe stato un compleanno se non fosse arrivata una torta.

Una torta degna di questo nome e decisamente importanti, di quelle che, effettivamente, non sono mai state realmente il nostro genere ma che, una volta l’anno (o meglio, una volta ogni 19 anni), è necessario preparare. Non volevamo una torta al cioccolato (che, anche se poi finisce sempre per apprezzarle, non sono davvero il genere di Marta, piuttosto quello di Mimma) e la torta panna – di cocco, of course – e fragoline decisamente fuori stagione non è mai stata troppo esaltante per la più piccola di noi fin dai primi anni di vita, perciò l’opzione vincente si è rivelata una torta di carote. (altro…)

Cake marmorizzato alla zucca // Marble pumpkin bread (v + gf)

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(English version below) Quando ero più piccola, uno dei dolci che più detestavo – e che, chiaramente, la mamma preparava sempre – era la torta marmorizzata. Allo stesso tempo, però, ero una di quelle bambine che, anche se non amava qualcosa, lo teneva per se per paura che qualcuno potesse rimanerci male. Così, come finivo per farmi comprare e indossare scarpe che non mi piacevano senza dire nulla perché non volevo dire alla commessa che, sinceramente, le trovavo davvero brutte, così continuavo a mangiare la torta marmorizzata che mia madre preparava tanto volentieri e tanto spesso.

Ultimamente, stiamo amando le zucche più del solito (e, in realtà, più di sempre): in particolare, adoriamo quelle dalla polpa dura, dolce e piuttosto densa come la kabocha (mantovana), la red kuri o la hokkaido. Ci piacciono al vapore o arrostite e, onestamente, io le amo talmente tanto da mangiarle senza neanche un po’ di sale (anche se un pizzico di sale rende sempre tutto migliore).

Poiché abbiamo una quantità industriale di zucche a casa, per non farle andare a male, abbiamo subito pensato ad un dolce. E, tenendo conto dell’unica prerogativa che la più grande di noi aveva posto – “ci deve essere del cioccolato o del cacao, i dolci alla zucca mi piacciono soltanto se accoppiati al cioccolato” – la prima idea che ci è balzata per la testa è stata quella della torta marmorizzata. Il sapore ricorda davvero tanto quello della torta di cui parlavamo su ma, a differenza di quella, persino io – la stessa che non sopportava le torte marmorizzate e che, quando si preparano dolci, ne mangia una fetta e stop – l’ho adorata talmente tanto da mangiarne tre fette (erano davvero molto sottili, lo giuro!) di fila una domenica sera.

Il cake marmorizzato alla zucca rientra decisamente tra i nostri “mai più senza”: è vegano e senza glutine (utilizzando della farina d’avena che abbia la certificazione gluten free), naturalmente dolcificata con sciroppo d’acero. Contiene anche una manciata di nocciole e la scorza di un’arancia, che rendono il tutto ancora più classificabile come comfort food e poi insomma…stiamo parlando di zucca e cioccolato! Un’accoppiata che mai può fallire. (altro…)

Semifreddo raw alle ciliegie (vegan)

semifreddo raw alle ciliegie e vaniglia

Dalla fine della stagione delle ciliegie dell’anno scorso, i successivi mesi, fino a qualche giorno fa, sono stati un quotidiano lamentarsi, da parte della pi? piccola di noi, e un continuo interrogarsi su quando avrebbe potuto farne nuovamente scorpacciate. Cos? da un paio di settimane a questa parte, con l’arrivo di Maggio e l’aumento delle temperature, la richiesta (e il bisogno!) di nutrirsi di ciliegie si ? fatta sempre pi? impellente. Non ci siamo lasciate tentare da quelle pallide e asprigne del supermercato, sapevamo bene ci? che volevamo e cercare di placare la mancanza?con qualcosa che non fosse all’altezza dei nostri desideri non sarebbe stata la soluzione. Cos?, lo scorso?sabato mattina, nel vedere delle ciliegie biologiche grandi, scure e perfette dai nostri produttori di fiducia ? stato un evento talmente grandioso da portare la pi? piccola di noi a saltellare nervosamente nel desiderio di impossessarsene il prima possibile. Il primo, il secondo, e tutti i seguenti assaggi non hanno decisamente deluso le aspettative, anzi! E dobbiamo dirlo: se non fosse stato che questa torta (per la quale abbiamo preso delle ciliegie in pi?, cos? da non farcele mancare) ? risultata estremamente buona e decadente, ci saremmo senza dubbio rammaricate nell’aver sottratto alle nostre pance – ma, soprattutto, al nostro spirito – quelle ciliegie in pi?. Abbiamo passato dunque la nostra domenica, inebriate dal dolce sapore delle ciliegie, piantando gerani sul nostro balcone e stratificando basi di datteri, noci e cioccolato, creme?di anacardi alla vaniglia ed altre, tintesi di rosa, alle ciliegie. La ricetta proviene da uno dei soliti acquisti ossessivi compulsivi su Amazon direttamente in lingua originale: Clean cakes, un libro splendido di dolci naturali, senza glutine, realizzati con ingredienti integrali e salutari e, la maggior parte, vegani o facilmente veganizzabili. Della ricetta originale abbiamo modificato ben poco, giusto delle noci al posto delle noci del Brasile, per mancanza di queste ultime a casa, e insignificanti elementi. La torta – che abbiamo pensato di chiamare semifreddo, per via della consistenza e della temperatura a cui viene servita – ha avuto talmente successo che, con?la scusa di “affinare i bordi” per fotografarla, siamo riusciti a mangiarne forse pi? di quanta non ne sia rimasta. Che aspettate dunque? Iniziate a mettere quegli anacardi ammollo e frullare le ciliegie…

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Torta di polenta e ricotta

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Che qualcuno ci imponga di non comprare pi? libri su Amazon, perch? il fatto sta diventando serio. Patologico, oseremmo dire. Qualcuno ci rassicuri dicendo che non siamo le sole a soffrirne. Da quando lo abbiamo “scoperto”, ne siamo diventate dipendenti ed ? cos? che nel giro di dieci mesi la nostra biblioteca culinaria si ? arricchita di almeno 20 nuovi titoli. E ci stiamo limitando a contare quelli in lingua straniera. Il problema ? che ? fin troppo facile resistere alla tentazione. Stai l? seduta, senza neanche doverti muovere, senza aspettare due settimane perch? un libro sia disponibile o, ancor peggio, senza poter accedere ai libri non ancora editi in Italia, se sei fortunata puoi dare un’occhiata anche all’anteprima, fai un “click” e in 3 – 4 giorni il libro ? a casa tua. Certo, si potrebbe considerare lo sforzo immane di dover scendere le scale per aprire il portone e ricevere il libro dal corriere – o, ancora peggio, lasciare il proprio pacco sotto le grinfie del proprio portiere che all’orario in cui torni a casa chiude sempre la portineria per riaprirla ben 3 (!!!) ore dopo, per poi ricevere una risposta sgarbata per i troppi pacchi che arrivano sotto il tuo nome -, ma sembrerebbe essere sopportabile. Non ? bastato neanche il non trovare pi? per un paio di mesi la propria carta prepagata, in quanto i nostri dati erano stati saggiamente salvati preventivamente da Amazon sul nostro profilo – e su questo, per?, se ne potrebbe anche discutere a lungo… -. Non che non ci piacciano le librerie, anzi! La nostra preferita ? una piccola libreria indipendente proprio a due passi da casa, grazie alla quale ci riforniamo di (altri) libri di cucina e selezionate e interessanti letture extra-culinarie, ma spesso la pigrizia (e, soprattutto, l’accesso ai titoli non ancora editi) prevalgono e la nostra lista desideri su Amazon, che al momento conta 87 libri, cresce proporzionalmente ad ogni prodotto acquistato. Tutto ci? per dire che, dopo aver comprato ben 3 libri la settimana scorsa, grazie?un incredibile ed inusuale “abbondanza” di soldi momentanea, ne vorremmo acquistare gi? degli altri. E per dire anche che questa torta di?polenta, mandorle e ricotta, viene da un libro bellissimo – non acquistato su Amazon, per? – quale “Green Kitchen Travels”. Dire quanto questi due ragazzi ci piacciano crediamo sia un po’ scontato, sposando a pieno la loro filosofia alimentare e lasciandoci incantare da ciascuno dei loro scatti. E questo dolce senza glutine e dolcificato interamente con il miele era troppo bello (e sano!!) per non essere preparato (e perch? non ci facesse pensare a un paio di splendide ragazze innamorate dei dolci alla ricotta). Preparate la torta un giorno prima, lasciatela sotto la campana di un’alzatina e aspettate, se riuscite, il giorno successivo per mangiarla: diventer? ancora pi? buona e cremosa! (altro…)

Galette di segale con frutta estiva

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Uno dei dubbi esistenziali e delle scelte pi? difficili nella vita ? quella di eleggere un solo frutto estivo che possa essere il preferito. Se lo si chiedesse alla pi? piccola di noi in inverno, quella risponderebbe senza problemi le mele, ma solo quelle piccolissime e rosse. La pi? grande, invece, probabilmente dichiarerebbe di non amare particolarmente la frutta invernale. Il problema sorge quando arriva l’estate e con s? porta una ricchezza tale di frutta da competere con gli uomini pi? ricchi del pianeta: albicocche, ciliegie, fragole, pesche, frutti di bosco, fichi, prugne, susine e ancora tanti altri! Quando si tratta, dunque, di dover sceglierne uno solo, la cosa diventa seria. E?poich? avevamo voglia di una torta rustica, semplice e poco zuccherina e l’idea di una galette ci stuzzicava gi? da tempo (di quelle che, volendo, puoi servire con un po’ di creme fraiche o una pallina di gelato), quando abbiamo dovuto decidere con quale frutto farcirla, abbiamo deciso di usare tutti quelli a nostra disposizione. Sabato scorso, poi, abbiamo scovato al solito mercato, accanto ad una confezione?di more, due vaschette di tale?”uva giapponese“, una di quelle cose che solo il nome ti intriga e ti manda fuori di testa: i suddetti fruttini ricordano incredibilmente, per forma e per sapore, i lamponi e con l’uva hanno poco a vedere; in pi??ha, rispetto al cugino lampone, dimensioni pi? piccole e colori pi? scintillanti. Poi ci sono ancora le fragole che continuano a crescere imperterrite in quel minuscolo vasetto che sta appeso all’altrettanto minuscolo balcone della cucina, di quelle che se le tagli dentro, vedi solo rosso e neanche un filo di polpa ancora bianca e svegliarsi la mattina per vedere se sono cresciute ed affettarle nel solito e immancabile yogurt della colazione ? un piacere. Quanto alla pasta, era da un po’ che volevamo provare ad usare l’olio di cocco al posto del burro: l’esperimento ? riuscito davvero bene, l’olio di cocco in frigo si solidifica e diventa solido come mister?burro (se non di pi?) e insomma, farci una base per galette e crostate rustiche ? semplicissimo! Ultimo ma non ultimo, lo sciroppo d’acero nella frutta: funziona davvero bene ma, se volete aumentare le dosi (d’altronde, la pasta non ha zucchero) fate pure. Con queste dosi ne uscir? fuori una tortina abbastanza piccola, diciamo da 18cm di diametro…importantissimo ? non stendere la pasta troppo sottile – ma neanche lasciarla troppo alta -, ? vero che c’? della farina di mandorle sul fondo che assorbir? gran parte del liquido della frutta, ma non vogliamo mica che la pasta si inzuppi e diventi molliccia, eh. Detto questo, pensiamo di aver finito: buona galette! (altro…)

Torta di farro, ricotta e ribes

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Qualche settimana fa mi sono trovata a discutere con Laura a proposito di una certa propensione verso gli alberi di gelsi. E cos?, mentre lei allungava le sue braccia per cogliere gelsi e diventare prima?albero, poi ramo e foglia ed infine gelso, io avrei voluto poter allungare la mano con altrettanta facilit? per riempirmi le tasche di gelsi, mentre mi arrampicavo faticosamente per fotografare uno scorcio di natura in uno sfondo di palazzi grigi. Cos?, sognando quei piccoli frutti, la mia settimana ? stata un continuo e costante pensiero a questi, per poi farne scorta e inebriarmi del loro gusto dolcissimo, che a quanto pare, come dicono Laura e il suo amico siciliano, quelli siciliani sono ancora pi? dolci di quelli laziali. Perch? io mi stia trovando a sproloquiare di gelsi, per?, a proposito di una torta di ribes che di gelsi non ne ha traccia, ha un suo razionale poich? ed una sua profonda origine. Bisogna infatti sottolineare che la nostra, di torta, di gelsi non ne ha traccia, ma trova radici in una che, al contrario, ne ? squisitamente ricca. Quando Laura ha opportunamente pensato che la sua torta di ricotta e gelsi (che mi aveva gi? conquistato sul blog di Barbara) avrebbe potuto solleticarmi il palato infatti non sbagliava! E cos? ci siamo trovate a fare merenda attorno a quella torta non in due ma in tre, con una cara compagna di appuntamenti serali della domenica come Virginia. La torta di ricotta ? diventata dunque e subito una priorit? ed un’esigenza e per una coincidenza sicuramente non casuale, sia io che Virginia ci siamo ritrovate a sfornarla la stessa sera per poi farci entrambe colazione il giorno dopo entrambe e, stavolta, ? toccato a noi offrirne una fetta a Laura! (altro…)

Ciambella di orzo, mandorle e amarene

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Questa ?, molto sinceramente, una delle nostre migliori torte di sempre. Di quelle che se trovassimo le amarene fresche ogni giorno potremmo ripetere senza mai stancarcene. Ecco, le amarene: queste sono state un bellissimo e gradito?regalo di una collega della pi? grande di noi, che ci ha fatto avere le amarene dell’albero del suo giardino. Nobilitarle con un dolce di degno rispetto era d’obbligo. Volevamo qualcosa di diverso dalle solite amarene sciroppate o della classica confettura, ed in un non troppo caldo pomeriggio di fine primavera, durante il quale accendere il forno per sfornare un dolce era decisamente tollerabile (vista poi la merenda abbondante che ne ha seguito), ci siamo trovate ad abbozzare ricette per dar forma e consistenza ad una torta che potessimo non semplicemente immaginare. Abbiamo infilato il muso nel cassetto delle farine e deciso che, stavolta, sarebbe toccato a quella d’orzo essere protagonista. Per poi accompagnare le amarene, cos? acidule, serviva qualcosa che riuscisse a controbilanciarle senza risultare stucchevole, ed ? cos? che ci sono venute in soccorso le fidate mandorle: scelta pi? che azzeccata ? stata quella di usarne, per met? parte, di mandorle non pelate, che hanno reso la torta pi? rustica e aromatica. Ci chiediamo poi se sia stato merito del miele, o forse proprio di mandorle e amarene amalgamate tra loro, il profumo cos? intenso di questa torta. E, per elogiare ancora un dolce che ci ha conquistate, una menzione speciale?va alla sua sorprendente morbidezza: ci sentiamo infatti di affermare come si sciolga deliziosamente sotto la bocca. La scelta di uno stampo a ciambella, infine, era necessario per completare l’opera, che ogni torta che abbia la forma di una ciambella, sotto la campana dell’alzatina per i dolci da colazione, ci fa battere un po’ il cuore. Dopo tutto questo sproloquio, vi suggeriamo, vi invitiamo, vi imploriamo di rifarla, perch? questa possa conquistare anche voi! Se non dovessero esserci amarene nei paraggi, invitate ad unirsi un’altro frutto che condivida con queste una nota leggermente asprigna, magari dei lamponi, dei ribes, forse anche delle more e fra qualche tempo le susine, ma fatela! (altro…)