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Panini di chufa senza cereali // Vegan + grain free tigernut buns

Era da un po’ che ci frullava per la testa l’idea di preparare un pane senza alcun tipo di cereale o pseudocereale. Abbiamo cercato un bel po’ online, ma la maggior parte delle ricette prevede una quantità esagerata di uova o davvero tanta farina di mandorle/frutta secca o, ancora, l’aggiunta di fiocchi d’avena (che sono un cereale) o di quinoa o grano saraceno che, pur non essendo tecnicamente dei grani (si tratta di semi, infatti) si comportano principalmente come se lo fossero.

Da quando la più piccola di noi ha avuto certi fastidiosi problemi di stomaco (ricordate quei dolori insopportabili sotto lo sterno appena sveglia di cui vi parlavamo?) e visti i forti attacchi di colite che, puntualmente, si fa viva ogni due/tre giorni, abbiamo cercato il più possibile di dare un po’ di respiro al suo stomaco, il ché ha significato due cose fondamentali: ridurre l’apporto di ceci che, a quanto pare, ultimamente non digerisce molto e ridurre quello di glutine e grani (senza però escludere pseudocereali come quinoa, grano saraceno e amaranto che invece sembrerebbe digerire senza particolari problemi) in favore di frutta secca, semi e avocado e legumi che riesce a digerire meglio come lenticchie, lupini e piselli. Ovviamente non la gestiamo come una cosa eccessivamente vincolante e “stretta” (quindi vi è tranquillamente spazio per le dovute eccezioni qui e lì) e, sebbene i fastidi non siano svaniti del tutto, dobbiamo dire che sicuramente al momento la situazione è davvero più gestibile.

E visto che, comunque, cerchiamo di fare in modo che la cosa sia il meno “pesante” da sopportare e che non sia mai triste, volevamo a tutti i costi cercare di elaborare dei panini senza grani che potesse mangiare ogni giorno e ogni quando ne sentisse il bisogno senza che la sua digestione venisse eccessivamente disturbata.

Quanto alla farina “strana” che vedete menzionata nel titolo della ricetta, si tratta di farina di Chufa o zigolo dolce (o, ancora, tigernut), ovvero un piccolo tubero che, appunto, non è né un grano né appartiene alla famiglia delle noci, perciò perfetta per il nostro esperimento (non che abbiamo qualcosa contro la frutta secca, ma visto che ne mangiamo abbondantemente ogni giorno tra latte vegetale, “burri” di mandorle o nocciole e, ancora, come snack e a conclusione dei pasti, volevamo evitare di sovraccaricare anche questi). È ancora un po’ difficile da trovare in supermercati – anche se bio – ma potete tranquillamente acquistarla qui *non si tratta di una sponsorizzazione, semplicemente questa è quella che abbiamo usato noi e che vi consigliamo. Il resto degli ingredienti invece sono farina di cocco (non cocco rapé – si tratta davvero di una cosa diversa!), polvere di fibra di semi di psillio (se usate la cuticola non polverizzata probabilmente avrete bisogno di aggiungerne un cucchiaio in più, ma non abbiamo provato), semi di lino e un goccio d’olio.

Consiglio fondamentale: non provate a far diventare questo impasto un pane intero o da cuocere dentro una teglia: succederanno cose spiacevoli. Vi diciamo soltanto che ci abbiamo provato per la bellezza di due volte ed entrambe le volte, nostro malgrado, abbiamo dovuto buttare i nostri tentativi: poiché infatti si tratta di un impasto senza glutine e senza alcun cereale o addensante, ha bisogno di cuocere a lungo e di ricevere calore da tutti i lati. Sappiamo che sarebbe davvero bello farne un pane da affettare e non doversi limitare a dei panini piccoli piccoli, ma per questa ricetta è necessario accontentarsi di questo.

La consistenza è sofficissima (se desiderate che siano un po’ più “fermi” e sodi, aspettate 24 ore dopo la cottura prima di tagliarli e consumarli) e il sapore delizioso, leggermente dolce senza aver bisogno di alcun dolcificante grazie al retrogusto mandorlato della farina di Chufa. Potete tranquillamente, però, decidere di accompagnarli a qualcosa di salato, preferibilmente con un sapore forte e deciso: noi li abbiamo adorati con tahini e composta di mirtilli o con un paté di broccoli e senape. A dire il vero, abbiamo anche preparato dei mini burger e li abbiamo usati come piccoli burger buns.

Sappiamo che gli ingredienti sono un po’ meno di facile portata rispetto a quelli che proponiamo di solito, ma se siete curiosi di provare nuovi ingredienti e vi piace sperimentare, vi consigliamo caldamente di procurarvi tutto e provare questi panini senza cereali! (altro…)

Tartufi vegan al cocco e cioccolato bianco // Vegan white chocolate + coconut truffles

(English recipe below) Senza neanche programmarlo, abbiamo trascorso tutta la settimana insieme in quanto la più grande di noi si è trovata a far fronte ad una brutta sciatica che, in questi giorni, l’ha tenuta bloccata a letto e incollata di fronte allo schermo dell’iPad e a Netflix, cosa che l’ha inevitabilmente portata a sognare (di notte – uno dei pochi momenti che non ha passato guardando serie tv -) di essere la compagna di Neal Caffrey e di andare a New York. A dirla tutta, mentre io, Marta, lavoro a questo post, lei continua a guardare indisturbata il suo White Collar (credo sia arrivata dalla seconda alla quarta stagione in appena 5 giorni). Mi pento ancora di averle insegnato come aprire Netflix sul suo tablet.

Ma veniamo a questi bon bon. Come probabilmente avrete capito dai post precedenti, una cosa che non può mancare mai a casa è qualcosa di dolce (e rigorosamente fatto in casa): non importa che sia una torta, dei biscotti o delle semplici barrette, ci deve essere. Un po’ perché se dovessimo avere un ospite inaspettato ci dispiacerebbe davvero non avere qualcosa da offrire, un po’ perché la più grande di noi sembra essere rassicurata dalla sicurezza che, in uno di quei momenti in cui ha soltanto bisogno di mettere sotto i denti un dolcetto, questo ci sia.

Abbiamo iniziato a preparare questi tartufini proprio per questo motivo: eravamo rimaste senza nulla e avevamo voglia di preparare qualcosa di facile e senza stress. La prima versione che abbiamo provato, ispirata da questa, era a base di cocco rapé, anacardi, burro di cacao e dolcificata con lo sciroppo d’acero. La seconda volta, invece, abbiamo voluto provare qualcosa di un po’ più “fancy” sostituendo lo sciroppo d’acero con lucuma e mesquite (noi abbiamo usato quelle GustoVivo, la qualità dei loro prodotti è decisamente superiore alla media di quelli che si trovano in giro) , delle “polverine magiche” che svolgono la funzione di dolcificanti senza però essere zuccheri aggiunti e avendo un basso indice glicemico. Se la prima volta, infatti, il sapore era più “autentico” e ricordava un po’ più quello di un cioccolato bianco vegan, la seconda abbiamo però ottenuto dei tartufi dal sapore più complesso e, secondo noi, più completo e con sfumature decisamente più interessanti, pur mantenendo, comunque, il richiamo al cioccolato bianco. Quanto alla mandorla pelata in mezzo, quella è totalmente facoltativa, ma se volete qualcosa che somigli tanto ai famosissimi  in commercio (credo abbiate intuito di quali stiamo parlando…), allora andate di mandorla!

La bellezza dei nostri tartufi, oltre al fatto che richiedono pochissimi ingredienti, è che la maggior parte della dolcezza deriva proprio dalla frutta secca, in quanto cocco e anacardi sono già piuttosto dolci senza bisogno di aggiungere altro. Quindi, oltre ad aver usato dolcificanti a basso indice glicemico, ne abbiamo utilizzato anche pochi: pochi zuccheri e decisamente tanto piacere. Questo teoricamente non dovrebbe significare che se ne possano 3 o 4 di fila, ma non vi neghiamo che noi lo abbiamo fatto, quindi basta chiudere un occhio e sembrerà di averne mangiato appena uno e mezzo (il che significa che, volendo, ci sarebbe spazio per ancora un altro…). (altro…)

Scones alle mandorle senza farina // Grain free almond scones

In questi anni, il nostro rapporto si è consolidato più di quanto avremmo mai immaginato e sperato. Abbiamo trasformato una caduta, un piccolo momento difficile, in qualcosa di prezioso e unico. C’è sempre stato un bel rapporto fra di noi, una sorta di cordone ombelicale invisibile mai spezzato. Quell’appartenersi l’un l’altra come se ci fosse ancora qualcosa di fisico ad unirci e, perciò, il trovare serenità soltanto quando eravamo vicine. È qualcosa che non sappiamo esprimere a parole, ma possiamo spiegarla attraverso piccoli gesti, come il riuscire a prendere sonno immediatamente e serenamente soltanto riscaldando il piede tra quelli dell’altra.

La cucina ci ha unito. Questo blog ci ha unito. Il confrontarci, l’avere gusti simili, il fare qualcosa insieme, trasformarlo in una passione e condividere questa, trascorrendo inevitabilmente la maggior parte del nostro tempo insieme. È per questo che per noi, ormai, la festa della mamma è una convenzione, semplicemente una scusa per stare di più insieme e per creare momenti da inserire nella nostra galleria sentimentale dei ricordi. Perché in realtà non abbiamo bisogno di un giorno specifico per dimostrarci o ricordarci quanto ci vogliamo bene, perché lo facciamo ogni giorno.

Delle due, la più grande di noi è sicuramente la più romantica. Quella che chiede pancakes a forma di coniglietto il giorno di pasqua e che usa emoticon con gli occhi a cuoricino per ogni cosa. Considerando anche che è quella che predilige i dolci in casa e che difficilmente riesce a sopravvivere la mattina senza qualcosa di dolce, gli stampi a cuore della nuova linea di Le Creuset che abbiamo avuto il piacere di poter testare si sono rivelati perfetti: a parte che, va beh, inutile dire che Le Creuset è una garanzia, gli stampi valgono davvero ogni singolo centesimo di ciò che spenderete e vi dureranno anni. Sono estremamente resistenti e facili da lavare, perfetti anche per la mamma che, dopo essere stata festeggiata con un dolcetto, poi si troverà inevitabilmente a fare i piatti.

Tornando un attimo a ciò che stavamo dicendo a proposito della festa della mamma, nonostante abbiamo scritto quanto per noi sia ogni giorno, ci piace comunque festeggiarla, preparare qualcosa di buono e sorprendere e farci sorprendere da un piccolo regalo inaspettato (sì, Mamma, ti ho comprato una cosina) o da un mazzo di fiori. Quando ho dovuto perciò pensare a qualcosa di diverso dal solito da cucinare che fosse buono e, allo stesso tempo, sano e perfetto per la prima colazione. Quello che ne sono venuti fuori sono degli scones deliziosi, dal sapore intenso di mandorle e senza farina e cereali (perciò anche senza glutine). Abbiamo aggiunto pochissimo sciroppo d’acero grazie al naturale retrogusto dolce della frutta secca e, proprio perché risultano già adeguatamente dolcificati da soli (per lo meno, per i nostri gusti), vi consigliamo di servirli con della composta di frutta non dolcificata o dal gusto acidulo (in alternativa ai mirtilli, una di lamponi sarebbe davvero perfetta). Altrimenti, aggiungete una manciata di frutti di bosco o cranberries (ma, volendo, anche del cioccolato fondente…) all’impasto e serviteli direttamente così senza farcirli.  (altro…)

Waffle di avena con banane e salsa al cioccolato e tahini // Oat waffles with bananas and chocolate tahini sauce

Questo post è sponsorizzato da VIVOO e MAAMA

Lo sapete, non ci piace fare le cose in modo tradizionale e così, mentre tutti a Pasqua, due settimane fa, si nutrivano di dolci tradizionali come colombe, uova di pasqua e pastiere (vegane e non), noi abbiamo soddisfatto la nostra voglia di dolce facendo colazione e preparando come dessert – perché insomma, se si possono mangiare dolci da pasticceria per colazione, perché non si può decidere di avere un pasto tipico da colazione come fine pasto?! – questi waffles qui.

Era da un po’ che ci ripromettevamo di condividere dei waffles qui sul blog che fossero vegani, senza glutine e il più integrali possibile, e dobbiamo proprio confessarlo: abbiamo distrutto la bellezza di due piastre a furia di impasti “sbagliati” che non facevano altro che rimanere attaccati alla piastra. Così, quando abbiamo provato con questo impasto, abbiamo incrociato le dita e sperato di non dover dire addio anche alla terza (ed ultima rimasta) di piastra. Quando sono riusciti alla perfezione, infatti, eravamo così incredule da doverli necessariamente testare (e mangiare, chiaramente…) un’altra innumerevole quantità di volte.

Per quanto riguarda il come servirli, volevamo qualcosa di leggermente diverso dal classico sciroppo d’acero e frutti di bosco che, per quanto rimanga pur sempre nel nostro cuore, è un po’ scontato. Eravamo alla ricerca di un modo goloso e adatto a tutte le stagioni per presentarli, è l’occasione ci si è presentata grazie ad un pacchetto inviatoci da Vivoo e Maama. Insomma, cosa mette più l’acquolina in bocca del servirlo con fettine di banana e una salsa al cioccolato e tahin (se non avete ancora provato ad abbinare tahin e cioccolato, vi prego, fatelo: non tornerete più indietro)?

Ci conoscete ormai, siamo davvero molto attente a ciò che mettiamo sulla nostra tavola sia dal punto di vista etico che da quello salutistico: cerchiamo di comprare sempre prodotti di alta qualità, dolcificati con zuccheri integrali e alternativi a quello di barbabietola o di canna e preoccupandoci sempre che non abbiano un impatto molto pesante sulla terra e quest’azienda soddisfa tutte le nostre richieste. Abbiamo iniziato ad essere consumatrici soddisfatte dei loro prodotti più di un anno fa, ben prima di questa collaborazione, quando il brand era stato appena lanciato e noi non eravamo riuscite a resistere allo splendido packaging e alla qualità del prodotto. Il loro cioccolato, infatti, è prodotto con fave di cacao criollo e si tratta di “cioccolato crudo” in quanto le fave non vengono tostate e il cacao mantiene naturalmente istamina, magnesio, vitamina C e molti altre proprietà e minerali. Cosa da non dimenticare, a proposito dell’etica, è che il loro cacao è equo-solidale e environment-friendly e  proviene da piccole piantagioni in Bali e in Perù. Bonus in più, il loro cioccolato di “polverine magiche” aka superfoods aka bacche o radici essiccate e ridotte in polvere, quindi molto concentrati e ricchi di proprietà benefiche (insomma, lo sapete che andiamo un po’ pazze per queste cose…).

Se volete capire un po’ di cosa stiamo parlando e, come noi, siete felici di spendere i vostri soldi in prodotti realmente di qualità, vi segnaliamo anche che fino a domani 30 marzo avrete la possibilità di acquistare alcune delle loro tavolette di cioccolato crudo in abbondanza (sono pacchetti che contengono la bellezza di 20 tavolette da 30g perché insomma, il cioccolato non è mai troppo) al 50% qui su amazon. Svuotate il portafoglio e passate un buon weekend, magari preparando waffles per colazione, che lunedì non si lavora e possiamo concederci il lusso della lentezza! (altro…)

Torta vegana di mele, grano saraceno e yogurt // Vegan buckwheat + yoghurt apple cake

Ultimamente, le cose sembrerebbero andare estremamente bene. A parte un paio di progetti portati a fine termine dei quali vi parleremo prestissimo, la notizia che ha fatto brillare il nostro weekend è stata quella di essere finaliste nella sezione “HEALTHY” ai Cucina Blog Awards indetti dal corriere. Quando abbiamo letto il nostro nome accanto a quelli di molti altri blogger che stimiamo così tanto e le cui foto ci fanno sempre sognare ad occhi aperti, non potevamo praticamente crederci. Essere arrivate a questo punto della gara è una soddisfazione veramente enorme per noi. E non potremmo non ringraziarvi: se abbiamo raggiunto questa meta è grazie a voi, a voi che ci avete seguite e spronate ad andare avanti in questi anni e a voi che ci avete nominate! Per questo, vi chiediamo un ultimo piccolo favore se vi piace quello che facciamo e credete in noi: collegatevi a questo link ed esprimete una preferenza per ciascuna categoria (è necessario esprimerla per ogni categoria per poter votare), selezionando “Naturalmente buono” nella categoria Healthy.

Per il resto, anche tutto il resto sembrerebbe andare per il verso giusto. Unico piccolo grande neo, la digestione (o, per essere più precisi, la salute intestinale) di me, Marta, in questi giorni, non è esattamente delle migliori. Tendenzialmente, non becco mai un’influenza – davvero, questo inverno non ho preso una febbre e/o un raffreddore – e i miei unici “acciacchi” sono dovuti a qualche sporadico attacco di colite che, ormai ho imparato a gestire piuttosto bene. Ma qui si tratta di tutt’altra cosa: mi sveglio la mattina con un forte dolore sotto lo sterno e, l’unico pasto che, più o meno, riesco a tollerare è la colazione. Per il resto, qualsiasi cosa mangi (persino una foglia di finocchio, per dire) mi provoca un terribile bruciore allo stomaco che fatica ad andar via. E persino non mangiare non è un’opzione perché: 1) sono una di quelle persone che ha bisogno di almeno 3 pasti solidi durante il giorno altrimenti inizia davvero a sentirsi male, 2) non mangiare mi porta, inevitabilmente, alla fame. E se provo ad ignorarla, si presentano gli stessi sintomi che mi tormentano quando mangio qualcosa. Gli unici momenti durante i quali questo dolore si affievolisce (anche se non scompare mai) sono i momenti durante i quali non sono a casa. Ah, e l’unica cosa che allevia i miei problemi è il caffè, che avevo smesso di bere da 2 anni e che, adesso, sento il bisogno di bere 2 volte al giorno per riuscire a stare un po’ meglio. Buffo, eh? Onestamente, sono davvero preoccupata. Ho già programmato esami del sangue e per le intolleranze alimentari, ma non riesco ad essere veramente tranquilla. Sappiamo bene di non parlare spesso di queste cose qui sul blog, ma le cose non sono sempre limpide e, poiché questo è il nostro spazio, sentiamo il bisogno di essere delle persone vere tutto il tempo: è bello condividere foto di viaggi e di piatti colorati su instagram, ma la vita non è soltanto questo.

Dopo il piccolo sfogo, veniamo a questa torta qui che, per fortuna, abbiamo preparato qualche giorno prima che i problemi della più piccola di noi diventassero così invasivi e, in questo modo, anche lei è riuscita ad assaggiarla e stupirsi per quanto fosse buona. Probabilmente lo abbiamo già detto, ma non è una tipa da dolci e non è difficile che tutti i suoi pasti durante la giornata siano salati, con l’eccezione dello sporadico porridge con frutta fresca. Ma questa torta: è talmente buona che ne ha mangiate almeno tre fette e il nostro uomo di casa ha dovuto contenersi per non finire la teglia in una volta sola. Anche perché, diciamocelo, la maggior parte dei dolci vegani sono stratosferici e lussuriosi: torte crude al cioccolato e ai mirtilli (non abbiamo mai incontrato nessuno, neanche il tradizionalista più convinto, che non apprezzasse questo tipo di torte), mousse al cioccolato e avocado, brownies, energy balls… Però, ogni tanto, sentiamo il bisogno di qualcosa di più semplice e classico e, in questi casi, solo una cosa ci può soddisfare: una buona fetta di torta di mele. Abbiamo usato fiocchi d’avena senza glutine e farina di grano saraceno per renderla nutriente, integrale e ricca di fibre. Inoltre, dolcificandola con zucchero di datteri (datteri disidratati e macinati finemente, in modo tale da ricordare uno zucchero scuro) e purea di mele, questa torta contiene naturalmente zuccheri senza bisogno di dover ricorrere ad altri dolcificanti. Per il resto, abbiamo usato un po’ del nostro yoghurt di anacardi per renderla soffice e legare bene il tutto e perché, onestamente, sognavamo da un sacco una torta allo yogurt. Qualora non doveste aver fermentato anacardi, qualsiasi yogurt vegetale non dolcificato (preferibilmente quello di cocco) andrà bene. L’effetto “zucchero a velo”, invece, è dato da un po’ farina di cocco (e non cocco rapé) spolverata sopra. (altro…)

Brownies crudi di polpa di nocciole al peperoncino // Raw hazelnut pulp chili brownies

I nostri weekend sono scanditi sempre dalla solita routine: il sabato è il momento del mercato, di visitare la nonna che sta al mare. Abbiamo il tempo di un pranzo veloce, poi qualche commissione da sbrigare nel pomeriggio. La sera, invece, è scandita dall’interminabile ed estenuante lavaggio di tutti i kg di verdure comprate. Le domeniche sono più rilassanti: abbiamo il tempo per una colazione lenta ed abbondante (per ora siamo un po’ in fissa con i pancakes…ci vorrete forse biasimare?!), preparare cibo e prodotti affini essenziali per sopravvivere durante la settimana, sfornare il pane e, la sera, dedicarci un po’ a questo spazio.

Il mercato del sabato mattina è una di quelle cose alle quali non sappiamo proprio rinunciare, tanto che, talvolta, quando partiamo siamo sempre un po’ dispiaciute di mancare al nostro solito appuntamento. Ci piace girare fra gli stand dei produttori biologici e locali dai quali ci riforniamo sempre: abbiamo imparato a capire chi ha le carote più buone, chi i finocchi più teneri, chi i carciofi più saporiti. Compriamo sempre anche una buona quantità di frutta secca (mandorle, nocciole, noci…tutte Siciliane e ben più saporite di quelle già sgusciate nei pacchetti dei supermercati!) e una dose generosa di funghi per il nostro uomo di casa che sembrerebbe non poter fare a meno, ogni domenica, del nostro risotto con funghi, miso e tahin (sì, in questo modo riusciamo a spacciargli miso e tahin senza che si lamenti, anzi!).

Il sabato sera, inoltre, mettiamo in ammollo sempre una buona dose di nocciole e anacardi così da preparare latte e yoghurt per la settimana. La mattina dopo basta frullare (e filtrare e strizzare, nel caso delle nocciole) e il lavoro è praticamente fatto. In questo modo, ognuno è contento: c’è chi può fare colazione con porridge cotto nel latte di nocciole con un po’ di uvetta e vaniglia (o cannella) e chi, dall’altro lato, può godersi una tazza di yoghurt di anacardi con granola e frutta fresca. Perché si sa, la colazione è il momento più importante della giornata.

Proprio perché prepariamo una copiosa produzione di latte di nocciole e, per ottenere un prodotto “pulito”, è necessario filtrarlo, rimaniamo sempre con una buona dose di scarto delle nocciole che, di certo, non abbiamo intenzione di buttare: si tratta infatti di una “farina” piuttosto asciutta ricca fibre, resa estremamente digeribile dall’ammollo, ricca di proteine e ormai decisamente meno grassa di una comune farina di frutta secca. Quando vogliamo preparare qualcosa di diverso dai soli crackers salati (che sì, adoriamo, ma finiscono talmente presto da farci sbuffare), la impastiamo con un po’ di cacao e datteri così da avere una buona dose di dolcetti sani, nutrienti ma molto golosi da tenere in frigo per la settimana – e soddisfare, quando ne sentiamo il bisogno, quell’irrefrenabile bisogno di cioccolato -.

Prepararli è davvero semplice e gli ingredienti sono tutti complementari fra loro: la polpa di scarto del latte di nocciole viene utilizzata come base “farinosa”, i datteri dolcificano e aiutano a tenere insieme il tutto, il cacao rende tutto più ricco e goloso, crema e olio di cocco aggiungono un po’ di grassi (ricordate che la polpa di nocciole è fortemente de-grassata in questo caso!), il tahin bilancia la dolcezza e la maca aggiunge un po’ di superfoods che ci fanno sempre bene! (altro…)

Muffins alla zucca, noci e cranberries // Pumpkin, walnut and cranberries muffins

Domani finalmente partiremo per la nostra ormai obbligatoria sebbene davvero breve (stavolta staremo persino meno di quanto siamo state a Londra l’anno scorso) fuga invernale. La verità è che più partiamo – anche se per un giorno, come il mese scorso a Milano -, più non riusciamo a farne a meno e sentiamo il bisogno di evadere dalla nostra realtà quotidiana.

Non potevamo però sparire e non passare da queste parti per un piccolo saluto e, poiché conservavamo questa ricetta da un po’, quale migliore occasione se non postarla oggi, in previsione della nostra colazione di domani che dovrà sostenerci fino al pomeriggio?

Qualche settimana fa, infatti, è uscito il nuovo numero di Taste&More, la splendida rivista online con la quale collaboriamo da ormai alcuni mesi. All’interno del magazine troverete tantissime ricette realizzate con semi nutrienti oppure per zuppe calde, perfette in questo periodo dell’anno, tisane fatte in casa e dolci senza uova (con un’introduzione accurata su come sostituirle senza stress nei dolci).

Chiaramente, potevamo noi non avanzare una nostra proposta proprio in questa categoria?! I nostri muffins vegan alla zucca con noci e cranberries sono golosi ma abbastanza nutrienti da essere mangiati per colazione o per merenda. Abbiamo usato infatti fiocchi d’avena integrali (usate quelli senza glutine, se siete intolleranti o celiaci), tritati e ridotti in farina, e dolcificato con sciroppo d’acero e un po’ di succo d’arancia, che con cioccolato e cranberries si sposa alla perfezione. Inoltre, sono anche senza olio ma risultano morbidissimi grazie alla purea di zucca, perciò sono anche leggerissimi! Il cioccolato sopra, però, era d’obbligo…altrimenti che dolce alla zucca è?

Vi lasciamo qui sotto il link alla rivista dentro la quale troverete la ricetta…a presto! (altro…)

Shortbreads all’olio di cocco // Vegan coconut oil shortbreads

(English version below) Lo sappiamo, lo sappiamo. Dopo tutti i bagordi delle feste venite più volentieri fra queste pagine e magari sperate di trovare un frullato detox o una zuppa leggera per smaltire un po’ tutto il panettone che avete mangiato. E arriveranno anche quelli, che altrimenti non saremmo noi se non ve li proponessimo, ma non oggi. Perché d’altronde, le feste finiscono soltanto dopo il 6, no? E poi, siamo onesti: questi biscotti sono talmente poco “cattivi” che, volendo, potrebbero addolcire la più amara di tutte le diete.

E poi insomma, bisognerà pur riempirla questa calza della befana, o no?! L’idea di preparare degli shortbreads vegani, infatti, ci è venuta proprio nel momento in cui abbiamo dovuto pensare a come riempire la calza di natale dell’uomo di casa. Tra il nostro non comprare prodotti industriali/raffinati, la sua recente convinzione di essere in qualche modo intollerante al cioccolato (il che significa più cioccolato crudo per noi) e il bisogno di trovare un compromesso che fosse super veloce e impiegasse davvero poco tempo, ci siamo ricordate di quanto, qualche anno fa, andasse letteralmente pazzo per gli shortbreads.

Per i nostri shortbreads vegani abbiamo usato olio di cocco (ecco, giusto per fare un appunto, non è affatto un biscotto senza grassi, questo… ma è proprio l’olio di cocco – che, inoltre, in giuste dosi è un grasso sanissimo! – a renderli tanto deliziosi e dalla consistenza così sbriciolosa), esclusivamente farine integrali (in questo caso, di farro integrale) e il nostro nuovo zucchero preferito: lo zucchero di datteri. Di cosa si tratta? Di datteri essiccati e poi macinati finemente fino a dargli l’aspetto e la consistenza di uno zucchero scuro (non siamo ancora tanto magiche da produrcelo da sole, abbiamo usato questo qui). Chiaramente questo zucchero non si scioglierà qualora voi decidiate di usarlo per dolcificare una bevanda, ma per i prodotti da forno si può usare tranquillamente. Il grande pregio dello zucchero di datteri, poi, è che, fondamentalmente, si tratta di frutta disidratata e perciò, poiché conserva le fibre dei datteri (ovvero quelle che vi sazieranno) e il frutto rimane intero e semplicemente essiccato, non viene considerato come uno zucchero aggiunto. Questo non significa che se ne possa abusare, ma sicuramente rappresenta un alternativa più salutare.

Prima di passare alla ricetta, volevamo fare una piccola precisazione: è più che normale che il vostro impasto sia estremamente sbricioloso e che si compatti con un po’ di fatica. È proprio questa la caratteristica che permetterà al biscotto di essere molto fragrante e davvero buonissimo, perciò non scoraggiatevi! (altro…)

French toast al pan di zenzero // Vegan gingerbread french toast

Perché prima delle zuppe detox, le insalate leggere e i frullati verdi aspettiamo che passino capodanno e l’epifania, no? Le nostre vacanze natalizie sono sempre un po’ atipiche: a parte la sera della vigilia, che trascorriamo a casa della nonna materna/mamma della più grande di noi, Natale e Santo Stefano siamo solite passarli a casa, facendo un bel brunch con cibo dolce e salato e le leccornie trovate nelle calze e poi dimenticandoci della cena (fin quando, alle 18, inizia a brontolare lo stomaco e ci organizziamo con qualcosa di preparato all’ultimo momento). Decisamente non il tipico pranzo di Natale con 8 portate.

Quest’anno, per il nostro brunch, abbiamo puntato a cibo semplice ma d’effetto: pane integrale di farro fatto in casa, delle “rose” di avocado (tentativo fallito miseramente), hummus di barbabietola, paté di olive, crema spalmabile al ciccolato e zucchero di cocco, chia pudding (con frutti di bosco decisamente fuori stagione, ma una volta l’anno si può fare…no?), il nostro panettone, dei meravigliosi shortbreads all’olio di cocco che speriamo di condividere qui prima dell’epifania, giusto per darvi un’idea su come riempire la calza, tanto (troppo) cioccolato crudo trovato nelle calze e questo french toast qui.

Era da tanto che volevamo proporre un french toast vegano qui sul blog ed inizialmente l’idea era quella di proporvela con il nostro panettone (giusto per essere un po’ più indulgenti, che è Natale…). Poi abbiamo pensato che non tutti si sarebbero cimentati nell’esecuzione di un panettone vegano e che, dopo tutti i bagordi, rinunciare ad un’altra fetta del lievitato e proporvi qualcosa di relativamente più leggero sarebbe stato meglio. In ogni caso, però, era necessario che il nostro french toast (o pain perdu) conservasse un po’ dello spirito e dei profumi natalizi. E poiché quest’anno non siamo riuscite a proporvi in tempo una ricetta per gli omini di pan di zenzero (ma mai dire mai…), abbiamo fatto in modo che il mix di cannella, zenzero, noce moscata e chiodi di garofano finisse dritto della pastella nel french toast.

Ecco, proprio a proposito della pastella, volevamo qualcosa di nutriente e sano ed evitare amidi (che tutti abbiamo mangiato troppo raffinato in questi giorni…) per addensare. Come prima idea ci era venuto in mente il classico “uovo” di semi di lino/semi di chia ma poiché non sapevamo come avrebbe reso una pastella simile (senza alcun tipo di farina) una volta ‘fritto’ in olio di cocco, abbiamo cercato un’altra soluzione. A salvarci è stata sempre lei, la fantastica farina di ceci. Se con la farina di ceci ci si fa tranquillamente la “frittata”, perché allora non usarla per la nostra pastella che, tradizionalmente, dovrebbe essere a base di uova e latte (facilmente sostituito con latte di mandorla)? Non vi preoccupate del sapore: non sarà affatto invadente e le spezie e i dolcificanti naturali usati lo maschereranno e lo renderanno delizioso.

Abbiamo servito il nostro french toast delle mele speziate cotte velocemente sul momento e della panna di cocco. Le mele sono state fantastiche ma, per il nostro gusto, la panna di cocco è risultata un po’ eccessiva (ecco perché, anche se la vedrete in foto, non la vedrete menzionata nella ricetta). Piuttosto, aggiungete delle noci pecan tagliate grossolanamente e giusto ancora un tocco di sciroppo d’acero (e se lo avete o lo autoproducete, dello yogurt di cocco per contrastare un po’ la dolcezza): così, vi assicuriamo, il vostro french toast sarà davvero favoloso.
Ecco, magari non lo avete potuto preparare per Natale, ma avete ancora tempo per la colazione di capodanno, no? (altro…)

Panettone vegano al farro, olio d’oliva e sciroppo d’acero // Vegan spelt + maple + olive oil panettone

Questo è il nostro ultimo post prima di Natale (non prima del nuovo anno, perché vorremmo proporvi ancora una ricetta o due…), perciò era importante che fosse speciale e che non si trattasse di una ricetta qualsiasi.

Già dall’inizio dell’anno la più grande di noi aveva imposto una condizione “quest’anno dobbiamo fare il panettone. Non importa che renderlo vegano sia difficile, noi sperimenteremo e riusciremo a creare un buonissimo panettone vegano“. Adesso, i più fedeli alla tradizione o i più restii alle interpretazioni dei classici in chiave vegetale staranno già pensando che un prodotto che ha tutto fuorché gli ingredienti dell’originale non possa essere definito “panettone”. Ed in effetti, avete ragione e noi non vogliamo assolutamente sminuire la ricetta originale o chi fra le nostre bravissime amiche si è cimentata in questa preparazione. Ma questo è a tutti gli effetti un panettone, sia per il sapore che per il procedimento.

E poiché volevamo essere davvero sicure che anche chi è abituato a mangiare il panettone tradizionale la pensasse realmente così, lo abbiamo “testato” sulle più svariate persone, e la risposta è stata sempre quella: “il sapore è spettacolare, è proprio un panettone”. C’è anche chi ci ha detto che solitamente il panettone non lo digerisce, ma con questo non ha avuto problemi (e questo aggiunge un punto in più).

Prima di proporvelo qui su blog abbiamo fatto una serie di prove perché il risultato fosse perfetto, dolce al punto giusto e super soffice. La prima volta abbiamo usato dell’olio dal gusto troppo intenso e spiccato e, sebbene fosse davvero morbido, abbiamo voluto ritestarlo con un olio dal sapore più leggero e, nonostante il sapore fosse perfetto, abbiamo sbagliato nel momento della scarpatura, cosa che ha impedito al panettone di crescere adeguatamente una volta infornato e ha compromesso la sua morbidezza. La terza volta, invece, eravamo così impazienti di mangiarlo (sebbene lo avessimo prodotto già due volte) da tagliarlo ancora caldo e, chiaramente, renderlo impossibile da fotografare. La quarta volta siamo state brave: abbiamo scarpato (quasi) perfettamente – se non fosse che, per l’emozione, ci siamo dimenticate di mettere una noce di burro di cacao o olio di cocco e poi richiudere le orecchie… ma voi FATELO! – e il panettone è cresciuto a dismisura nel forno. Poi lo abbiamo lasciato riposare a testa in giù e aspettato almeno 10 ore prima di consumarlo. E questo sì, che è stato davvero il migliore fra tutti i tentativi.

Una nota da fare prima che vi cimentiate in questa preparazione, oltre a dirvi di rinfrescare tantissimo il lievito madre (prima di farlo, rinfrescatelo una volta al giorno per una settimana e poi tre volte il giorno in cui procederete al primo impasto) è che questa è una preparazione per chi ha un po’ di dimestichezza con i lievitati in generale. Che, sebbene pirlare sembri un gioco da ragazzi, in realtà bisogna un po’ prenderci la mano. Non vi demoralizzate, perciò, se ai primi tentativi non doveste riuscire: dovete immparare e, vi consigliamo, di guardare tanti tanti video per capire effettivamente come “maneggiare” il vostro panettone.

La ricetta alla quale ci siamo ispirate per realizzare il nostro panettone vegano (sebbene poi sia cambiato in toto) è stata questa qui della bravissima Alice Chiara che, come dicevamo, poi abbiamo adattato alle nostre esigenze e, perciò, ricreato, al fine di ottenere un prodotto che non fosse soltanto vegano, ma anche senza zuccheri raffinati, senza frumento e senza soia.

Insomma, il nostro panettone vegano è davvero un panettone (senza bisogno di utilizzare tofu tritato, alghe o avocado disidratato, just saying…), e non ce ne vogliano i più tradizionalisiti. Abbiamo deciso di usare la nostra amata farina di farro (la stessa con la quale nutriamo in nostro lievito madre) per renderlo più nutriente e digeribile, usato un dolcificante naturale e delizioso come lo sciroppo d’acero, al posto del burro un buon olio extravergine d’oliva delicato (importantissimo che non abbia un sapore troppo forte, o il vostro panettone saprà soltanto di olio) e un po’ di crema di cocco (ovvero la parte solida di una lattina di latte di cocco lasciata riposare in frigo tutta la notte) per emulsionare. E poiché la più piccola di noi non ha mai amato i canditi, a differenza dell’uvetta, abbiamo deciso di lasciarli fuori. Pochi ingredienti, massimo risultato.

Possiamo dirlo che, quest’anno, questo è stato il nostro “miracolo di Natale“? Noi non potremmo esserne più soddisfatte, lo consumiamo a colazione da un’infinità di giorni (specie la più grande di noi, che ne è estremamente golosa) e volevamo condividerlo assolutamente con voi. Vi auguriamo uno splendido e sereno Natale, magari accompagnato da una copiosa produzione di panettoni vegani! Marta & Mimma (altro…)