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Cappuccino superfood + un paio di belle notizie // Maca + reishi superfood cappuccino

È da un po’ che siamo assenti e altalenanti su sul blog, quindi quale modo migliore per raccontarvi delle ultime belle novità se non quello di prendere un caffè insieme, come vecchi amici che non si vedono da tempo?

Abbiamo trascorso il weekend precedente a Milano, in occasione dei Cucina Blog Award ’17 organizzati dal Corriere in occasione di Cibo a Regola d’Arte. Avevamo già accennato a questa iniziativa un paio di settimane fa, raccontandovi del nostro essere finaliste e chiedendovi di sostenerci ancora una volta. Quindi, innanzitutto, vorremmo ringraziarvi. Non soltanto per l’esito finale della gara, ma semplicemente per averci dato l’occasione di prendere parte a tutto questo, decisamente più grande di noi e del nostro piccolo spazio online. L’abbiamo ripetuto più volte, la soddisfazione più grande è stata quella di esserci, di essere finaliste accanto ad alcuni dei nostri blog preferiti (soprattutto quelli con i quali eravamo finalisti) ma, ancora di più, quella di aver potuto finalmente associare un volto e una voce a persone con le quali ci scriviamo da tempo – alcune, dagli albori del blog! – e alle quali ci sentiamo di poter dire di voler sinceramente bene e, ancora, di aver finalmente conosciuto gli autori di blog che stimiamo e apprezziamo e che, con i loro testi e le loro foto, ci permettono sempre di sognare ad occhi aperti.

La serata di premiazione è stata un susseguirsi di emozioni. Dopo aver indossato tacchi e un vestito elegante (seppur in programma, fino all’ultimo minuto, erano previste oxford e un semplice e sbarazzino vestito a fiori), abbiamo raggiunto la location dove si sarebbe tenuta la pop-up dinner curata dagli chef del ristorante londinese “Honey & co” e la premiazione dei blog finalisti, presentata da Angela Frenda. Non abbiamo avuto neanche il tempo di assaggiare l’hummus all’harissa che, inaspettatamente, la prima categoria premiata è stata proprio quella nella quale eravamo candidate, “best Healthy food blog“. Adesso, siamo sincere: non ci aspettavamo proprio di vincere, chiaramente ci speravamo ma eravamo convinte di non essere all’altezza del premio. Eppure tutte le certezze basate sull’insicurezza ci sono crollate addosso quando la nostra piccola creatura, Naturalmente Buono, è stato nominato vincitore. Abbiamo dovuto trattenere le lacrime (ci emozioniamo facilmente!) e non abbiamo realizzato subito, tanto da guardarci incredule e fare fatica ad alzarci dalla sedia per raggiungere Angela e ritirare la nostra targa. È stato un miracolo camminare sui tacchi ed essere riuscite a spiccicare qualche parola (ndA la più piccola di noi era – ed è ancora – terribilmente raffreddata, ma per fortuna è riuscita a conservare appena un filo di voce giusto per ringraziare, al contrario della più grande che, invece, era troppo frastornata per poter dire qualcosa).

Questo premio è stata una grande soddisfazione dal punto di vista morale: cerchiamo di concentrare, ogni volta, tutto il meglio che sappiamo fare nel blog; non abbiamo grandi numeri ma non ci interessano, vista la grandissima qualità dei nostri lettori; facciamo le cose e raggiungiamo traguardi lentamente, ma sempre nel modo più pulito possibile e in quello che ci rispecchia di più, cercando di non cedere mai a proposte che, seppur allettanti, non ci rispecchino in toto. Dopo aver lavorato intensamente per 6 mesi, inoltre, è sembrato che questo premio calzasse proprio a fagiolo, come se fosse un riconoscimento per tutto ciò che abbiamo fatto. Probabilmente vi chiederete a cosa abbiamo lavorato così intensamente e cosa sia questo continuo “essere piene di lavoro da svolgere e lavorare ad un bel progetto” che abbiamo menzionato più volte, e adesso possiamo finalmente dirvelo: abbiamo appena finito di consegnare il nostro primo libro di cucina edito da Eifis Editore. Avremo modo di spiegarvi tutto più in là, parlandovi di come tutto abbia avuto inizio e di quanto impegno e costanza ci sono voluti ma, nel frattempo, sentivamo il bisogno di condividere con voi (voi che ci sostenete sempre e voi senza i quali non avremmo mai raggiunto questi traguardi) questa bella notizia. A dire il vero, è stato davvero difficile non dire nulla fino a questo momento e, adesso che possiamo finalmente farlo, vorremmo gridarlo al mondo intero. Giusto per spiegarvi un attimo di che si tratta, sappiate che è un libro interamente vegano, con la bellezza di 100 ricette (92 delle quali senza glutine) divise in un ordine decisamente personale e, speriamo, nuovo e intrigante.

Venendo al nostro caffè (perché fra una chiacchiera e l’altra bisogna anche sorseggiarlo, no?!) siamo ancora un po’ titubanti su come, effettivamente, definire questa bevanda. Si tratta di caffè americano (ma potete farlo anche con dell’espresso diluito con dell’acqua bollente, come viene servito ai bar) con l’aggiunta di burro di cocco, polvere di maca e di reishi e poi frullato tutto insieme finché le polveri saranno sciolte e si sarà formata una bella schiumetta. La maca (che avete visto spesso da queste parti) e il reishi sono due delle nostre “polverine magiche” preferite: nel caso della prima, si tratta della radice di una pianta, nel caso del reishi, invece, di un fungo medicinale. Sono entrambi due energizzanti ed adattogeni potentissimi, perfetti da assumere durante periodi decisamente “pieni” o stressanti per fornirsi una carica in più. Quanto al burro di cocco (ma, se non lo trovate, potete usare anche dell’olio di cocco), contiene acido laurico e proprietà antibatteriche e permette di sentirci più sazi e soddisfatti. Cosa da non sottovalutare, poi, rende il tutto più cremoso e profumato, aggiungendo una leggera nota naturalmente dolce. Insomma, in un periodo così pieno, c’è stato proprio bisogno di potenziare il nostro caffè per essere sempre attive e vigorose. (altro…)

Yogurt fermentato di anacardi // Cultured vegan cashew yogurt

Una delle cose più difficili da sostituire quando non si mangiano più latticini è, secondo noi, lo yogurt. Ok, è vero: se siete amanti e grandi consumatori dei latticini in generale e perciò anche dei formaggi, vi mancheranno anche quelli. Ma, a nostro avviso, di quelli dopo un po’ diventa facile fare a meno, dello yogurt di meno: basti pensare a tutto quello che si può fare con questo – salsine fresche per accompagnare piatti salati, usarne un paio di cucchiai per servire un crumble, usarlo nei prodotti da forno e, semplicemente, mangiarlo la mattina con un po’ di granola e frutta fresca per una colazione sana, saziante e che fornisca una buona dose di probiotici, indispensabili per la flora batterica intestinale.

Qualcuno di voi potrà dire: beh, facile, c’è lo yogurt di soia! Adesso, se avete mai assaggiato lo yogurt di soia, saprete che non è affatto la stessa cosa: è più un budino dal gusto non definito. Inoltre, tralasciando il fatto che spesso sia addizionato da zuccheri e addensanti e che non sappia realmente di yogurt, sappiamo tutti che non possiamo mangiare tutta questa soia a cuor leggero: oltre ad avere un forte impatto ambientale, infatti, non fa bene neanche al nostro stomaco. Quindi che si fa?

Recentemente, abbiamo trovato al Naturasì dello yogurt di cocco: buono, piuttosto sano (contiene solo latte di cocco, fermenti e giusto l’1% di amido di tapioca) e dal sapore molto simile a quello dello yogurt. È la soluzione? Lo potrebbe anche essere, se non fosse per il fatto che, per quanto ci riguarda, il cocco a lungo andare ci sdegna e un vasetto da 125g costa la bellezza di 2,30. Non sappiamo voi, ma per noi è un po’ proibitivo comprare tutto questo yogurt di cocco (considerando che la più grande di noi, specie dopo essere stata in astinenza da yogurt per un anno, da quando ha trovato la sua alternativa vegetale preferita consuma questo ogni mattina a colazione).

Quindi, qual è la soluzione per ottenere un ottimo yogurt vegano e senza lattosio? Ma gli anacardi, ovviamente! È vero, gli anacardi non sono economicissimi, ma con 5 euro riuscirete a produrre circa 6 vasetti di yogurt: decisamente molto più abbordabile dello yogurt di cocco. Troviamo, inoltre, che il sapore sia molto più “neutro” e buono, che sia decisamente più cremoso senza l’aggiunta di alcun tipo di amido e che si avvicini in modo realmente impressionante a quello tradizionale. Guardando online, abbiamo trovato ricette che prevedevano poca acqua e spesso l’aggiunta di sciroppi/zuccheri/frutta e succo di limone per bilanciarne ed imitare il sapore dello yogurt, ma noi volevamo un prodotto più leggero e che potessimo utilizzare senza problemi sia nel salato che nel dolce: tutto quello di cui abbiamo avuto bisogno sono stati anacardi non tostati, dell’acqua non filtrata, dei probiotici piuttosto potenti (li abbiamo acquistati tramite amazon, qui in Italia se ne trovano difficilmente così potenti, ma non preoccupatevi: aggiungete abbastanza capsule sino ad arrivare alla quantità di batteri previsti dalla ricetta. All’inizio potrà risultare un po’ costoso utilizzare tutti quei probiotici, ma dalla seconda volta in poi vi basterà utilizzare un po’ dello yogurt preparato in precedenza!) e un pizzico di sale. That’s it. Ma non potete immaginare quanto sia buono, parola nostra!

PS: Settimana prossima posteremo una torta strepitosa preparata con questo yogurt perciò, se non consumate latticini, non volete spendere chissà quanti soldi per lo yogurt di cocco o non volete usare dello yogurt di soia, vi consigliamo caldamente di iniziare a prepararlo! (altro…)

French toast al pan di zenzero // Vegan gingerbread french toast

Perché prima delle zuppe detox, le insalate leggere e i frullati verdi aspettiamo che passino capodanno e l’epifania, no? Le nostre vacanze natalizie sono sempre un po’ atipiche: a parte la sera della vigilia, che trascorriamo a casa della nonna materna/mamma della più grande di noi, Natale e Santo Stefano siamo solite passarli a casa, facendo un bel brunch con cibo dolce e salato e le leccornie trovate nelle calze e poi dimenticandoci della cena (fin quando, alle 18, inizia a brontolare lo stomaco e ci organizziamo con qualcosa di preparato all’ultimo momento). Decisamente non il tipico pranzo di Natale con 8 portate.

Quest’anno, per il nostro brunch, abbiamo puntato a cibo semplice ma d’effetto: pane integrale di farro fatto in casa, delle “rose” di avocado (tentativo fallito miseramente), hummus di barbabietola, paté di olive, crema spalmabile al ciccolato e zucchero di cocco, chia pudding (con frutti di bosco decisamente fuori stagione, ma una volta l’anno si può fare…no?), il nostro panettone, dei meravigliosi shortbreads all’olio di cocco che speriamo di condividere qui prima dell’epifania, giusto per darvi un’idea su come riempire la calza, tanto (troppo) cioccolato crudo trovato nelle calze e questo french toast qui.

Era da tanto che volevamo proporre un french toast vegano qui sul blog ed inizialmente l’idea era quella di proporvela con il nostro panettone (giusto per essere un po’ più indulgenti, che è Natale…). Poi abbiamo pensato che non tutti si sarebbero cimentati nell’esecuzione di un panettone vegano e che, dopo tutti i bagordi, rinunciare ad un’altra fetta del lievitato e proporvi qualcosa di relativamente più leggero sarebbe stato meglio. In ogni caso, però, era necessario che il nostro french toast (o pain perdu) conservasse un po’ dello spirito e dei profumi natalizi. E poiché quest’anno non siamo riuscite a proporvi in tempo una ricetta per gli omini di pan di zenzero (ma mai dire mai…), abbiamo fatto in modo che il mix di cannella, zenzero, noce moscata e chiodi di garofano finisse dritto della pastella nel french toast.

Ecco, proprio a proposito della pastella, volevamo qualcosa di nutriente e sano ed evitare amidi (che tutti abbiamo mangiato troppo raffinato in questi giorni…) per addensare. Come prima idea ci era venuto in mente il classico “uovo” di semi di lino/semi di chia ma poiché non sapevamo come avrebbe reso una pastella simile (senza alcun tipo di farina) una volta ‘fritto’ in olio di cocco, abbiamo cercato un’altra soluzione. A salvarci è stata sempre lei, la fantastica farina di ceci. Se con la farina di ceci ci si fa tranquillamente la “frittata”, perché allora non usarla per la nostra pastella che, tradizionalmente, dovrebbe essere a base di uova e latte (facilmente sostituito con latte di mandorla)? Non vi preoccupate del sapore: non sarà affatto invadente e le spezie e i dolcificanti naturali usati lo maschereranno e lo renderanno delizioso.

Abbiamo servito il nostro french toast delle mele speziate cotte velocemente sul momento e della panna di cocco. Le mele sono state fantastiche ma, per il nostro gusto, la panna di cocco è risultata un po’ eccessiva (ecco perché, anche se la vedrete in foto, non la vedrete menzionata nella ricetta). Piuttosto, aggiungete delle noci pecan tagliate grossolanamente e giusto ancora un tocco di sciroppo d’acero (e se lo avete o lo autoproducete, dello yogurt di cocco per contrastare un po’ la dolcezza): così, vi assicuriamo, il vostro french toast sarà davvero favoloso.
Ecco, magari non lo avete potuto preparare per Natale, ma avete ancora tempo per la colazione di capodanno, no? (altro…)

Lussekatter – panini dolci svedesi allo zafferano // Vegan swedish saffron buns

(English version below) In realtà oggi avremmo voluto postare quella favolosa torta di carote preparata giusto qualche giorno fa per il compleanno della neo diciannovenne di casa, poi ci siamo ricordate che è il 12 dicembre e che domani è Santa Lucia e noi avevamo una ricetta pronta per il blog da condividere prima che fosse troppo tardi.

Non si tratta di arancine o cuccìa come la tradizione siciliana vorrebbe, ma di focaccine svedesi profumate allo zafferano che si preparano proprio in occasione della festività. E poiché, appunto, si dovrebbero preparare proprio per Santa Lucia potete ancora uscire dal frigorifero il vostro lievito madre, rinfrescarlo, preparare l’impasto per questi panini, farlo lievitare tutta la notte e domani mattina svegliarvi un’oretta prima del solito, dargli la tipica forma arrotolata, farli lievitare ancora un pelino e poi dritti in forno e pronti in appena 20 minuti per la prima colazione.

Il nostro primo tentativo nel ricreare questi panini è stato davvero buono e il loro impasto è risultato estremamente soffice, ma decisamente poco facile da maneggiare e, poiché è necessario dare una specifica forma all’impasto, volevamo ottenere un composto un po’ più denso e meno idratato.

La nostre versione vegan dei Lussekatter – nome svedese di questi panini dolci che letteralmente significa “Gatto di Lucia” – è a base di farina di farro, naturalmente lievitata con il nostro lievito madre (anche questo di farro), dolcificata con un tocco di sciroppo d’acero e resa morbida da un po’ di olio di cocco (piuttosto che dal burro utilizzato nella versione tradizionale).  (altro…)

Barrette all’amaranto soffiato e tahini // Puffed amaranth + tahini bars

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Adesso, non sappiamo come funzioni da voi, ma qui conciliare qualcosa che corrisponda esattamente alle richiese di tutti i membri della casa (talvolta, gatto compreso) non è esattamente facile. Ciascuno ha le sue pretese e se, quantomeno, i nostri gusti sono piuttosto simili e siamo aperte ad una cucina non troppo tradizionale, con l’uomo di casa non funziona così ed ingegnarci a portare a tavola un piatto che possa soddisfarci tutti e che non comprenda l’infinita lista di cibi che non ha intenzione di sforzarsi a mangiare – che volete, i maschi… – spesso diventa complicato. No al cavolfiore, alle patate dolci, alla zucca, alle barbabietole (ed in generale, a tutta la verdura dolce), no al pepe su certi piatti (questa, poi…), no alle biete, no alla combo dolce/salato, generalmente no alla curcuma, al cocco, al curry…insomma, a volte diventa davvero difficile capire cosa si può cucinare e cosa no. Per fortuna, il problema non si pone quando si tratta di dolci. Quelli accontentano davvero tutti (persino la più piccola di noi, che di dolci ne mangia davvero pochi ma, quando lo fa, esige siano impeccabili), purché rispettino una serie di regole sulle quali tutti siamo concordi: decisamente non troppo dolci, non pesanti o troppo grassi, integrali ed equilibrati nei sapori. Eccoci dunque con queste barrette a base di datteri e tahin – ed una leggera glassa di cioccolato crudo perché non può esistere un dolce al tahin senza cioccolato. All’interno amaranto soffiato, quello della meravigliosa scatola di farine e cereali integrali inviatoci qualche settimana fa da Molino Rossetto, semi di zucca per il fattore crunch e una manciata di bacche di goji che non fanno mai male. Così, prima delle mille cose da fare e le nostre lezioni di yoga e pilates, afferriamo una di queste e siamo pronte per partire. (altro…)

Quinoa con cavolo nero marinato e hummus di barbabietola // quinoa with marinated kale + beetroot hummus

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(English version below) La settimana scorsa ci siamo trovate a saltellare freneticamente per i corridoi del Naturasì senza poterci fermare. Il motivo? Il cavolo riccio, chiaro. Se abitate in Italia e siete dei foodblogger (o semplicemente salutisti o appassionati di cibo), sapete bene quanto sia quasi impossibile riuscire a trovarlo. Il suo cugino toscano, il cavolo nero, svolge egregiamente il suo ruolo senza farne sentire la mancanza (che sia quella nutrizionale o puramente legata al gusto), ma niente batte il fascino di qualcosa quasi impossibile da trovare. Quindi, dopo l’euforia iniziale e gli esatti 1,089 kg infilati compulsivamente dentro un sacchetto, un nuovo libro arrivato da poco nella buca della posta ci è venuto incontro. Partiamo dalla ricetta, che ci è stata decisamente d’aiuto in una sera in cui, tornate stanche ed affamate dopo la nostra lezione di pilates e con soltanto della quinoa cotta in precedenza, quel kilo di kale e pochi altri ingredienti, siamo riuscite ad assemblare un piatto delizioso e nutriente in meno di 15 minuti – che vediamo bene anche per una colazione salata. Ci è bastato, infatti, sostituire la quinoa ad il riso rosso previsto dalla ricetta, frullare velocemente dei ceci con delle barbabietolemassaggiare il kale per riuscire a quietare le nostre pance brontolanti. Quanto al libro, 26grains è il manoscritto della proprietaria dell’omonimo locale a Londra del quale, durante la nostra piccola tappa di 3 giorni e mezzo nella città, ci siamo talmente tanto innamorate da tornarci due mattine di seguito, ed è salito velocemente in cima alla lista dei nostri ricettari preferiti. Oltre alle foto splendide, pure ed essenziali, il libro è pieno di spunti ed ispirazione, piatti deliziosi che fanno l’occhiolino all’approccio fresco, “nudo” ed integrale della cucina danese. (altro…)

Chia pudding con fragole, pesche e maca

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Dobbiamo confessarlo: ultimamente nutriamo un amore spassionato per i semi di chia. Oltre ad essere estremamente versatili in qualsiasi ricetta preveda un uovo, costituiscono anche la base per fetta per un “pudding” dalla consistenza quasi gelatinosa. Adesso, ? vero: ? da anni che girano sul web ricette a base di pudding di semi di chia, ma la verit? ? che noi non siamo mai riuscite a farcelo piacere. E persino due?anni fa, quando il pudding di chia era una novit?, ma noi gi? lo conoscevamo perch?, durante il nostro viaggio in Belgio e le infinite tappe da Le Pain Quotidien, il nostro intermezzo quotidiano era proprio un pudding di chia e latte di cocco, dobbiamo confessare che era pi? una scusa per poterci portare a casa un paio di barattoli weck (in cui, appunto, era servito il pudding da portar via). Dopo anni, per?, sentiamo di aver fatto pace don questa colazione che abbiamo tanto disprezzato: infatti, la base di fragole e pesche (qui nettarine, ma stanno decisamente bene, se non addirittura meglio, quelle bianche), profumata da un tocco di vaniglia e dal sapore caramellato della maca – quel superfood di cui vi parlavamo qui – addolcisce perfettamente il chia pudding, che altrimenti sarebbe troppo blando e non troppo appetitoso. Fragole e pesche possono tranquillamente essere sostituite?da altre bacche e da un altro frutto dolce, ma mantenete sempre un frutto un po’ pi? acidulo (mirtilli, lamponi…) ed uno pi? dolce. Quanto al topping, noi ci siamo mantenute su qualcosa di piuttosto semplice, ma voi divertitevi come pi? vi pare: granola, burri di frutta secca, noci, more di gelso disidratate sono un’esempio, giusto per nominarne qualcuno.? (altro…)

Pancakes di banana e avena

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Se due settimane fa la nostra cucina era un continuo “impolpettare”, quella appena appena passata ? trascorsa tra frittelle e crepes, di qualsiasi genere, dolci e salate, dalle pi? semplici alle pi? elaborate. Ne abbiamo mangiate talmente tante (e anche, sinceramente, davvero buone) da, per?, stancarcene al punto tale di aver deciso di metter da parte il capitolo per un po’ di tempo. E in questo continuo sperimentare, tra prove pi? e meno convincenti, la mattina di Pasquetta ne ? uscita fuori questa ricetta. Banane, fiocchi d’avena, farina e latte di mandorle, ingredienti sempre a portata di mano, per dei pancakes talmente semplici da essere buonissimi. Cos?, piuttosto che arrostire carne – che per due che non mangiano carne da cinque anni non risulta una prospettiva particolarmente allettante -, ci siamo dedicate allo scaldare olio di cocco su padelle ben calde e rigirare frittelle alla banana, sormontate da una buona dose di mirtilli e lamponi?(ecco, forse non propriamente di stagione, ma decisamente il nostro modo preferito di mangiarli…). Il risultato ? stato talmente apprezzato da far esclamare persino ad una consumatrice ossessivo-compulsiva di porridge con burro di mandorle che, ecco, questi potrebbero diventare una abituale variante per la colazione della domenica. Quanto al gusto, i pancakes risultano gi? piuttosto dolci grazie alla banana e all’aroma dato dalle mandorle usate in tutte le sue varianti (farina e latte), perci? potreste semplicemente desiderare di mangiarli cos?, “nature”, con dei frutti di bosco o fragole per aggiungere un po’ di freschezza, come la pi? piccola di noi. Qualora, invece, vi doveste sentire?un po’ pi? indulgenti, come la pi? grande di casa,?e avere a casa ancora un po’ di quello sciroppo d’acero arrivato direttamente dal Canada per grazia di amiche speciali, versate un goccino di sciroppo d’acero sui pancakes ancora caldi e godetevi una colazione deliziosamente dolce. (altro…)

Londra e porridge di avena, arance sanguinelle e crumble di cacao

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Dopo aver a lungo rimandato, siamo riuscite a “partorire” il post sulla nostra ultima vacanza – come sempre con tanto di ricetta – nella Citt?, quella con la C maiuscola, che mai avremmo pensato potesse affascinarci tanto. Armate di calze di doppia lana e sciarpe fino a coprirci il volto – perch?, capite bene, per due (anzi tre!) che “l’inverno” ? rappresentato da 18?C costanti con qualche rara pioggia, 3 o 4?C rappresentavano il gelo pi? assoluto – abbiamo affrontato il viaggio per una Londra che di pi? non avremmo potuto amare. Che s?, il freddo c’? e la pioggia non ? affatto cos? rara, ma ? una citt? talmente bella da far superare facilmente questi piccoli ostacoli e rapire il cuore. Ci siamo innamorate del traffico composto esclusivamente da altissimi bus rossi e taxi vintage, della sua fittissima rete della metropolitana, del suo verde, del suo essere un centro straordinariamente grande senza, per?, soffocarti con la sua grandezza. Perch? di Londra ci ha conquistato questo, oltre all’impeccabile pulizia e all’architettura perfettamente coerente ovunque ti girassi, che, pur essendo una delle citt? pi? grandi al mondo, riesce sempre a non farti sentire fuori posto, a non escluderti, a non soccomberti con un’eccessiva grandezza tale da farti sentire piccolo e indifeso. Tre giorni (o meglio, due giorni e mezzo) per visitare una citt? come Londra sono decisamente troppo pochi, e appena tornate a casa abbiamo preso a sognare la prossima volta durante la quale la visiteremo nuovamente. Nel frattempo, vi lasciamo un paio di scatti, dei consigli gastronomici e, come sempre, una ricetta! (altro…)

Panini di grano saraceno e teff alle verdure

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Abbiamo iniziato il 2016 con il motto “mangiare l’arcobaleno” e ci piace l’idea di continuare su questa strada, proponendo ricette che lo rendano straordinariamente semplice, quasi inconsapevole. L’idea di un pane senza glutine ci balenava in testa da un po’ ed, in effetti, da un paio di settimane ci siamo date da fare per trovare quella che fosse la ricetta perfetta, sperimentando con fiocchi di grano saraceno e ingredienti nuovi e intriganti come fibra di semi di psillio. Adesso, per chi avesse storto il naso al sol sentire questo nome: s?, avete capito bene, semi di psillio, gli stessi che vengono usati come aiuto per il transito intestinale, sono la parte fondamentale di questa ricetta. Questi semini miracolosi, infatti, sono quelli che reggono in piedi l’intera ricetta senza l’impiego di uova e/o lievito: sono un po’ come i semi di lino, ma ancora pi? efficienti. Qualora foste un po’ scettici, ricordate che i semi di psillio fanno benissimo al vostro intestino e consigliati in casi di sindrome del colon irritabile. Per chi si chiedesse dove trovare la fibra di semi di psillio (e non i semi, attenzione! Sono due cose diverse), la troverete?facilmente in farmacia e/o in erboristeria. Per tornare ai panini, abbiamo cercato a lungo una ricetta che ci convincesse, senza renderci effettivamente conto di averla avuto?a portata di mano da sempre, su?uno dei blog che sfogliamo con occhi sognanti pi? spesso. La cosa meravigliosa di questi piccoli buns ? che sono estremamente facili da fare, non richiedono tempi di lievitazione (n? alcun tipo di lievito) n? lunghi impasti o pieghe. Persino per delle cultrici e affezionate madri di una pasta madre di farro che ci da ogni giorno tante soddisfazioni come noi, questi risultano un’alternativa facile, veloce e da poter preparare senza alcun preavviso. Il sapore dei panini, ovviamente, ? diverso da quello di un comune pane, ma sono un simpatico modo di portare a tavola dei bocconcini colorati e preparati con farine senza glutine, il che li rende pi? facilmente digeribili.?La ricetta, gi? perfetta di per s?, ha subito davvero poche modifiche: farina di riso integrale piuttosto che bianca, la scelta delle verdure e, per sovvenire alla mancanza di parte della farina di grano saraceno, una parte di farina di teff (sostituibile, qualora non la trovaste, con altra farina di grano saraceno).?Quanto alle verdure, sbizzarritevi come pi? volete: noi, sulla scia della ricetta originale, abbiamo voluto prepararne alcuni?rossi, con la barbabietola, e altri arancioni, con zucca e curcuma, ma sono decisamente adattabili alla propria fantasia!? (altro…)