Parigi + Zucca spaghetti ripiena // Paris + Laura’s stuffed spaghetti squash

(English version follows) Qualcuno potrebbe pensare che non valga la pena partire per quelli che, effettivamente, sono anche meno di 3 giorni, ma noi no. Da un paio di anni a questa parte, abbiamo preso la splendida abitudine di staccare la spina per un po’, quel che basta per rimanere vivi fino all’estate, e concederci delle piccole vacanze. Cerchiamo sempre di unire il fattore economico (quindi voli non troppo costosi e appartamenti affittati tramite airbnb) e quello del trovare una meta che ci faccia effettivamente battere il cuore. Questa volta è stato il turno di Parigi.

Noi, a Parigi, eravamo già state un po’ di anni fa e, sebbene ci fossimo innamorate dell’approccio francese alla vita già da allora, non eravamo riuscite a godere appieno della città: vuoi perché il nostro primo appartamento era situato in una zona non esattamente favorevole ed era piuttosto sporchino, vuoi perché la più grande di noi aveva beccato un brutto virus intestinale e i primi giorni non avevamo toccato altro se non riso in bianco, la città non ci aveva affascinato e fatte profondamente innamorare. Ma stavolta, è stata tutt’altra storia.

Il primo giorno siamo arrivate in città verso le quattro, con soltanto la colazione nello stomaco e, perciò, decisamente affamate. Dopo aver lasciato i bagagli nel nostro splendido appartamento – ecco, questo merita decisamente una menzione: sebbene piuttosto piccolo, era decisamente pulito, ben arredato, e situato nella posizione migliore che potessimo chiedere, ovvero a pochi passi dal Louvre e dal forum Les Halles – ci siamo subito fiondate in un locale per soddisfare quelle pance brontolanti. La nostra scelta è ricaduta su Le Tricycle, che a vederlo da fuori si mimetizza e non sembra decisamente un posto dove mangiare. Una volta aperta la porta, invece, vi ritroverete nella cucina affollata di alcuni ragazzi dove potrete scegliere se ordinare un hot dog vegano (in 4 alternative) o la ciotola del giorno. Per noi due la ciotola del giorno, per l’uomo di casa chiaramente un hot dog (anzi due che, fra morsi e assaggi, si sono ridotti ad uno e mezzo). La ciotola (che ha fatto letteralmente impazzire la più piccola di noi) consisteva in riso integrale, patate dolci arrosto con acero e cocco, insalata agrodolce di barbabietola e cavolo rosso, cetrioli e cipolle sottaceto freschi e tofu al miso e sesamo…you name it.

First day we arrived in the city approax at 4PM, hungry and ravenous as we had only breakfast in our stomaches. After leaving our luggages in the apartment we rent through airbnb – that was SO nice and clean and had the best location we could ask for (5 minutes walk to Louvre and Les Halles forum) – we immediately searched for a place for satisfying those rumbling tummies. Our choice was Le Tricycle that, seeing it from outside, looks everything but a place where to eat. When you go inside, on the other way, you’ll be in the kitchen of the guys that owns the place and your going to choose between a vegan hot dogs (served in 4 different ways) or the bowl of the day. For us two it was the bowl of the day, for our man it clearly was an hot dog (actually 2, that between bites and “I want to taste it” exclamations quickly became one and a half). The bowl, that totally amaze the little of us, was filled with brown rice, maple and coconut roasted sweet potatoes, a sweet and sour beet and red cabbage salad, fresh quickly pickled onions and cucumbers and miso and sesame marinated tofu…you name it.

Dopo il nostro pranzo, abbiamo fatto un giro per acquistare un paio di cose indispensabili (acqua!!!) e qualcosa da sgranocchiare la sera e poi, con i telefoni scarichi/spenti per il freddo e, perciò, nessun accesso alle mappe, abbiamo tentato di tornare a casa per lasciare i pesi ed uscire nuovamente. Una volta arrivati però alla via dove si trovava il nostro appartamento, questo e tutti i locali attorno ad esso non c’erano più. Panico. Abbiamo girato intorno a quella strada (per capire se continuasse dal lato opposto) per la bellezza di due ore, ma niente da fare. Quando abbiamo finalmente trovato un parigino che parlasse inglese, siamo riusciti a farci indicare la strada (ancora oggi, non sapremmo dire cosa ci abbia impedito di trovarla/cosa ci abbia confuso tanto) e a tornare a casa. Consiglio: girate sempre con una batteria portatile per il vostro telefono, specie se avete un iPhone che, con il freddo, non fa altro che spegnersi costantemente. Nonostante la giornata fosse quasi finita e la nostra stanchezza post-viaggio alimentata dall’ansia di non riuscire più a tornare a casa di qualche ora prima, ci siamo rimessi sui nostri passi e abbiamo fatto un bel giro per il quartiere di Les Halles e poi siamo tornati a casa con la promessa di far sì che il secondo (e unico che avremmo avuto per intero) giorno fosse più produttivo.

After lunch, we walked through the neighborhood to buy essential stuff (water!!!) and something to snack on later on the evening and then, we our phones switched off because of cold/dead battery and so no access to maps, we tried to go back home for leaving the bags and go out again. Once arrived at the street where our apartment were supposed to be, this and all the shops around him where gone. Panic. We move around that street to see if, maybe, it continued on the opposite way for the beauty of two hours, but nothing to do. When, finally, we found a parisian who was able to speak english, we were able to understand where to go (still today, we don’t know how to explain what prevent us to find the apartment) and come back home. Tip: always have with yourself a portable battery charger in your bag, expecially if you have an iPhone that switches off all the time when it’s cold outside). Even though the day was almost finished and we were proved by the flight and the worry not to find home anymore, we went out again and had a nice walk through Les Halles. Then we come back home with the promise that the next day should have been more worthwhile.

Quindi: secondo giorno a Parigi. Ci siamo svegliati tutti piuttosto presto e ci siamo incamminati verso Le Marais. Qui, abbiamo fatto colazione da Wild & The Moon, locale vegano e gluten free. Innanzitutto, il locale è splendido, sicuramente il più bello in cui siamo stati nella nostra breve fuga parigina, e pieno di piante ovunque. Merita una visita già solo per il suo interno. Per la colazione potrete scegliere fra açai e smoothie bowl, frullati, granola raw, porridge, la loro personale versione della crema budwig, chia pudding, avo toast su pane crudo e una fetta dei loro invitanti dolci. Noi, visti i -4 gradi fuori, non ci siamo decisamente sentite di prendere un’açai bowl e, sebbene non particolarmente calde, abbiamo optato per qualcosa che ci riscaldasse di più: porridge con grani misti (miglio, saraceno, quinoa), chia pudding, una fett(on)a di banana bread e bevande calde. Nonostante non si trattasse di nulla di particolare (ma quanto saremmo volute tornare per pranzo per provare la loro focaccia senza glutine, l’insalata di alghe o una delle loro ciotole!) abbiamo davvero apprezzato quello che abbiamo mangiato, con una speciale menzione per il banana bread che l’uomo di casa ha amato molto e dei tartufini raw che ci hanno accompagnato durante la giornata per quando avevamo bisogno di energia extra.

So: second day in Paris. We woke up early and we walk to Le Marais. Here, we had breakfast at Wild & The Moon, a really beautiful gluten free and vegan place that needs to be visited just for how beautiful and full of plants is it. For breakfast you have a great choice between açai and smoothie bowls, porridge, raw granola, their personal version of the budwig cream, chia pudding, avo on raw bread or one of their beautiful desserts. As there were – 4 degrees outside and we totally do not feel like a cold (even if creamy and delicious) açai bowl or smoothie, we opted for something less cold (even though they weren’t that warm) so we ordered a mixed grain porridge, a chia pudding and a big slice of banana bread. They were sandard options, but all of them extremely good (expecially the banana bread that our man loved so much).

A pochi passi da Wild & The Moon, imperdibile le Marche des Enfants Rouges, dove potrete acquistare verdura biologica o mangiare cibo etnico. Noi, questa volta, siamo arrivate poco prima dell’apertura e, visto il poco tempo a disposizione, non siamo riuscite ad attendere la sua apertura. Conserviamo però il ricordo di cinque anni fa di un meraviglioso gazpacho mangiato in una sera d’estate…

Right in front of Wild & The Moon, you can’t miss le Marche des Enfants Rouges, where you can buy organic fruit and vegetables or eat ethnic food. We arrived first that it opened and, as we hadn’t much time, we weren’t able to wait to its open. However, we still preserve the memory of a wonderful gazpacho we ate on a summer evening…

Ci siamo poi dirette verso Montmartre, con la scusa di prendere qualcosa da bere al Café des deux Moulins, il famosissimo bar dove lavorava Amélie Poulain. Purtroppo, però, proprio nei giorni durante i quali abbiamo soggiornato a Parigi, il locale era chiuso per alcuni lavori, perciò non abbiamo potuto fare altro che sbirciare attraverso le sue finestre e scorgere una piccola fotografia di Audrey Tautou nei panni di Amélie appesa appena sopra il bancone.

Then, we went to Montmartre to take something hot to drink at Le Café des deux Moulins, the famous bar where Amélie Poulain used to work. Unfortunately, the bar was closed for works just in the days we stayed in Paris, so we couldn’t done much more than peek into his windows and see a small picture of Audrey Tautou in the guise of Amelie just right of the counter.

Abbiamo perciò proseguito la nostra passeggiata per Montmartre, girovagato per la piazzetta degli artisti (decisamente poco animata, visto il freddo) e raggiunto la basilica del Sacro Cuore dalla quale abbiamo potuto scorgere una grigia ma pur sempre mozzafiato visuale di Parigi.

So we continued our walk to Montmartre, wanded around the square of the artist (where there weren’t much people as it was very cold) and get to the basiliche du Sacré-Cœur. Here, we were able to see a gray but still oh so amazing landscape of Paris.

Per pranzo siamo state da PH7 EQUILIBRE un locale quasi interamente vegano (ad eccezione della torta di carote) e con diverse opzioni senza glutine. Lo staff è molto gentile e il locale coloratissimo. Il menù offre opzioni “standard” per gestire il proprio pasto, ma variano sempre le proposte. Per l’uomo di casa una grade zuppa di funghi con riso integrale alla curcuma, per la più grande di noi la cartelletta del giorno con diversi contorni, cotti e crudi e per la più piccola un piatto misto con cereali senza glutine, legumi e verdure cucinate in modo creativo. Una cucina semplice, ma genuinamente buona. Lasciatevi poi tentare, come ha saggiamente fatto la più grande di noi (alla quale, poi, è toccato dividere), dal “caffè rinforzato” ovvero un caffè servito con piccoli assaggi dei loro dolci vegani come la panna cotta al cocco, la mousse al cioccolato e aquafaba e il tartufino al cioccolato.

For lunch we ate at PH7 EQUILIBRE an almost entirely vegan bistrot (except for the carrot cake) and with a lot of gluten-free options. Staff is really kind and the place full of colors. Menù offers “standard” options to decide how to get your lunch but food change always. For our man, a big bowl of a mushroom soup with turmeric brown rice, for the oldest of us the quiche of the jour with a lot of different raw and cooked veggies and, for the young lady, a mixed place with gluten-free grains, beans and veggies cooked in a creative way. Don’t miss the “coffee with benefits” (coffee with different bites or their vegan desserts such as the coconut and pear panna cotta, the aquafina and chocolate mousse and the chocolate hazelnut truffle).

Subito dopo pranzo, ci siamo subito diretti verso il Louvre (che, chiaramente, abbiamo visitato solo esternamente, altrimenti non saremmo riusciti a fare altro), il museo d’Orsay e poi abbiamo passeggiato lungo la Senna fino ad arrivare alla Tour Eiffel.

Right after lunch, we immediately went to Louvre (that, clearly, we visited just from the outisde – otherwise we wouldn’t been able to do anything else), Orsay museum and we walked along the Seine until we arrived at the Eiffel tower.

Non possiamo spiegare l’emozione provata quando abbiamo iniziato a vedere la punta della tour Eiffel scintillare, così maestosa e brillante. Più ci avvicinavamo, più ci sembrava che non stesse accadendo realmente. È vero, non era la nostra prima volta a Parigi e non era la prima volta che la vedevamo, ma è stato come se lo fosse. Ci sono certe cose, nella vita, che non possono non emozionarti, non lasciarti senza fiato ogni volta come se fosse la prima. E la tour Eiffel è decisamente una di queste. Se aggiungete il fattore luci + notte, l’emozione non può che intensificarsi…

We can’t explain how much we were excited when we started seeing the top of the tour Eiffel shining, yet so big and bright. The closest we were to her, the most we thought it wasn’t really happening. It’s true, it wasn’t our first time in Paris or the first time we saw it, but it kinda was. There are things, in life, that can not move you, leaving you breathless every time like it’s the first. And the Tour Eiffel, she’s definitely one of these things. If you add the lights + dark sky factor, the feelings can just be more intense…

Ultima tappa della nostra passeggiata, non poteva che essere Notre Dame dove abbiamo scorto due topini (beh, poi così piccoli non erano) – magari si stavano dirigendo da Gusteau’s? – e, se solo le temperature non si fossero abbassate ancora, saremmo rimaste ore a goderci quello spettacolo di luci.

Last stop of our long walk couldn’t be anything else than Notre Dame, where we saw two (huge!) rats – maybe they were on their way to Gusteau’s? – and, if only hadn’t been so cold, we would have stayed hours just to admire that beauty.

Il mattino dopo abbiamo avuto giusto il tempo di una colazione/brunch estremamente veloce ad un Le Pain Quotidien ad appena cinque minuti dal nostro appartamento prima di prendere il bus per l’aeroporto.

Morning after, we just had the time of an extremely quick breakfast/brunch at a “Le Pain Quotidien” that was just 5 minutes walk from our apartment before taking that bus for the airport.

Qualcuno potrà chiedersi perché proprio una zucca spaghetti come ricetta simbolo del nostro viaggio a Parigi. Se ci conoscete, sapete che siamo solite portarci dai nostri viaggi tutti gli ingredienti più introvabili o che amiamo moltissimo e che qui non riusciamo a reperire. È stata la volta del rabarbaro una volta tornate da Bruxelles, le piantine di coriandolo da Amburgo e quella delle carote viola da Marsiglia. Stavolta, è toccato alla zucca spaghetti (insieme a due piccolissime zucche hokkaido e ad un paio di barbabietole colorate). Le abbiamo viste decantare così tanto sui blog stranieri che, una volta trovatecele sotto gli occhi, non abbiamo potuto non prenderle. E poiché, pur non immaginando di trovarle, ci eravamo subito innamorate delle zucche spaghetti ripiene di ceci che Laura aveva postato qualche settimana prima sul suo blog, una volta tornate a casa sapevamo già come le avremmo impiegate.

Somebody may could ask why is a stuffed spaghetti squash the symbol recipe of our trip to Paris. If you know us, you probably know that we usually come from our trips always with veggies as souvenir. It’s usually veggies that we don’t usually find here in Sicily: three years ago we came back from Bruxelles with a bunch on rhubarb, then from Marseille with some purple carrots and from Hamburg, two years ago, with a small plant of cilantro. This time, it was a spaghetti squash( + two tiny Hokkaido squashes and a few rainbow beets). As we saw them everywhere on the international blogs we follow, when we noticed them on the counter of an organic supermarket, we knew we had to take them. We immediately remembered of some amazing stuffed spaghetti squash Laura posted a few weeks ago and, once come back home, we blend cashew butter and arugula, warmed some home cooked chickpeas and baked the spaghetti squash et voilà: tasty lunch was served!

ZUCCA SPAGHETTI RIPIENA DI CECI CON SALSA DI ANACARDI E RUCOLA
da questa ricetta di Laura Wright di The First Mess
Vegan, Gluten free, Grain free
PORZIONI: 2

Ingredienti:
1 zucca spaghetti media (da circa 1kg)
250g di ceci cotti
120g di acqua
80g di burro di anacardi
45g di rucola
2 piccoli spicchi d’aglio
1 cipollotto
2 cucchiai di succo di limone
1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva
1/2 cucchiaino di tamari
1/2 cucchiaino di scorza di limone
sale rosa dell’himalaya
pepe nero

Procedimento:
Preriscalda il forno a 210°C. Taglia a metà la zucca, condiscila con mezzo cucchiaio d’olio e una buona presa di sale e arrostiscila in forno per circa 45 minuti.

Nel frattempo, prepara la salsa frullando insieme il burro di anacardi, la rucola, l’acqua, l’aglio, 1 cucchiaio di succo di limone, la tamari, la scorza di limone sale e pepe finché otterrai una crema liscia. Versala in un barattolo e conservala in frigo fino al momento di servire.

Scalda il restante olio in una casseruola con il cipollotto e lascia insaporire per 3 minuti. Aggiungi i ceci e insaporisci con sale e pepe. Quando i ceci saranno caldi, aggiungi il restante cucchiaio di succo di limone e spegni la fiamma.

Quando la zucca sarà pronta, elimina i semi, metti ciascuna metà su un piatto e scavala leggermente con una forchetta, così da far fuoriuscire  degli “spaghetti”.

Distribuisci i ceci dentro ciascuna metà di zucca, condisci con un po’ della salsa e decora con ancora qualche foglia di rucola fresca.

STUFFED SPAGHETTI SQUASH WITH CHICKPEAS AND CASHEW ARUGULA SAUCE
from this recipe by Laura Wright, The First Mess
Vegan, Gluten free, Grain free
SERVES: 2

Ingredienti:
1 medium spaghetti squash (about 1kg)
250g cooked chickpeas
120g water
80g cashew butter
45g arugula
2 cloves of garlic
1 shallot
2 tbsp lemon juice
1 tbsp extravirgin olive oil
1/2 tsp tamari
1/2 tsp lemon zest
pink himalayan salt
black pepper

Method:
Preheat oven to 210°C. Cut in half the squash, season with half a tbsp of olive oil and a good pinch of salt and roast it in the oven for about 45 minutes.

In the meantime, make the sauce: blend together cashew butter, arugula, water, garlic, 1 tbsp lemon juice, tamari, lemon zest, salt and pepper until you get a creamy sauce. Store in the fridge.

Heat the rest of the olive oil in a pan with the shallot and cook for 3 minutes. Add the chickpeas and season with salt and pepper. When chickpeas are going to be warmed, add the rest of the lemon juice and turn the flame off.

When spaghetti squash is going to be ready, remove the seed, put every half in a plate and pull out some strands of spaghetti.

Divide the chickpeas between squash halves, season with some good tbsp of the sauce and garnish with some arugula leaves. Serve.

 

Marta e Mimma

11 Comments

  1. Rispondi

    zia consu

    10 febbraio 2017

    Non avete idea di quanto ho cercato questa varietà di zucca, proprio x provare un piatto simile a questo…mi godo le vostre foto e spero un giorno di tornare da un mio viaggio con un bottino così ricco ^_^
    Buon we <3

  2. Rispondi

    ChIara

    11 febbraio 2017

    le meravigliose foto mi hanno messo voglia di ritornare a Parigi, ci sono cose che non conosco nonostante ci sia già stata, è una città nella quale bisognerebbe soggiornare almeno un mese all’anno in appartamento, così da viverla non come turisti ma come parigini(almeno acquisiti)…Un bacione

  3. Rispondi

    Peanut

    11 febbraio 2017

    Allora, vediamo da dove partire. Aspettavo questo post con particolare ansia perchè mi aspettavo che avrei rivissuto, guardando le vostre foto, un po’ della magia provata a Parigi un anno e mezzo fa. Onestamente come voi la prima volta non mi sono innamorata perdutamente della città come mi è successo per Anversa o Bruges, o almeno non pensavo, finchè non ho rivisto molti dei posti visitati (ho riconosciuto persino la strada della prima foto, quella con la scritta fuori sul muro, a cui anch’io ho scattato una foto!) e sono stata travolta da un’ondata di nostalgia e una voglia di tornare per visitare i luoghi che mi mancano, rivedere quelli che mi hanno lasciato qualcosa e dare a Parigi una seconda possibilià di rubarmi il cuore. Ecco, l’unica accortezza perchè questo accada è sicuramente non andare quando ci sono -6 gradi! :D
    Io alloggiavo nel Marais quando sono andata e quel Wild and the moon non l’avevo trovato! MI sarebbe piaciuto da matti! In compenso avevo mangiato un buonissimo cheeseburger (anche gluten free!) che l’uomo di casa avrebbe sicuramente apprezzato:D
    Anche a me piacerebbe partire più spesso, anche per pochi giorni, ma ecco, un giorno e mezzo credo proprio che non mi basterebbe, farei appena a tempo ad accorgermi di essere via che già verrebbe il momento di ripartire.
    Menzione ultima per il “trofeo” speciale che siete riuscite a portare a casa! Quante spaghetti squash ho visto in giro, fantasticando sul loro sapore e immaginando la curiosa sensazione di arrotolare attorno alla forchetta degli spaghetti..di zucca. Che figata supersonica!:D

    Comunque sapere che il mio prossimo viaggio sarà con Marta mi fa proprio venire il buon umore!:P

  4. Rispondi

    Ely

    11 febbraio 2017

    Aspettavo il vostro reportage, adoro la Francia e Parigi ma purtroppo non ci sono mai stata e voi cone le vostre foto mi avete fatto sognare! Che bei colori questo piatto, ma sapete che qui a Lecco la zucca spaghetti non l’ho mai trovata? Un bacione

  5. Rispondi

    Paola

    12 febbraio 2017

    Parigi l’ho vista una sola volta, accompagnata da una persona che avrebbe fatto bene a stare a casa, ma nonostante questo me ne sono innamorata (ancora più di quanto non lo fossi già alla partenza). Ne ho amato ogni angolo, i profumi delle boulangerie e quello delle patisserie, i musei e i vetri colorati di Saint Chapelle, i parchi e la pace che se ne respirava. Ho amato Montemartre e le viuzze che si diramavano dalla piazzetta degli artisti, i suoi tetti e le finestre. Insomma, Parigi è la mia città, quella che adoro, da sempre, quella in cui mi ci trasferirei anche domani. E chissà un giorno non lo faccia davvero. Intanto l’ho ammirata nei vostri scatti, nelle vostre parole e nei suggerimenti.. adesso bisognerà provare a cercare questa zucca spaghetti qui :) Chissà che non si nasconda in qualche angolino francese ;)

  6. Rispondi

    Silvia Brisi

    13 febbraio 2017

    Io ho vissuto 6 mesi a Parigi, per studio, sono partita super entusiasta ma sono tornata con un’ idea un po’ diversa da quella romantica che avevo all’ inizio e che mi ero fatta nelle precedenti vacanze parigine, la città è splendida ma viverci non mi ha entusiasmato, soprattutto ho trovato molta ostilità verso gli italiani da parte dei nativi, insomma, ci vorrei tornare ma c’è sempre qualche meta che le passa avanti!! Però è innegabile, è una delle città più belle che abbia mai visto!! Speciale la vostra zucca, mi ispira tantissimo, so già che la mangerei da sola ma la prossima volta che accendo il forno me la cucino!!
    Buon inizio settimana!!

  7. Rispondi

    saltandoinpadella

    20 febbraio 2017

    Parigi è una città favolosa, io ne sono profondamente innamorata. E’ così romantica ;-)
    Avete fatto davvero delle foto meravigliose, che ne descrivono stupendamente l’anima e l’atmosfera. Mi hanno fatto venire la voglia di tornare al più presto.
    Non avevo mai visto questo tipo di zucca, mi piace l’idea di usarla come contenitore per un’insalata. Un pranzetto così mi renderebbe davvero felice

  8. Rispondi

    Francesca Quaglia

    2 marzo 2017

    quanto è bella Parigi, eh? <3 E, vi dirò, vorrei proprio tornarci per la quinta volta…Quanto alla zucca spaghetti l'ho provata: un negozietto di Asti è incredibilmente riuscito a farmela trovare, ma sinceramente sono rimasta delusa…Io che adoro la zucca ho sentito parecchio la mancanza del sapore castagnoso e anche tutti 'sti spaghetti alla fin fine mi hanno un po' stufato… Cmq divertente da provare :)

  9. Rispondi

    Serena

    3 marzo 2017

    I vostri resoconti di viaggio mi piacciono tantissimo, ma questa volta il bottino che avete riportato a casa da Parigi mi ha fatto sorridere, perchè è una delle specialità che il nostro agricoltore di fiducia ci consegna con orgoglio nella nostra cassetta settimanale…. e io non so mai cosa farne….. Quindi, dopo aver letto la ricetta, ho tirato fuori la zucca che stazionava da mesi in cantina e l’ho cucinata per la cena di ieri sera. Devo dire che ero comunque scettica, il sapore di questa zucca non mi ha mai entusiasmata, anzi qualche volta confesso di averla gettata dopo averla cucinata, ma questa volta è andata benissimo, è piaciuta tantissimo a tutta la famiglia ed ora mi tocca aspettare fino al prossimo autunno per riprovare! Grazie!!

    • Rispondi

      Marta e Mimma

      3 marzo 2017

      ciao Serena! innanzitutto: grazie mille per il tuo apprezzamento sui nostri diari di viaggio, sono una piccola rubrica del blog alla quale teniamo tantissimo! In secondo luogo, siamo veramente contente che tu abbia provato la ricetta e che ti sia piaciuta! Proponiamo uno scambio equo: tu ci fai conoscere il tuo agricoltore di fiducia così da poterci rifornire di zucca spaghetti e noi, in cambio, promettiamo di sfornare nuove ricette deliziose con questa. Dici che si può fare? ;-)

      • Rispondi

        Serena

        6 marzo 2017

        Il mio agricoltore di fiducia si può trovare sulla pagina facebook Mater Naturae Azienda Agricola Biologica, è solo contento se gli faccio un po’ di pubblicità, ma siamo un po’ lontani da Palermo… forse dovreste cercare nella vostra zona un agricoltore giovane, attento al recupero dei semi antichi e vicino ai gruppi d’acquisto. Penso che con un po’ pazienza e di fortuna troverete le zucche spaghetti anche in Sicilia!!

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