Croccante ai semi di sesamo // Sesame brittle

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(English version below) Abbiamo stilato una lista estremamente lunga di ricette che vorremmo proporre qui sul blog entro il Natale (o quanto meno Capodanno) per delle festività vegane, salutari ma decisamente golose. Visti però i nostri ritmi e i nostri tempi di pubblicazione – promettiamo, però, di essere definitivamente tornate o sulla strada per riprendere in mano questo spazio -, probabilmente saremo in grado di proporvi soltanto un quinto delle venti e passa idee che ci sono venute in mente. Possiamo però dire di star lavorando ad una versione  vegetale, non raffinata e totalmente di farro del panettone, perciò tenete i vostri lieviti madre ben rinfrescati e attivi. Fra lievitati dolci, caldi e confortevoli pasti salati e immancabili biscotti (che Natale sarebbe senza delle intense sessioni di infornate?), non possono mancare gli snack da impacchettare e regalare a parenti e amici. Perciò eccolo, il nostro croccante al sesamo.

Una delle cose delle quali siamo sempre state molto ghiotte e che costituivano principalmente le nostre “merendine industriali”, era proprio il croccante al sesamo e, sebbene l’idea di farlo in casa ci abbia sempre stuzzicato, non ci siamo mai messe all’opera – vedi voce: pigrizia. Quest’anno ci siamo finalmente decise a sperimentare e, dopo un paio di tentativi per capire come ottenere il miglior risultato, siamo finalmente arrivate a quella che, per noi, è la ricetta perfetta.

Gli ingredienti sono poco costosi e ridotti al minimo – sono quattro, per la precisione: semi di sesamo bianco e nero (ma se non trovate quest’ultimo, andate soltanto di semi di sesamo bianco, il risultato sarà identico), sciroppo di riso e un pizzico di sale, che eleva sempre tutti i sapori. Fine. Perché d’altronde, less is more. O no? (altro…)

Cake marmorizzato alla zucca // Marble pumpkin bread (v + gf)

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(English version below) Quando ero più piccola, uno dei dolci che più detestavo – e che, chiaramente, la mamma preparava sempre – era la torta marmorizzata. Allo stesso tempo, però, ero una di quelle bambine che, anche se non amava qualcosa, lo teneva per se per paura che qualcuno potesse rimanerci male. Così, come finivo per farmi comprare e indossare scarpe che non mi piacevano senza dire nulla perché non volevo dire alla commessa che, sinceramente, le trovavo davvero brutte, così continuavo a mangiare la torta marmorizzata che mia madre preparava tanto volentieri e tanto spesso.

Ultimamente, stiamo amando le zucche più del solito (e, in realtà, più di sempre): in particolare, adoriamo quelle dalla polpa dura, dolce e piuttosto densa come la kabocha (mantovana), la red kuri o la hokkaido. Ci piacciono al vapore o arrostite e, onestamente, io le amo talmente tanto da mangiarle senza neanche un po’ di sale (anche se un pizzico di sale rende sempre tutto migliore).

Poiché abbiamo una quantità industriale di zucche a casa, per non farle andare a male, abbiamo subito pensato ad un dolce. E, tenendo conto dell’unica prerogativa che la più grande di noi aveva posto – “ci deve essere del cioccolato o del cacao, i dolci alla zucca mi piacciono soltanto se accoppiati al cioccolato” – la prima idea che ci è balzata per la testa è stata quella della torta marmorizzata. Il sapore ricorda davvero tanto quello della torta di cui parlavamo su ma, a differenza di quella, persino io – la stessa che non sopportava le torte marmorizzate e che, quando si preparano dolci, ne mangia una fetta e stop – l’ho adorata talmente tanto da mangiarne tre fette (erano davvero molto sottili, lo giuro!) di fila una domenica sera.

Il cake marmorizzato alla zucca rientra decisamente tra i nostri “mai più senza”: è vegano e senza glutine (utilizzando della farina d’avena che abbia la certificazione gluten free), naturalmente dolcificata con sciroppo d’acero. Contiene anche una manciata di nocciole e la scorza di un’arancia, che rendono il tutto ancora più classificabile come comfort food e poi insomma…stiamo parlando di zucca e cioccolato! Un’accoppiata che mai può fallire. (altro…)

Frittata vegana di ceci e funghi per Taste & More 23 // Vegan chickpea + mushroom frittata

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(English version below) Una delle cose che ci piace più preparare quando sappiamo di avere poco tempo per cucinare è questa “frittata” a base di farina di ceci: bisogna soltanto mescolare un paio di ingredienti in una ciotola, lasciar riposare il composto per un paio d’ore (giusto il tempo di rendere i ceci più digeribili) e poi dimenticarsela in forno per mezzoretta. È buonissima sia ancora tipica che mangiata fredda. È una ricetta piuttosto classica, molto simile a quella della farinata, ma a differenza di questa è più spessa e ‘cicciotta’ e ci piace giocare con i sapori e renderla ancora più gustosa con del lievito alimentare (se pensate che abbia a che fare con il tipico lievito da panificazione, siete sulla strada sbagliata! Si tratta di lievito disattivato, dal sapore intenso e “formaggioso” e dall’elevato contenuto di proteine) e, in questo caso, con una bella manciata di funghi saltati in padella con tante erbe. Per quanto riguarda i funghi, abbiamo deciso di utilizzare una delle nostre varietà preferite che ci lascia sempre molto soddisfatte: si tratta di quelli che qui vengono chiamati “funghi di ferla“, una varietà di pleurotus dalla consistenza meravigliosa ed estremamente carnosa. Questa e altre splendide frittate, tisane, antipasti natalizi e molto ancora vi aspettano sul nuovo numero di Taste & More. (altro…)

Barrette all’amaranto soffiato e tahini // Puffed amaranth + tahini bars

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Adesso, non sappiamo come funzioni da voi, ma qui conciliare qualcosa che corrisponda esattamente alle richiese di tutti i membri della casa (talvolta, gatto compreso) non è esattamente facile. Ciascuno ha le sue pretese e se, quantomeno, i nostri gusti sono piuttosto simili e siamo aperte ad una cucina non troppo tradizionale, con l’uomo di casa non funziona così ed ingegnarci a portare a tavola un piatto che possa soddisfarci tutti e che non comprenda l’infinita lista di cibi che non ha intenzione di sforzarsi a mangiare – che volete, i maschi… – spesso diventa complicato. No al cavolfiore, alle patate dolci, alla zucca, alle barbabietole (ed in generale, a tutta la verdura dolce), no al pepe su certi piatti (questa, poi…), no alle biete, no alla combo dolce/salato, generalmente no alla curcuma, al cocco, al curry…insomma, a volte diventa davvero difficile capire cosa si può cucinare e cosa no. Per fortuna, il problema non si pone quando si tratta di dolci. Quelli accontentano davvero tutti (persino la più piccola di noi, che di dolci ne mangia davvero pochi ma, quando lo fa, esige siano impeccabili), purché rispettino una serie di regole sulle quali tutti siamo concordi: decisamente non troppo dolci, non pesanti o troppo grassi, integrali ed equilibrati nei sapori. Eccoci dunque con queste barrette a base di datteri e tahin – ed una leggera glassa di cioccolato crudo perché non può esistere un dolce al tahin senza cioccolato. All’interno amaranto soffiato, quello della meravigliosa scatola di farine e cereali integrali inviatoci qualche settimana fa da Molino Rossetto, semi di zucca per il fattore crunch e una manciata di bacche di goji che non fanno mai male. Così, prima delle mille cose da fare e le nostre lezioni di yoga e pilates, afferriamo una di queste e siamo pronte per partire. (altro…)

Insalata di kale viola, mirtilli e melanzane // Purple kale, blueberry and eggplant salad

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(English post below) Lo sapete, siamo leggermente ossessionate dalle insalate – quelle nutrienti e sazianti! – e siamo sempre alla ricerca di nuove e deliziose. È la nostra prima scelta su tutto, che si tratti dello scegliere un piatto sulla carta di un ristorante o di qualcosa da preparare con un ingrediente particolare. Quando infatti siamo riuscite a recuperare del cavolo riccio viola al punto Naturasì dal quale ci riforniamo abitualmente (un grazie enorme va a Barbara per la soffiata!), sebbene fosse nel sapore praticamente identico a quello del kale classico, siamo rimaste talmente affascinate dal suo aspetto e dalle venature violacee delle sue foglie che dovevamo decisamente immortalarlo e presentarvelo in una nuova salsa – che questo sta diventando un po’ il blog del kale e delle insalate.. -. Ci siamo immediatamente ricordate dell’insalata pubblicata un paio di settimane fa da Luise e David di Green Kitchen Stories e del loro entusiasmo nel rendere quanto più viola possibile questa insalata. Purtroppo avevamo finito le nostre amate lenticchie nere beluga (della quale teniamo sempre una buona perché velocissime da cuocere), quindi abbiamo optato per delle lenticchie di puy che hanno egregiamente svolto il loro ruolo, mantenendo la loro forma ed essendo cotte al dente. Abbiamo anche sostituito le more con dei mirtilli perché era tutto ciò che avevamo per le mani e le biete con il nostro mix preferito di verdure a foglia verde. Paradossalmente abbiamo lasciato fuori anche il nostro amato avocado perché abbiamo ritenuto che l’insalata fosse già tanto buona da non aver bisogno d’altro. Punti forti che non potevano assolutamente essere cambiati, invece, sono state le cipolle e le melanzane – per noi, le splendide melanzane dell’orto dei nonni -, speziate e cotte al forno, le nocciole e, chiaramente, il cavolo riccio viola. Sebbene l’insalata sia già spettacolare di suo, vi consigliamo caldamente di servirla insieme ad una buona porzione di hummus cremoso (variante vegana alla feta suggerita sempre da Luise e David) e fidatevi: porterà il piatto a tutt’altro livello.  (altro…)

Insalata di zucca arrostita con za’atar e dressing ai datteri di Anna // Anna’s roasted squash + za’atar spices

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Se ci conoscete (e, soprattutto, se conoscete la più piccola di noi), saprete bene che abbiamo una piccola ossessione quando si tratta di libri di cucina. Nel giro delle ultime due o tre settimane, poi, causa “ho bisogno di ispirazione” questa si è vista crescere in modo esponenziale, costringendoci a lasciare un bel po’ di volumi fuori dai cinque grandi scaffali occupati interamente da ricettari. Tra questi, ‘a modern way to eat’ di Anna Jones è uno di quelli che ha il suo posto fisso ed ai quali siamo più affezionate. Già più di un anno fa abbiamo acquistato la versione inglese (così come abbiamo fatto, successivamente, per il suo secondo libro), della quale ci siamo follemente innamorate. È una cucina casalinga e, allo stesso tempo, raffinata e sfiziosa. Semplice ma mai banale, decisamente sorprendente. Dopo averlo sfogliato infinite volte, abbiamo iniziato ad incollare post-it un po’ ovunque, per segnare le ricette da provare assolutamente, dall’insalata di mais abbrustolito, kale e patate dolci alla zuppa di cardamomo e anice stellato con zucca invernale, dal rotolo alle arachidi della california ai rotolini ai fichi ed earl grey. La scelta per il post di oggi, alla fine, è ricaduta su questa insalata dal gusto agrodolce. Avevamo una bellissima zucca gialla quintale (ammettiamo di aver dovuto cercare su internet per scoprire il nome di questa zucca…ci sorprende sempre vedere quante infinite varietà di questo ortaggio possano esistere!) e, sebbene Anna suggerisse di usare una zucca violina, ci siamo dette che l’insalata sarebbe stata ugualmente straordinaria…e così è stato! Adoriamo come la dolcezza della zucca venga unita al sapore forte e amaro di radicchio e semi di finocchio, e bilanciata sapientemente dalla freschezza della menta e da una vinagrette agrodolce di aceto balsamico – noi abbiamo usato quello bianco – e datteri. Non sentitevi scoraggiati e non lesinate nel condire l’insalata per il fatto che zucca e datteri siano due elementi dolci e per la paura che possano risultare stucchevoli: vi promettiamo che non lo sarà, e parliamo da persone che non hanno decisamente una propensione a gusti molto dolci. Adesso, forse vi chiederete: perché pubblicare solo adesso una recensione tanto piena d’amore per un libro già uscito nel 2014? Semplice: perché adesso (precisamente, dal 20 ottobre), se non lo conoscevate o non siete pratici con l’inglese, lo potete acquistare tranquillamente in libreria, tradotto in italiano ed edito da Eifis. Vi assicuriamo che sarà uno di quei libri dei quali non potrete più fare a meno! (altro…)

Chips di cavolo riccio // Cheesy vegan kale chips

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(English version below) Non siamo esattamente il tipo di ragazze da patatina e decisamente meno da popcorn. Ma le chips di cavolo riccio cambiano decisamente le carte in tavola. La prima volta che le abbiamo assaggiate è stato un po’ meno di due anni fa, quando sembrava impossibile trovarle – non che adesso, qui in Italia, la situazione sia cambiata molto – e l’unico modo per potersene gustare un pacchetto era ordinarle da internet, e ne siamo completamente andate pazze. Una volta appurato che ci piacevano, troppo e in qualsiasi gusto – persino quelle dolci al cioccolato -, è diventata, come al solito, una sfida al cercare di riprodurle in casa per ottenere quella perfetta consistenza e il gusto ‘formaggioso’ senza dover spendere troppi soldi. L’anno scorso abbiamo fatto un paio di tentativi limitandoci a condire il cavolo riccio con sale, limone e olio extravergine d’oliva: abbiamo provato sia ad essiccarle, così da mantenerle crude, sia ad infornarle, ma in entrambi i casi, seppur deliziosi, persisteva il difetto più importante: la consistenza. Sebbene, infatti, appena uscite dal forno o dall’essiccatore le nostre chips di kale erano decisamente buone seppur al naturale, una volta raffreddatosi sono diventate decisamente mollicce. Quest’anno, cominciata nuovamente la stagione di cavolo nero e cavolo riccio e grazie ad un inaspettata tornata di cavolo riccio sulla quali, ultimamente, riusciamo a mettere su le mani, abbiamo deciso di riprovarci ed imitare in tutto e per tutto il condimento di quelle che ci avevano conquistato. Anacardi ammollati, frullati con un po’ d’acqua fino ad ottenere una salsina cremosa e origano, paprika affumicata e lievito alimentare in scaglie per insaporire e conferire quel sapore “formaggioso”. Possiamo assicurarvelo: sono talmente deliziose e croccanti (e affatto mollicce!) da poter finire l’intera tornata in una serata. Mangiare la propria porzione di verdure a foglia verde scuro non è mai stato tanto esaltante! (altro…)

Daal di lenticchie rosse con mandorle salate // Red lentil + salted almonds daal

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(English version below) Dal nostro viaggio a Copenhagen siamo tornate con tanta voglia di esplorare tutta la penisola scandinava e circa 10kg in più…in valigia. La bilancia infatti non ci ha fatto alcun brutto scherzo (che fra tutto quel camminare, andare in bici e trasportare valige estremamente pesanti sarebbe stato piuttosto difficile), ma non possiamo negare di aver temuto che fossero proprio i nostri stessi bagagli a farcene uno ancor più brutto in aeroporto. Per fortuna, tutto è filato liscio e siamo riuscite a riportare a casa il nostro piccolo patrimonio. Tra piatti, ciotole, tazze, posate e un’incredibile varietà di tè (siamo soltanto noi a credere che si trovi molta più varietà e che spesso sia anche più buono il tè all’estero?), non potevamo non portarci dietro anche due splendidi ricettari, fra i quali quello di Grœd. Se avete letto il post sulla nostra vacanza danese, forse vi ricorderete di quanto abbiamo elogiato questo posto (d’altronde, eravamo partite già con la certezza che lo avremmo adorato), tanto da fare in modo che la nostra prima ed ultima colazione, per iniziare e finire con il piede giusto, fossero inevitabilmente a base di porridge. Grœd, infatti, è un locale che serve porridge e un’infinita varietà di cerali risottati, e il libro non potrebbe essere diverso. Tra le infinite e decisamente eccitanti e gustose alternative che ci si sono prospettate, una fra tutte, sin dal primo istante, è stata la prescelta. Adesso, è vero, quella del daal è una ricetta piuttosto semplice e conosciuta, ma c’è un motivo se noi abbiamo deciso di preparare proprio questa: è da quando lo abbiamo visto segnato nel loro menu a Copenhagen che lo abbiamo desiderato e, poiché la voglia di provare diversi locali era tanta e il daal non è esattamente una di quelle cose che desideri mangiare per colazione, abbiamo dovuto rimandare fino al nostro ritorno a casa. (altro…)

Quinoa con cavolo nero marinato e hummus di barbabietola // quinoa with marinated kale + beetroot hummus

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(English version below) La settimana scorsa ci siamo trovate a saltellare freneticamente per i corridoi del Naturasì senza poterci fermare. Il motivo? Il cavolo riccio, chiaro. Se abitate in Italia e siete dei foodblogger (o semplicemente salutisti o appassionati di cibo), sapete bene quanto sia quasi impossibile riuscire a trovarlo. Il suo cugino toscano, il cavolo nero, svolge egregiamente il suo ruolo senza farne sentire la mancanza (che sia quella nutrizionale o puramente legata al gusto), ma niente batte il fascino di qualcosa quasi impossibile da trovare. Quindi, dopo l’euforia iniziale e gli esatti 1,089 kg infilati compulsivamente dentro un sacchetto, un nuovo libro arrivato da poco nella buca della posta ci è venuto incontro. Partiamo dalla ricetta, che ci è stata decisamente d’aiuto in una sera in cui, tornate stanche ed affamate dopo la nostra lezione di pilates e con soltanto della quinoa cotta in precedenza, quel kilo di kale e pochi altri ingredienti, siamo riuscite ad assemblare un piatto delizioso e nutriente in meno di 15 minuti – che vediamo bene anche per una colazione salata. Ci è bastato, infatti, sostituire la quinoa ad il riso rosso previsto dalla ricetta, frullare velocemente dei ceci con delle barbabietolemassaggiare il kale per riuscire a quietare le nostre pance brontolanti. Quanto al libro, 26grains è il manoscritto della proprietaria dell’omonimo locale a Londra del quale, durante la nostra piccola tappa di 3 giorni e mezzo nella città, ci siamo talmente tanto innamorate da tornarci due mattine di seguito, ed è salito velocemente in cima alla lista dei nostri ricettari preferiti. Oltre alle foto splendide, pure ed essenziali, il libro è pieno di spunti ed ispirazione, piatti deliziosi che fanno l’occhiolino all’approccio fresco, “nudo” ed integrale della cucina danese. (altro…)

Porri al vapore con crema di anacardi al sommacco per TASTE&MORE N.22 // Steamed leeks with sumac cashew cream

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(English version below) Siamo davvero contente di poter condividere qui la nostra prima collaborazione con la rivista online Taste&More. Come prima ricetta, abbiamo pensato a qualcosa di semplice ma davvero buono che permettesse di esaltare dei porri cotti nel più facile e quasi scontato dei modi e che altrimenti risulterebbero un po’ tristi e privi di personalità con una crema leggermente acidula – grazie a senape e succo di limone – a base di anacardi. È una ricetta alla quale lavoravamo da un po’, e averla potuta ultimare per Taste&More è stato sinceramente appagante! In questo numero – fantastico e ben elaborato, come sempre -, oltre ai nostri porri, troverete un sacco di spunti per cucinare con le cipolle, millefoglie dolci e salate (tra cui la nostra con sfoglie di ceci e “ricotta” di mandorle!), torte golose e molto altro. Quindi che aspettate? Sfogliatelo subito! (altro…)